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Sanremo: le accoppiate perdenti

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di Alberto Salerno

Per quanto mi consta non ricordo, nella tante edizioni del Festival di Sanremo, un’accoppiata che abbia dato risultati rilevanti, che abbia davvero fatto successo (a parte rari casi come ad esempio Minghi- Mietta e Leali-Oxa).
Io credo che il pubblico, molto più sveglio di quanto si possa pensare, capisce subito che sono proposte costruite a tavolino.
In effetti funziona più o meno così quando nessuno dei due artisti è ritenuto abbastanza famoso da sostenere il palco da solo.

Quest’anno toccherà a Caccamo, che ha deluso dopo la vittoria tra le nuove proposte lo scorso anno, e alla Iurato, che reduce dalla vittoria di Amici due anni fa, sta ancora nel limbo degli inespressi.

A mio avviso entrambi questi ragazzi hanno un problema di “cazzimma“, di comunicazione emotiva. Uno può essere anche tecnicamente dotato, ma se non crea uno “sconquasso interno” vuol dire che non arriva.

Di esempi di questo genere, in passato, ce ne sono stati tanti, anche assurdi, come quello della Tantangelo con Stragà o di Mango con Zemina.

Per un verso o per l’altro sembra che questo modo di arrivare sul palco dell’Ariston finisca per diventare un tentativo mal riuscito, che danneggia entrambi. Persino le sorelle Bertè – forse anche perché la canzone che presentarono era mediocre – passarono inosservate, non furono premiate né dal pubblico votante né dalle vendite.

Detto questo, vorrei che Caccamo e la Iurato mi smentissero.

 

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