Home Parole e Poesia Il filosofo del Tabarin: Paolo Conte e i suoi ottanta anni.

Il filosofo del Tabarin: Paolo Conte e i suoi ottanta anni.

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Paolo Conte
Paolo Conte: ottanta anni
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di Michele Caccamo

Immaginandomi, negli ottant’anni di Paolo Conte.

Il fumo girava a fasci dentro al tabarin. I bevitori stavano seduti ai tavoli come fossero soldati sconfitti: sembravano reduci della più crudele arsura. Una trombetta apriva la schiera dei fiati, una fisarmonica rilassava i respiri. Lì dentro la giornata era meno triste: la punta della piuma, in testa, alla ballerina brillava; la solitudine veniva chiusa agli ultimi piani del cuore. E piano piano l’organetto faceva saltare i tacchi e i sorrisi e il sangue nelle vene.

La sua voce cadeva dove il suono colpisce e canta, con una compostezza gentile. Paolo Conte imperversava sulla mia debolezza, nel fragile schermo della mia anima; con la sua musica sincopata celebrava la mia voglia di ubriachezza. Il mio tavolino era diventato una giostra, tenuto in volo da fili di seta sonora; sotto la luce era diventato un talismano finalmente vivo. Fuori la pioggia si era disposta in parallelo con le onde suonanti dell’orchestrina, e picchiava felice.

il Kazoo aveva un mondo di gioia, fatto apposta contro le nere civette che mi continuavano a rimanere nelle orecchie.

Paolo Conte mi faceva contare le stelline nel petto della mia notte buia. E io sentivo le masse di fiori, e si aprivano i lumi del mio passato e tornavo nostalgico: per le paste alla crema, per le acque di colonia.

Lui è riuscito a spartire la mia vita, in una sola ora.

E io guardavo le sue dita correre come mille migliaia di formiche sulla tastiera: è un filosofo del pianoforte. Il timpano aveva un suono africano, e percuoteva sulla mia carne e sulle trappole della vita: ed era facile capire quale fosse quella sera il suono della luna, come sarebbe stato facile far volare gli aquiloni.

Al tabarin il tempo di Paolo Conte singhiozzava velocemente, ed io ero compagno spensierato e forte di ogni suo verso, fratello pronto a lottare per la civiltà dell’eleganza. 

Il mio tavolino era un prato di fiamma, e io alto in piedi a porgere un brindisi “Gli anni non esistono, Paolo, lasciamo siano gli altri a gestire la botteguccia dei conteggi; noi dobbiamo continuare a ragionare d’eterno, a essere la precisione dell’avvenire. Per augurio essere una piccolissima parte del sentimento dell’Umanità”.

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