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Eurovision Song Contest 2020 ANNULLATO

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La TV dei primi anni Sessanta

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di Alberto Salerno

Ultimamente, terribilmente annoiato dalla proposta televisiva in generale, mi sono deciso a dare un’occhiata più approfondita a Raiplay.

Comodamente seduto sul divano del mio soggiorno, ho cominciato a navigare sulle varie proposte (devo dire davvero tantissime), per sentirmi nostalgicamente attratto da “I Favolosi” che sono i programmi di maggior successo dell’ente pubblico.

Fra le cose che il Menù offre, ho scelto di vedere qualche puntata di “Studio Uno“, il mitico varierà che ebbe un successo clamoroso negli anni ’60, fino a diventare una colonna portante del palinsesto, e a proposito del quale la Rai ha realizzato di recente una fiction, a dire il vero non proprio ben riuscita.

Ho visto tre puntate del 1962… fra i protagonisti fissi c’era gente che allora riempiva le pagine delle riviste di cronaca rosa: Zizi Jeanmarie, Walter Chiari, Don Lurio, il corpo di ballo delle Bluebells e il Quartetto Cetra.

tv

A parte certe ingenuità tecniche, gli applausi del finto pubblico, che non si vede mai e le scenografie un po’ alla “viva il parroco”, la trasmissione esprimeva la serenità che animava la società di allora, cosa che mi ha procurato un leggero dolore e anche un po’ di rimpianto.

Era una TV rassicurante e “morbidosa”, era la TV che volevano gli italiani, fatta per gli italiani, e che gli italiani amavano.
Mi ha emozionato vedere Celentano cantare “Pregherò”, le prime interpretazioni del Quartetto Cetra nella “Biblioteca di Studio Uno” e i famosi monologhi di Walter Chiari.

Se avete voglia di passare un po’ del vostro tempo facendo un tuffo nel passato, vi garantisco che non ve ne pentirete.

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