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Bugo il punk contro tutti

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di Michele Monina

Quando il fenomeno punk esplose in tutto il suo fragore, noi italiani eravamo indaffarati in altre faccende.
Al punto che, mancanza nostra, abbiamo faticato a capire certe provocazioni, come l’indossare una t-shirt con una svastica, certo gesto non fatto per apologia del nazismo, anzi. La provocazione deve essere disturbante, ma dietro il disturbo ci deve essere un obiettivo preciso, da colpire e affondare.

Bugo è un artista iconoclasta. Se ne frega del sistema musica, anche se ne fa parte ormai da oltre un decennio. A suo modo indossa t-shirt con la svastica, anche se non lo fa.

Così va interpretato il suo ultimo post di domenica su Facebook. Un post in cui attacca, più o meno ironicamente, quello che per lui è un malcostume.

Ma come è possibile! i Marlene Kuntz che chiedono ai fan di scrivere per loro una canzone e i Marta sui Tubi che chiedono ai fan di realizzare per loro la copertina del disco. Solo due esempi di cose che ho letto ultimamente… e non solo band alternative.
Ma lasciate in pace i ragazzi! Non date a loro responsabilità! Siamo noi artisti che dobbiamo portare musica e stimoli alla gente, non il contrario. Che ognuno faccia il suo lavoro! Ci manca adesso che chiedo ai miei fan di cantare al mio posto sul palco!! Il pubblico e’ il pubblico, e’ colui che riceve dall’artista una canzone, il pubblico deve ascoltare (e applaudire!!), non deve creare! Adesso vado dal panettiere e gli dico che domani lo faccio io il pane, che assurdità queste inversioni di ruolo. Ogni persona deve avere il suo posto nella società, altrimenti vado in Vaticano e mi metto a fare l’omelia al posto del Papa, ma vi pare?! State chiedendo troppo alla gente, siamo noi artisti che dobbiamo dare.Con amore, Bugo“.

Queste le sue parole. Destinatari dei suoi strali, indignati per le svastiche, Marlene Kuntz e, soprattutto, Marta sui Tubi, o meglio ancora, Giovanni Gulino, che dei Marta è leader e voce e che è uno dei due titolari del principale sito di crowdfunding italiano, Musicraiser.

Ora, a parte la provocatorietà del post, in perfetto stile Bugo, viene detta una cosa molto precisa: con la scusa di coinvolgere i fan, si demanda loro non solo la parte creativa di alcuni progetti, come il musicare un testo, ma anche quella produttiva.

I Marlene, in realtà se la sono cavata con una risposta ironica, “che cazzo dici?“, che decisamente stempera la punta della freccia, ma la faccenda dei Marta resta lì. Nel senso, come è possibile che una band con una discografia anche importante alle spalle demandi la parte finanziaria del loro prossimo album ai fan, per altro attraverso un sito che è di proprietà proprio del loro cantate? Non hanno una casa discografica che investa in loro? Gulino non guadagna abbastanza proprio con Musicraiser (a tal proposito, il sito trattiene dei fondi raccolti per tutti i progetti che passano di li? E, in caso, li tratterra’ anche per il crowdfunding della band del padrone di casa?) per produrre di tasca sua l’album?

Tutto questo Bugo non lo dice, lui provoca, e fa bene a farlo. Nel mentre raccoglie critiche e consensi, perde fan e ne conquista di nuovi, come succedeva ai tempi a chi andava in giro per Londra con una t-shirt con la svastica addosso, tanto per farsi menare dai benpensanti.

Attendiamo la risposta di Gulino e soci. Alle provocazioni di Bugo. O alle nostre domande.

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Michele Monina
Sono nato in Ancona nel 1969 e vivo mio malgrado a Milano ormai da diciassette anni. Diciassette anni nei quali ho pubblicato sessantasei libri, prevalentemente biografie di cantanti, ma anche romanzi, reportage e libri su sport e cultura popolare. Ho lavorato a MTV, scritto per radio e teatro e da qualche tempo sono passato dall’altra parte della barricata, producendo dischi e scrivendo canzoni conto terzi. Ora scrivo anche sul Fatto Quotidiano. Ho una moglie e quattro figli, motivo fondamentale per cui negli ultimi anni ho fatto così tante cose.

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