Home Parole e Poesia Il Caino, ovvero l’obiettore di coscienza, ovvero il boia.

Il Caino, ovvero l’obiettore di coscienza, ovvero il boia.

Pensando al medico di Catania che, per come dicono le cronache, si è dichiarato obiettore di coscienza, provocando la morte di tre Anime

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di Michele Caccamo

 

È uno spavento il pensiero del Caino: ha un ronzio messo bell’apposta tra la mente e il cuore, e pezzi di scacchi nelle mani. E non importa abbia figli e moglie e delicatissimi corpi da accarezzare; non importa abbia presente e sicura una casa, e anche nei vasi i fiori. Lui trova nel ritardo al compimento della sua anima la giustificazione alla sua coscienza sciagurata.

Il Caino appartiene a se stesso, e le altre vite sono una candela.

E non guarda gli altri che combattono per continuare a vivere, e non sente il fiato delle creature di quel Dio che dice di onorare.

Il Caino ha la stessa falsità del pulpito, quella stessa incontenibile esaltazione. È un miserabile che si agita nei rifiuti dei proclami dogmatici della religione. E si appella alla coscienza; o, per meglio dirlo, alla sua codardia.

E anche se guarda le bocche che urlano aiuto non si muove; ma pensa di gettare le serpi, in quelle carni nude e in fiore.

Perché, oltre alla sua casa, cosa può interessare a lui una donna, le sue gambe divaricate, il respiro che diventa corto quanto un singulto; cosa può interessare a lui quel cuore cosciente di essere vicino alla morte. Di sapere che la sua storia è quasi finita. Cosa può interessare a lui, oltre alla sua casa, se le tombe saranno oggi tre.

La sua ostinazione non ha misura: come avesse di fronte una cosa o un animale.

Il Caino ha una convinzione rombante, al di sopra di ogni cedimento umano. E dice che Dio gli sarebbe inclemente solo appoggiasse il peccato e l’omicidio. Come lo fosse, un delitto, quel corpo messo a niente sopra la lettiga; quello sguardo rivoltato all’insù che si aspetta un atto d’Amore: che si aspetta arrivino magari le mani di Gesù a sanare la sua placenta da un’infezione mortale.

Lo stupido, e Caino, neanche lo sa che la sua indifferenza è un torchio che spreme le ultime gocce vitali; che la sua imbecillità è un fulmine che spacca ogni misericordia, quell’indispensabile pietà umana.

Lui crede sia santa e forte la sua lode alla volontà divina: come un integralista qualsiasi provoca la morte di chi non si piega al suo credo.

Il Caino è un uomo sordo e, al di fuori dalla sua casa, non sente i figli che chiedono: quando tornerà la mamma?

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