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ADDIO A LUCA DE FILIPPO – IL LIEVE PESO DI UN COGNOME, PORTATO CON CLASSE

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di Giò Allegri

Luca De Filippo se ne è andato con il suo cognome pesante, ma da tempo oramai, non era più “il figlio del grande Eduardo”.

Era riuscito (laddove nell’ambiente variopinto di stelle, stellette e stelline non sempre accade) ad essere lui, soltanto lui.

Attore, regista teatrale e fondatore di una compagnia, non poté, né volle mai staccarsi dal mondo paterno e dalla Napoli di cui era imbevuto, ma si cimentò anche in classici e perfino ruoli cinematografici.

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Era nato nel 1948, figlio di una soubrette, T. Prand, e del celeberrimo Eduardo, assai più grande d’età. Perse presto la mamma ed una sorella e si ritrovò con un padre, già anziano, che lo introdusse precocemente sul palcoscenico, offrendogli, all’inizio, piccoli ruoli, e riservandogli, via via, spazi maggiori.

Luca giunse ad utilizzare un nome d’arte, per non essere riconosciuto ed additato, nel suo debutto teatrale a vent’anni. Ma, in seguito, lavorò quasi sempre con il padre, in un gran numero di produzioni. Infinito l’elenco di titoli ed opere, fra cui:
“Il figlio di Pulcinella”, “Filomena Marturano”, “Napoli milionaria”, “Natale in casa Cupiello”, “Dolore sotto chiave”, “Berretto a sonagli”, “Penziere mieje”, il “Don Giovanni” di Molière, “Il piacere dell’Onestà”, “Questi fantasmi”, “Tartufo” ancora di Molière, il ruolo di “Malvolio ne “La dodicesima notte”.

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Negli anni ’90 seguono interpretazioni al cinema ed anche regia, come in “La casa al mare”, “Aspettando Godot”, ma  pure  adattamenti per la televisione come per “Naso di Cane”.

Nel 2010 ricevette il premio come miglior attore di teatro in “Le bugie con le gambe lunghe”.

Dopo aver preso parte al cinema in un film di Muccino, “Come te nessuno mai” e l’ultimo ruolo in “La stoffa dei sogni” di Cabiddu, ci lascia oggi, arrendendosi ad una malattia che non gli ha concesso scampo.

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E così, a 67 anni, il suo cognome… rispettato, reso grande e portato in alto, in una Napoli che non è più, forse, quella del palcoscenico, che lo ha visto esibirsi per decenni… diventa leggenda e memoria di una tradizione incancellabile, che scrive una grande pagina dell’arte di questo paese, conosciuta in tutto il mondo.

Siamo orgogliosi di avere avuto un così grande “cantastorie”, nella più alta accezione del termine, nella nostra cultura teatrale, italiana.

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