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mercoledì, Ottobre 21, 2020

Ligabue: fuori la biografia “È andata così – Trent’anni come si deve”

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La troppa musica pubblicata senza una selezione, è un problema che parte da lontano

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di Andrea Amati  

La troppa musica che viene irrazionalmente pubblicata è l’arrivo naturale di un discorso che parte da lontano.
.

Prendendo spunto dall’articolo di Franco Zanetti, uscito su Rockoldove si parla dell’incredibile numero di uscite discografiche settimanali che vengono fuori senza alcun tipo di selezione, e che rendono di fatto impossibile recensire i migliori prodotti perchè umanamente troppi da ascoltare – mi viene in mente che questo non è altro che l’arrivo naturale di un discorso che parte da lontano.

Un argomento già paventato in passato da lungimiranti professionisti del dietro le quinte che dicevano che sarebbe successo esattamente tutto questo. Professionisti mai ascoltati, ovviamente.

In breve, nel nostro paese non è mai esistita una politica di aiuto e sostegno alle tante piccole etichette italiane che oggi avrebbero potuto funzionare proprio da filtro. Ciò che succede oggi alle redazioni giornalistiche (ed anche alle radio), una volta succedeva a noi editori e produttori che però, lasciati al nulla assoluto ed in balia di un mercato a noi totalmente sfavorevole, non disponevamo certo di fondi per produrre e selezionare a monte. E la beffa era che quel poco che si riusciva a produrre (con lacrime e sangue) veniva letteralmente snobbato proprio dai media.

Tutto il comparto è stato lasciato in mano alle sole major, multinazionali non italiane, con un certo notevole avallo da parte di tanti artisti famosi (a cui le cose tutto sommato andavano bene così) ed anche di tanti giornalisti top, forse un po’ troppo con la puzza sotto il naso, che non recensivano nulla che provenisse da piccole realtà, probabilmente perchè considerate poco fashion e un po’ sfigate. E lo stesso naturalmente succedeva anche ad alcune radio che, se non eri major, non ti si filavano anche se avevi un bel prodotto. Tutto questo è stato dimenticato, ma va ricordato, non per puntare il dito ma solo per amor di verità e perchè non esiste un’unica responsabilità in tal senso.

Il caos vero, però, è partito quando c’è stata la crisi delle vendite e la TV ha fagocitato le major, dando vita ai Talent e facendo credere a tanti ragazzi che il sogno era alla portata di tutti. E’ chiaro che se ad ogni cast partecipano ventimila ragazzi di cui solo dieci hanno visibilità, come possiamo poi pensare che gli esclusi rimangano con le mani in mano e non sfornino prodotti in autonomia? Fai credere che il sogno è possibile e questo rimarrà per sempre. E poi somma tutti i cast di questi anni e vedi che numero globale viene fuori. Un numero mostruoso. All’inizio questi ragazzi si rivolgevano alle piccole etichette (ossia il filtro naturale), ma quelle serie mettono i paletti; se il prodotto non va te lo dicono. E questo non piace mai. E allora via, tutti in rete a cercare pseudo-produttori, email delle radio e dei magazine, e via ad intasare tutto con qualsiasi cosa, professionale o amatoriale che fosse.

E da lì che poi parte un sottomercato che realizza i sotto-sogni (a pagamento) anche di chi non è pronto. Mercato che, piaccia o no, da’ da mangiare a tanti. Ed anche lì, nel sottobosco dei sotto-sogni, tutto è un vorticare di uscite che poi che fai, non mandi a radio, a magazine, a editori, a fruttivendoli, a gommisti ed a chiunque possa portare avanti il sogno? Ed ecco come si arriva al super caos impossibile da gestire.

Zanetti, in fondo e se vogliamo, dice tutto nel sottotitolo. Ossia se non ci sono filtri tutto va in malora per soprannumero. Ma i filtri (editori, produttori artistici, piccole etichette da cui poter attingere il materiale già filtrato) sono stati tutti disintegrati negli anni da questo andazzo generale. Così oggi, assurdo dell’assurdo, anche tanti professionisti non più major vengono mischiati al mare del piattume/pattume che esce.

Come se ne viene fuori? Non lo so, non ci sono soluzioni per una simile disfatta. Intanto non sarebbe male se i giornalisti e le radio potessero idealmente far nascere una “piramide della scelta”, ossia provassero a seguire senza pregiudizi alcune piccole etichette o case editrici di cui apprezzano la qualità dei prodotti e partissero da quelle per recensire e programmare gli artisti. Insomma provare a ripristinare un ordine delle cose un po’ più professionale. Ma può bastare? Mmh… La vedo dura e direi di no, perchè alla fine oggi è la rete che sforna tutti gli artisti più importanti, però credo che prendere nota non possa fare che bene. In fin dei conti nessuno sa quale sarà l’evoluzione del mondo musicale nei prossimi anni.

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