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Caveman: lezioni d’amore a Capodanno

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Caveman: Maurizio Colombi
Maurizio Colombi in Caveman
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di Luisella Pescatori

Caveman l’uomo delle caverne: scritto e interpretato da Rob Becker, dieci milioni di spettatori, quindici traduzioni, repliche in trenta paesi in contemporanea.

Caveman lo spettacolo teatrale: vincitore del Premio Laurence Oliver, come Miglior Spettacolo d’Intrattenimento, oggi fenomeno di costume, mondiale.

Caveman in Italia ha il volto dell’eclettico e istrionico Maurizio Colombi, attore artisticamente nato alla scuola Teatro Sempre che a Milano sfornava talenti e professionisti di altissimo livello, sotto la direzione e la conduzione di Rino Silveri e Piero Mazzarella, una scuola seria, con Maestri d’altri tempi.

Caveman, l’uomo delle caverne, diretto da Teo Teocoli, è il personaggio che fa della comprensione, tra uomo e donna, un messaggio d’amore e anche di auguri, a Capodanno dal palcoscenico del Teatro Dal Verme di Milano.

Settanta e più titoli all’attivo come attore e più di trentotto produzioni firmate come regista: Maurizio Colombi è un’eccellenza del nostro Teatro, (nel suo caso, ci piace usare la maiuscola) persino i Queen lo hanno voluto per la regia del loro musical We will rock you.

Lungimirante e geniale, Colombi ha operato una riscrittura e una rielaborazione del format originale, su richiesta dello stesso Rob Becker e ne ha fatto uno spettacolo di due ore e mezza con tanto di musica dal vivo.

A New York hanno intitolato una strada a Caveman: e ci sarà pure un motivo.
Ce lo spiega al telefono il protagonista.
“Caveman”, dice Maurizio Colombi “affronta, con la comicità, uno dei temi di cui tutti hanno già ampiamente discusso: il rapporto tra uomini e donne ma lo fa spiegando le ragioni di un sesso, puntando l’attenzione e la sensibilità verso il sesso opposto. Gli uomini ridono degli uomini, le donne delle donne. E apre un varco alla reciproca comprensione. Lo spettacolo è interattivo, il pubblico è coinvolto”.
Ma soprattutto vale la regola prima: in teatro lo spettatore si deve riconoscere e con Caveman ci si diverte nel riconoscersi: quindi ci si emoziona.
Da qui il successo. Ma lo abbiamo già detto, gli insegnamenti di Rino Silveri, con il quale presto Maurizio Colombi tornerà in scena con una commedia, sono stati l’imprinting fortunato della sua carriera.

Caveman ha rilevanza sociale: vuole risolvere la guerra tra sessi e porta in scena esempi pratici sulle reazioni degli uomini e delle donne, con una schiettezza disarmante. Cavemam non giudica, Caveman dice e agisce. E il pubblico ride, si diverte ed esce da Teatro con una consapevolezza nuova, “cogliendo quelle sfumature che non esasperano il dialogo ma lo arricchiscono”.

Dall’uomo delle caverne davvero non ci si aspetterebbe cotanta saggezza illuminante, ma così è.

E dietro le apparenti banalità si nascondono studi antropologici, sulla preistoria, sulla psicologia, sulla sociologia e finanche sulla mitologia.

Il Caveman di Maurizio Colombi è stato, a sua volta, tradotto ed esportato in Francia, Spagna, Inghilterra e in Germania, dove è interpretato da ben quattro attori diversi molto amati dal pubblico.

Lo spettacolo, in scena per la sesta stagione, con la regia di Teo Teocoli, altro mostro sacro del cabaret milanese vanta, anche nella versione italiana, numeri di successo: cinquantottomilasettecentotrentacinque spettatori per ben duecentotrenta repliche sold out, nei principali Teatri italiani: gli spettatori tornano, a volte anche in coppia.

Tante e importanti sono le collaborazioni. A ogni replica Caveman invita sul palco i suoi ospiti, a Capodanno ci sarà il fedelissimo Mario Luzzatto Fegiz che interpreterà un monologo, omaggio a George Michael, e Luisa Corna che si esibirà nelle sue perfette esibizioni canore. E poi gli amici del Derby: Omar Pirovano, Roberto De Marchi, Bruschetta e Gianni Astone.

Maurizio Colombi è l’alfiere del Family Show, dal 1980, non a caso è anche l’autore delle vicende dei Gormiti e ha riscritto e diretto Rapunzel, con Lorella Cuccarini, premiato come miglior musical del 2015.

