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Marianne Mirage, ultima scoperta di Caterina Caselli, a Sanremo Giovani – INTERVISTA

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Marianne Mariage
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di Mariafrancesca Mary Troisi

Marianne Mirage a Sanremo giovani 2017 con “Le canzoni fanno male”.

Continuiamo a presentarvi singolarmente sul nostro magazine le otto Nuove Proposte del Festival di Sanremo.

Fmd – faremusic.it presenta oggi Marianne Mirage, ultima “scoperta” di Caterina Caselli in “casa” Sugar.

Con l’arte nel sangue, grazie al padre pittore, Marianne è un’artista poliedrica, cantante, musicista, attrice, designer; si è avvicinata alla musica sin da piccolissima, appassionandosi presto al black, soul e jazz.

Con un album alle spalle, Quelli come me, uscito lo scorso anno (etichetta Sugar), e tanta gavetta all’estero, è ora pronta ad affrontare il palco dell’Ariston.

E io l’ho incontrata per voi.

Marianne Mirage

Ciao Marianne, benvenuta su www.faremusic.it, il web magazine di Alberto Salerno e Mara Maionchi.

Una curiosità veloce veloce, tanto per rompere il ghiaccio: da dove nasce il tuo nome d’arte – Marianne Mirage? (il suo nome di battesimo è Giovanna Gardelli). E quando sei diventata Marianne Mirage?!

Il mio nome d’arte risale ai primissimi concerti che ho fatto, quando pensavo che gli artisti che ho sempre amato, Bob Dylan, Édith Piaf, Billie Holiday, “sulle scene” non si facevano di certo chiamare con il loro vero nome.

Perché non puoi essere la stessa persona nella vita e sul palco.

Ho quindi unito Marianne, come la Marianna di Francia, simbolo della libertà, a Mirage, come sinonimo di miraggio. Libertà e sogno insomma.  

Durante i tuoi studi in musica, recitazione, hai viaggiato molto, esibendoti nei teatri e locali delle città in cui ti fermavi di volta in volta.

Da dove nasce la tua passione per i viaggi e quanto ha influenzato il tuo approccio alla musica la tua lunga gavetta all’estero?

Mio padre, tra le altre attività, aggiustava anche barche a vela; navigavamo spesso per settimane, per riportare le barche ai proprietari: è da lì che è nata la mia passione per i viaggi. 

Suonare la chitarra per pochi soldi, nei vari locali in giro per il mondo, mi ha sicuramente forgiato.

La musica poi ha un linguaggio universale, comprensibile in qualunque “porto” tu approdi: è stata questa la mia vera gavetta.

Nel 2014 hai pubblicato un primo singolo, Come quando fuori piove, con la Sugar Music, etichetta discografica di Caterina Caselli, tua “mentore”. E quest’anno – rullo di tamburi – sei tra le otto Nuove Proposte del Festival di Sanremo.

La canzone che porti sul palco dell’Ariston si intitola “Le canzoni fanno male”, scritta e composta da Kaballà e Francesco Bianconi (Baustelle).

Marianne… ma perché le canzoni fanno male?

Marianne mirage

(sorride)

Le canzoni fanno male perchè ascoltarle accentua l’effetto che la musica ha sui sentimenti. E’una canzone che parla d’amore in maniera particolare, inedita.

Questo pezzo, scritto da Kababbà e Bianconi, mi ha fatto innamorare al primo ascolto: lo sento come fosse mio.

Cosa significa per te essere a Sanremo?

Per me è motivo di profondo orgoglio esserci, e lo vivo come una meta, non un inizio. Dopo tanti anni di gavetta quello che mi preme maggiormente è farmi conoscere, sperando di fare una buona performance.

Con Sanremo arriverà un nuovo disco? Ti vedremo/sentiremo live per presentare le nuove canzoni?

Il 10 febbraio uscirà un Ep, che ha lo stesso titolo del brano sanremese, e comprende 5 canzoni, incluso il pezzo di Sanremo. I pezzi, scritte da me, non abbracciano il classico pop italiano, ma spaziano verso il soul, r’n’b e black. E’un modo per far conoscere il “mio mondo”, perché la chitarra e le canzoni raccontano appieno il mio stile.

Vorrei poi che le persone riuscissero a ritrovarsi nei miei racconti, tutti autobiografici.

Partirò poi con la presentazione delle canzoni live il 25 marzo, all’Auditorium Parco della Musica, Roma.

Sei più emozionata per Sanremo o per il tour?

Bella domanda (sorride); diciamo che Sanremo la considero un po’ la data zero.

L’emozione è grande in ambedue i contesti.

marianne mirage

Non ti separi mai dalla tua chitarra; è un po’ la tua coperta di linus?

