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giovedì, Luglio 16, 2020

JAMES BLUNT: fuori la digital deluxe dell’album “Once Upon A Mind”

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Dalla Food Tv ai Branded Content – E intanto Cracco lascia “Master Chef”

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di Roberto Manfredi


Spegni la tv, si mangia!
era una frase che un tempo si sentiva spesso a ora di cena. Sembra che presto tornerà di moda. Il motivo è molto semplice. La Food Tv sta arrivando alla frutta.

Carlo Cracco, l’ha capito prima di tutti, e nonostante continui a condurre “Hell’s Kitchen”, dove comunque è l’unico protagonista, lascia “Master Chef” per aprire un nuovo ristorante a Milano, addirittura in Galleria, dove gli affitti sono più alti del grattacielo Unicredit. Suo nuovo socio è Lapo, noto buongustaio e uomo dal palato eccentrico. Sembra che qualcuno abbia già prenotato per l’inaugurazione. Da fonti in nostro possesso, sembra che la primissima cliente sia Conchita Wurst, che peraltro ha la stessa barba di Cracco.

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Tornando alla tv, sappiamo bene che serve soprattutto a tavola. Sono ormai dieci anni e più che ogni rete televisiva nazionale, dalle generaliste alle regionali, trasmette ogni giorno un programma di cucina. Non sto qui a elencarli tutti perché vi verrebbe voglia di digiunare per oltre un mese, ma certo la food tv ha dato da mangiare a molti personaggi che senza ricette, avrebbero avuto minor fortuna, partendo dalla Clerici, a Benedetta Parodi (i cui libri hanno venduto più di quelli di Saviano), fino ai numerosi concorrenti dei talent show gastronomici.

Dopo questa grande “abbuffata” mediatica, sembra però che la food tv interessi molto meno. Come al solito i primi segnali arrivano dall’estero. Gli ascolti calano, tranne quelli dei brand più solidi, come per l’appunto “Master Chef” e pochi altri. Il fatto è che la cucina in tv, pur in continua evoluzione, prima o poi è destinata a esaurire il suo “appeal”. Dopo aver visto tutti i ristoranti possibili, dai stellati a quelli da incubo, lo street food in tutte le salse, i cuochi “unti e bisunti”, le gare a “rischio diabetico” di adulti e bambini che preparano ogni tipo di torta o dolce di vecchia o futura invenzione, cos’altro potremmo vedere di nuovo?

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Certo, mi è capitato di vedere persino dei format in cui si mostravano cibi estremi disgustosi, come cavallette fritte, insetti bavosi, occhi, code, cervelli, cuori, ossa tritate di animali allucinanti, insomma tutta roba più nociva di un comune olio di palma. Ho visto persino ricette assai improbabili, spacciate per piatti gourmet, come il coniglio con le cozze, le rane alla panna, le lumache al pompelmo e via col disgusto. Abbiamo assistito anche alla nascita del veganesimo estremo, con chef che chiedevano scusa ai semi di papavero prima di tritarli. Insomma abbiamo visto così tanto cibo da farci credere che la fame nel mondo sia una bufala da web.

Ora si sta avvicinando il tempo delle diete, perlomeno quelle televisive. Ci chiediamo quindi quale sarà il prossimo filone tematico che sostituirà la food tv? Un buon metodo, sempre utile, è quello di studiare i broadcast americani.

L’intrattenimento regna incontrastato, ma “udite udite” vanno in onda anche programmi di una certa utilità sociale, i cosiddetti format tutorial dove ti insegnano a riciclare oggetti, utensili, materiali destinati alle discariche, o come rendere più sicura la tua casa, dal punto di vista della sicurezza generale o strettamente ambientale. Sono tutti prodotti audiovisivi prestati alla tv, che generalmente utilizzano le aziende come video di formazione professionale.

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Ora si chiamano “branded content” e vanno di moda per varie ragioni. Le aziende hanno bisogno di veicolare nuovi contenuti e mostrare il cosiddetto vissuto dei loro prodotti, vale a dire come gli utenti li usano nella loro vita reale, per stimolare l’affezione del telespettatore. L’angoletto delle telepromozioni, con il prodotto. inutilizzato, presentato dal testimonial- venditore è roba destinata a sparire. L’altro motivo è per ragioni strettamente economiche. I broadcast investono sempre meno nella produzione di contenuti originali, per cui si fanno pagare dalle aziende parte di essi, ottimizzando i costi commerciali e i costi di produzione.

Sta insomma alle aziende, cambiare il menù dei palinsesti e rilanciare l’affezione al mezzo televisivo.

I format in branded content cambieranno il gusto del telespettatore? Stimoleranno in lui l’appetito a consumare tv? Noi ce lo auguriamo, perché sinceramente la tv di oggi è sempre più indigesta, anche se la marmellata ce la preparava il “boss delle torte”.

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