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Il codice a barre dell’indifferenza

di Angela Paonessa

Mi piacerebbe indossare un paio d’ali per afferrarti e condurti nel mondo mio riflesso, con le catene spezzate di un eroe e di un padre che rientra tardi la sera, affamato di giustizia che per tempo incerto mi porterà lontano dalla dimora servizievole al sangue altrui.

Ottimizzando le difese e l’andamento del mio ego, descrivendomi diverso da ciò che appaio ho provato a cambiare il mondo, ma da solo non riesco. E non posso far altro che camminare al fronte dei terricci rossastri con 59,83 milioni, circa, di palloncini colorati, con il potere stretto nella mano destra, con un lento spago sulla parte sinistra del petto ed un biglietto da visita.

Tu che mi vivi ogni giorno e non mi riconosci, che mi hai nutrito per anni di amarezze e qualche notte mi hai chiamato amico, sminuziosamente accusato di essere un passatempo, io che per il tuo bisogno, non lo fui mai.

E mi promettesti l’amore sull’altare, con la gigantografia di un grattacielo che nessun altro su questo pianeta avrebbe potuto replicare. L’ho visto quel segno sulla fronte che trascini instancabile da un decennio, al posto di chi, un decennio fa smise di riscuotere per conto tuo. Caro amico, caro in un giorno d’Ottobre nel labirinto delle inchieste e delle responsabilità, caro a tal punto da vendermi, caro amico, testo di una canzone, figlio di un poeta, giallo scuro delle pareti e dell’età che avanza, nel conservarmi hai smarrito un pezzo d’infanzia.

E del tuo piatto preferito, del tuo primo amore ne senti ancora il profumo o hai dimenticato anche quello? Di uno scrittore a tempo debito sarò portante, assorbendo cullati passi della sua stilografica, io che nacqui dalla vita e per la vita restai in attesa, A-B/0,A-B/1,A-B/2,A-B/3,A-B/4,A-B/5.

Caro amico, sono sempre lo stesso,mi riconosci?

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