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Diteci buon viaggio

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di Michele Monina

E alla fine ci siamo. Stiamo partendo. Mentre su di me piovono badilate di guano da parte dei fanclub di tutta una serie di artisti che ho osato toccare, in un ambiente, il mio, che prevede cortesie ben ricambiate, mica altro, noi stiamo per partire.

E quando dico stiamo per partire intendo proprio per partire fisicamente, per metterci in viaggio. Destinazione, se vi pare poco, se stessi. O meglio, se stessa, perché è di lei che stiamo parlando, della nostra voce Jessica Lorusso. Cioè, mi spiego.

Fin qui ve l’ho un po’ raccontata. Non c’è bisogno che ve lo stia a sottolineare, c’eravate e mi avete visto giocare coi birilli, far entrare i cammelli, distogliere l’attenzione indicando da una parte e nel mentre infilare l’asso nella manica della camicia. Ma adesso basta, si parte. Jessica Lorusso, Alex Procacci e io stiamo per metterci fisicamente in viaggio, con il preciso intento di mettere a fuoco Jessica, di tirarla fuori dal cilindro. Certo, messa giù così, di questi tempi, suona male. Mettere a fuoco. Ma ci siamo capiti.

Jessica ha un registro vocale incredibile, e su questo vi chiedo ancora per un po’ di fidarvi di me. È capace di giocare coi registri e di conseguenza coi generi. Un gran pregio, ma un limite, se si deve partire con un progetto solista. Si deve, si chiederà qualcuno? Sì, si deve. Perché se incontri un talento per strada e hai un minimo di possibilità di vederlo sbocciare, credo, non puoi che rimboccarti le maniche e darti da fare. Un modo come un altro per restituire un po’ di quel che questo mestiere ti regala, in fatto di emozioni e opportunità.

Quindi la mission è ora capire chi è Jessica. Capirlo noi, e aiutarla anche a capirlo in prima persona.

Come fare?

Semplice, mettersi in viaggio. Trovare situazioni che abbattano i filtri, che la mettano a nudo, metaforicamente, che le tolgano le sovrastrutture lasciandola lì, com’è, sotto i nostri occhi, prima, e gli occhi di tutti, poi. Per togliere queste sovrastrutture, quindi, partiamo. Non in senso metaforico, stavolta, ma proprio in senso fisico, prendiamo, mettiamo qualcosa dentro uno zainetto, e partiamo.

Per fare che giro? Eh, quante ne volete sapere, sin da subito. Intanto sappiate che partiamo. Che lungo la strada, poi, oltre a me e Alex, che il talento di Jessica l’ha visto per primo, ci saranno gli amici, gli autori, coloro che ci aiuteranno, la aiuteranno a mettere a fuoco anche la sua immagine, coloro che suoneranno con lei, coloro che scriveranno per lei. Un viaggio, insomma, che come ogni viaggio prevede delle soste, degli spostamenti, delle crisi, dei momenti di euforia, dei tic, sapete quelle frasi sceme che durante un viaggio ci fanno tanto ridere, che ripetiamo allo sfinimento, e che poi, tornati a casa, non ci dicono più niente, se non che eravamo proprio scemi.

Non vi resta che rimanere connessi, keep in touch, come diremmo se fossi solo un po’ più giovani (io e Alex, perché Jessica è dannatamente giovane).

Oh, augurateci buon viaggio, dai.

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Michele Monina
Sono nato in Ancona nel 1969 e vivo mio malgrado a Milano ormai da diciassette anni. Diciassette anni nei quali ho pubblicato sessantasei libri, prevalentemente biografie di cantanti, ma anche romanzi, reportage e libri su sport e cultura popolare. Ho lavorato a MTV, scritto per radio e teatro e da qualche tempo sono passato dall’altra parte della barricata, producendo dischi e scrivendo canzoni conto terzi. Ora scrivo anche sul Fatto Quotidiano. Ho una moglie e quattro figli, motivo fondamentale per cui negli ultimi anni ho fatto così tante cose.

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