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GUERRE DI RELIGIONE: L’ISLAMISMO CONTRO IL FEMMINISMO

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di Renato de Rosa

E’ arrivato il momento cruciale. Le donne occidentali si sono rivolte al Papa, a Obama e a Putin e hanno detto: ragazzi, fatevi da parte, adesso ci pensiamo noi.
Si è ufficialmente aperta la guerra tra le due grandi religioni di questo secolo: l’islamismo contro il femminismo.

Da osservatore indipendente la vedo male per i seguaci di Maometto. Ogni guerra parte per un pretesto, la prima guerra mondiale scoppiò per assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo e quella tra islam e donne inizia per il burkini, l’indumento che le donne di fede maomettana indossano in spiaggia per nascondere il proprio corpo alla vista degli uomini.

Che si tratti di un pretesto è lampante, dato che la gran parte delle donne occidentali indossa il pareo per lo stesso motivo. Prima o poi il conflitto tra femminismo e religione doveva esplodere. I primi sintomi c’erano stati con il divorzio e con l’aborto. Il messaggio al Papa era stato chiaro: bimbo, stai bonino altrimenti qua da bianco ti facciamo nero. E il papa aveva abbozzato… aveva dovuto cedere il monopolio della Sacra Rota, mettere su una resistenza di facciata per il diritto alla vita, ma alla fine un accordo di convivenza lo avevano trovato.

Ma ecco che arriva l’Islam. Questi fanno sul serio, cavoli. All’inizio si presentano come profughi disperati, in fuga dalle fame e dalle guerre. E questo tocca un punto sensibile nella mentalità femminile: l’empatia (dote che come tutti sanno manca completamente nell’uomo). Poveretti bisogna accoglierli. In una società pre-femminista il problema si sarebbe risolto subito e con metodi spicci: i poveri profughi sarebbero stati ricacciati in mare a calci nei denti. La storia è sempre andata così, salvo quando gli invasori riuscivano invece a cacciare a calci nei denti gli indigeni dalle loro terre.

Nel mondo occidentale del ventunesimo secolo, permeato di sentimentalismo femminile e disneyano, l’invasore è stato accolto. Salvo poi rendersi conto che costoro, non influenzati da Walt Disney, dal femminismo e dal cattolicesimo, hanno una visione della vita assai diversa dalla nostra, nonché la spiccata tendenza ad imporre la propria visione – con le buone o preferibilmente con le cattive – al resto del mondo. La visione islamica del mondo non è particolarmente tenera. Tra l’altro impedisce alle donne la gran parte delle cose divertenti della vita: vestirsi bene, civettare con gli uomini, farsi un cicchetto, guardare le Olimpiadi e persino guidare l’automobile.

Di fronte alla prospettiva di scrutare il mondo dalla feritoia di una pesante veste di stoffa nera, le donne hanno finalmente realizzato: cazzo, se vincono loro sono guai grossi. E così la guerra è cominciata. Gli islamici hanno una paura folle, perché se è vero che i loro emissari si annidano ormai nelle case occidentali, è altrettanto vero che in casa loro potrebbero annidarsi le loro peggiori nemiche: le loro donne, sedotte e lusingate dalle sirene femministe.

Insomma, ci attende una guerra epocale nella quale, personalmente, vedo favorite le femministe, in quanto più numerose, cattive ed agguerrite, nonché temprate da battaglie epocali e indisponibili a cedere le conquiste degli ultimi secoli: il voto, la patente, le quote rosa, le apericene, i tatuaggi.

E il maschio occidentale? Assiste attonito e quasi divertito all’esplodere dell’imminente conflitto, convinto com’è che chiunque vinca alla fine qualcosa andrà meglio e qualcosa andrà peggio. Certo, un mondo islamizzato mette francamente paura, ma le femministe padrone del globo non è uno scenario che lo faccia dormire tranquillo.

 

 

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