Sì… ma non solo; serve a stabilire esattamente i contorni del genere musicale che rappresento; la sento vicina, parte integrante della mia musica, di me.

Chi merita di vincere Sanremo giovani? Domanda a bruciapelo, vai.

Io merito (ride). Poi dovremo capire se anche gli altri sono d’accordo.

Bella risposta, bisogna essere convinti di quello che si fa.
E se invece ti chiedessi la canzone del Festival a cui sei più legata?

Tutto scorre, dei Negramaro, anche per la citazione che era solito ripetere mio padre “panta rei”: tutto scorre, appunto.

Riti scaramantici prima del festival?

Mi aggrappo alla mia chitarra.  (ride)

Cosa sogni di realizzare dopo Sanremo?

Ho tanti sogni, ma su questo sono scaramantica, non li rivelo.

Senti Marianne… ma anche le interviste fanno male come le canzoni?

No assolutamente!  (ride)

Nel ringraziarti per la nostra chiacchierata, ti faccio un enorme in bocca al lupo per il Festival.

Grazie a te, di tutto. Un saluto ai lettori di faremusic.it, ci vediamo a Sanremo!

 

marienne mirage
Marianne Mirage – Le canzoni fanno male


TESTO – LE CANZONI FANNO MALE

Ci inseguivamo da bambini, noi
con le pistole in mano
eravamo due cowboy
poi molti anni dopo
ci siamo ritrovati complici
in una discoteca
tra troppa gente

Ci siamo dati un bacio a ritmo del successo del momento
le canzoni fanno male
quando parlano d’amore
quando sono troppo emozionanti

Non mi voglio innamorare
le parole fanno troppo male
male all’anima

Le canzoni fanno male
troppe rime cuore-amore
poi non sono nemmeno divertenti

Non mi voglio innamorare
questa musica fa troppo male
male all’anima

Ci siamo tanto amati, ancora noi
con le pistole in mano
ma non siamo stati eroi

Ci siamo abbandonati al mare col successo dell’estate
le canzoni fanno male
quando parlano d’amore
quando sono troppo emozionanti

Non mi voglio innamorare
le parole fanno troppo male
male all’anima

Le canzoni fanno male
troppe rime cuore-amore
poi non sono nemmeno divertenti

Non mi voglio innamorare
questa musica fa troppo male
male all’anima

Non voglio
più amore
per la musica, per un anno, per favore

Non voglio
più amore
perlomeno, per un giorno, per due ore

Non voglio
più amore
per la vita, per un anno, per favore

Le canzoni fanno male
quando parlano d’amore
quando sono troppo emozionanti

Non mi voglio innamorare
le parole fanno troppo male
male all’anima

Le canzoni fanno male
troppe rime cuore-amore
poi non sono nemmeno divertenti

Non mi voglio innamorare
questa musica fa troppo male
male all’anima

Le canzoni fanno male
quando sono troppo emozionanti

 

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Mariafrancesca Mary Troisi
Da sempre appassionata alla letteratura italiana, ho iniziato a scrivere da ragazzina. Passione, insieme a quella per la musica, ereditata da mio padre, scomparso quando ero ancora piccola. In breve tempo la penna e il foglio (o lo schermo di un pc) sono diventati il “mio amico fedele”, capace di comprendere perfettamente ogni mio stato d’animo. Dall’età di 6 anni, per circa 8 anni, ho preso lezioni di pianoforte classico, e per due anni consecutivi, ho fatto parte di un coro, partecipando a svariati concorsi, portando il folclore della mia terra (la Campania) in giro per l’Italia. Esperienza, insieme a quella del pianoforte, volutamente accantonata, ma non conclusa, perché il “mondo della musica” ha continuato ad affascinarmi, anche se in altre “vesti”. Ho iniziato, infatti, a scrivere testi di canzoni, sviscerandomi e “confidandomi” in ogni mio testo, scoprendo così, lati di me, sconosciuti anche a me stessa. Per circa un anno ho collaborato con una rivista, scrivendo racconti. Ho partecipato a diversi concorsi di poesia; le poesie sono sempre state scelte per la pubblicazione. Ho avuto il piacere e onore di essere inserita lo scorso anno nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei, intitolata a Mario Luzi, patrocinata dal Senato della Repubblica, con 3 poesie. Dall’inizio dell’anno ho una sorta di blog su fb, una pagina sui cui appunto considerazioni, riflessioni, e su cui pubblico periodicamente racconti e poesie. Ho provato di recente anche l’esperienza della radio, facendo uno stage /laboratorio full immersion, con alcuni degli speaker più “quotati” attualmente. Esperienza, quella della radio, che riprenderò a breve, senza abbandonare quello che è il mio sogno più grande, ossia continuare a scrivere. Perché paradossalmente sono i sogni l’unica certezza che abbiamo.

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