E il suo Peter Pan, con le musiche di Edoardo Bennato, è il primo spettacolo teatrale a portare in sala un drone che simulerà il volo di Trilly, un raggio laser dal verde led.

Abbiamo chiesto a Maurizio Colombi quale sarà il suo prossimo impegno col musical. Ci vuole sorprendere e ci riuscirà: Lorella Cuccarini sarà La regina di ghiaccio, ovvero Turandot che “nasce per essere una favola e sarà un musical di ispirazione classica”.

Maurizio Colombi mi saluta con una battuta di Caveman: “Il frigorifero appartiene a madre natura.”
Verità semplice forse, ma sincera.
Come a dire che davvero nulla, su questa Terra, ci è dovuto.

Riprendiamo dal Sito di Maurizio Colombi:

L’appuntamento di Milano, al prestigioso Teatro Dal Verme, per festeggiare il Capodanno, sarà davvero speciale. Nel centro di Milano alle porte del Castello Sforzesco si potrà accedere alla platea del Dal Verme alle ore 21:30. Il pubblico sarà accolto dalla Cave Band (Tastiera: Davide Magnabosco, Basso: Angelo Di Terlizzi, Chitarra: Max Zaccaro, Batteria: Americo Costantino, Fiati: Marco Brioschi) per entrare a ritmo di musica nell’atmosfera della festa.
Fino alle ore 22:30 si alterneranno diversi ospiti fra comici e cantanti del Derby Cabaret.
Alle ore 22:30 inizia “Caveman” con Maurizio Colombi, una versione speciale che accompagnerà il pubblico all’appuntamento della mezzanotte, con conto alla rovescia, spumante doc, panettone e pandoro.
La serata prosegue con Caveman o festa e live music, il tutto accompagnato dai fuochi d’artificio all’esterno del teatro.

 

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Luisella Pescatori
Nella vita uno deve prendere presto coscienza di sé e sapere cosa perseguire, oltre ogni ragionevole ostacolo. A sei anni mi sono innamorata di Massimo Ranieri e senza sosta il mio giradischi arancione inghiottiva "Erba di casa mia", l'unica erba peraltro che io abbia mai assunto, anche negli anni a venire, ma che mi ha creato, parimenti, dipendenza. Da qui il mio sogno: un palcoscenico, un pubblico gli applausi e una grande passione per le operette che seguivo in televisione. Per gli esami di seconda elementare, ho imparato a memoria circa trenta poesie, da declamare alla commissione esterna: ammessa a pieni voti al triennio successivo. ​ I numeri non sono mai appartenuti alle mie determinazioni, ai miei interessi: non ho mai avuto un buon rapporto con loro se non attraverso le mia dita, fedeli complici nei compitini e davanti alla lavagna. Una colossale tonta numerica. Quando al posto dei numeri c'erano le lettere le cose andavamo bene, ero vincente. Nei temi in classe avevo sempre voti alti, ricordo un dieci per aver usato "parole difficili". La professoressa di matematica delle superiori apostrofava me e qualche compagna così: "Signorina lei è una capra", mi trovavo in una dimensione spazio temporale che non mi apparteneva: dov'ero finita? Per uno scherzo del destino: a ragioneria; davvero risuonava estranea alle mie inclinazioni, la materia, ma così era stato deciso. Le ore di tecnica bancaria erano le mie preferite: le parole avevano suoni duri e meccanici, e io mi divertivo a farle risuonare morbide fantasticando su anagrammi improbabili o ripetendole nella mente secondo il verso contrario. Concentravo la vista sullo squarcio di natura che la finestra concedeva, vedevo le lettere animarsi e come soldatini seguire un nuovo ordine. Avevo bisogno di isolarmi da quella materia priva di umanità e di emozioni. Fatto un bilancio: mi interessava altro. Menomale che a salvare la media arrivavano, puntuali, le eccellenze dal professore di italiano che intonava il controcanto, alle colleghe, invocando la salvezza per la "Creatura del Bene". Gli sono riconoscente: ha sostenuto e compreso il mio amore per l'Arte scrittoria. Indirizzo universitario Scienze Letterarie. Ma ancora una volta il destino orienta le scelte. Per me si apre il mondo del lavoro: segretaria contabile. Basta, era chiaro: dovevo fare qualcosa per salvarmi dai numeri. Mi avvicinai all'Arte recitativa. E venne il Teatro. E poi la scrittura.

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