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Naif Herin, vedi alla voce: cantautrice

Voto Autore

di Michele Monina

Abbiamo appena archiviato l’Expo, e durante sei mesi abbiamo sentito parlare, più o meno a proposito, di eccellenze italiane.

Qui ci occupiamo di musica, e l’idea che muove questa rubrica è quasi sempre quella di far emergere eccellenze che, per motivi che di volta in volta possono essere legate a sfortuna, destino o incapacità di chi dovrebbe far emergere il bello, vive un po’ sottotraccia. Quindi anche oggi mi ritrovo a fare questo: parlare del bello. E parlare di un’eccellenza italiana.

Pensate a un nome noto del cantautorato under 40, Cesare Cremonini. A ben vedere la migliore firma di quella generazione, uno capace di tirare fuori veri e propri gioielli passando da ballad incredibilmente emozionanti come Le sei e ventisei, a brani dai sapori beatlesiani come Maggese, per poi spostarsi su sonorità marisamontinae come Figlio di un re e e a pop-rock azzeccati come Grey Goose. Ecco, pensate a Cesare Cremonini e immaginate che in Italia ci sia un altro autore con simili capacità di spaziare tra i generi, sempre maneggiando bene melodie e parole, curando nei dettagli gli arrangiamenti, i suoni, i cori (beh, i cori come Cremonini, ammettiamolo, non li cura nessuno, in Italia, oggi).

Insomma, immaginate tutto questo. Poi cancellate tutto e concentrate la vostra attenzione su questo nome Naif Herin. Ecco, l’eccellenza di cui si parla oggi è lei, Naif Herin, valdostana doc, cantautrice poliedrica con all’attivo già cinque album, dall’esordio eponimo del 2005 all’ultimo Mefamorfosi, datato 2015, con anche brani scritti per altri interpreti, su tutti Arisa e Paola Turci, Naif è un nome non solo da tenere d’occhio, ma da sostenere con forza.

Prendete proprio il suo ultimo album, Metamorfosi, dodici canzoni una più bella e intensa dell’altra, undici in italiano e una in francese, tutte da lei scritte, nonché da lei e da Simone Momo Riva arrangiate, un vero gioiello. Dodici canzoni, che spaziano dalla ballata d’amore al brano più tipicamente cantautorale, passando per pop con potenziali da hit, a rock anche sostenuti (il riff di violino di Boom, per dire, ricorda i migliori Waterboys di Mike Scott, sia messo agli atti), brani acustici appoggiati sugli archi (Ti auguro il meglio, Aspettando l’aurora).
Insomma, un gioiello, sì, ma dalle mille facce. E tutto sostenuto da parole belle, ricercate, importanti.

Prendiamo l’ultimo singolo, appena uscito, Tenco è morto, in cui si parla di cantautorato e dell’oggi, e anche del fatto che il cantautore sia una realtà, mentre la cantautrice no, non esiste, come ben fa capire il video che vede Naif con barba e baffi, un brano quindi che parla del sistema musica, con leggerezza. O prendete 30 anni, in cui il tema è la generazione che indossa quell’età (un ritornello davvero meraviglioso, degno d’altri tempi), così come Viaggio zero, volendo, o Poveribelli, che affronta di petto il tema della cosiddetta cultura gender, mandandola definitivamente a quel paese.

I brani sono tutti di pregevole fattura, curati nei minimi dettagli, carichi di sfumature come, in genere, neanche un’intera carriera riesce a mettere insieme. Davvero difficile indicare il meglio, guardando alla tracklist, perché la sensazione è che siano tutte potenziali hit, laddove la potenza sta rimanendo tale e non atto non certo per colpa della Herin, quanto del sistema in cui la Herin opera, la nostra discografia. Prendete un brano vagamente etnico come Tu sei un miracolo, con echi di cori world, o prendete poppettone incalzante come Selvaggia o la conclusione Caterina, sostenuto da un clapping e da coretti molto sfiziosi, nonché da questo testo surreale, pieno di citazioni, un testo che sottintende oggetto del deisiderio sia l’ex Casco d’Oro, o forse solo una sua omonima dai capelli biondi.

C’è in realtà un brano che svetta sugli altri, ma stiamo parlando sempre e comunque di canzoni tutte di livello superiore, che fossimo in un mondo giusto troveremmo in vetta alle classifiche in heavy rotation in radio. Il brano in questione è Un bel limone. Un brano sensuale, pop-rock incalzante con un ritornello di quelli che ti si inchiodano al cervello e non ti mollano più.

Ecco, Naif Herin, arrivata alla quinta prova solista, ha tirato fuori un masterpiece. Lei è una cantautrice, una potenza della natura, un’artista di prima grandezza. Lo si sappia, e ci si muova di conseguenza.

Come al solito, oh voi che muovete l’industria, guardate da un’altra parte, poi continuate a lamentarvi dei bei tempi andati, quando le cose andavamo meglio.

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