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La Pizzica e i Bigné

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di Serena Iannicelli

La mia musica di stamattina è un cd unplagged di Eric Clapton. Dio benedica sua madre, suo padre e quella sera in cui hanno fatto l’amore.

Ho ripensato alla musica di questa torrida estate 2015, che sembrava di stare negli anni ’80: tutto elettonico, tutto un “deung deung pliin, mewwwnnnn“. Odio la musica elettronica quasi quanto il rap. Giusy Ferreri lo può fare, perché per lei ho una debolezza, ma quelli con la mano sul pisello che dicono cose banalissime con l’espressione da Emmanuel Kant, non li sopporto. Dice:”sei anziana”. No, non li sopportavo neppure prima. Vanno bene sui red carpet, neri coi catenoni e i denti d’oro.

Ci vuole melodia in tutto. La vita stessa è melodia, anche quando ti prende a racchettate sui denti. Secondo me la musica del Caos è un pezzo di Satie e quella dell’Universo somiglia maledettamente a quella dei Pink Floyd. Il rap è roba da cortile.

Comunque, detto ciò, quest’estate ho riscoperto la pizzica. È venuto a suonare sulla nostra piazza di Lugnano Pietro Cirillo con il suo gruppo, Tarumba. Non so il nome della ragazza che ballava, ma era energia pura. Dopo due ore è tutto uguale, certo, ma anche in alcuni concerti delle nostre rockstar dopo due ore hai i coglioni tritati e ti sembra cantino la stessa canzone. (“Biiiis! Biiiis!” E tu:”nuuuuuuuu……“).

Pizzica o Taranta, origini antiche. In Puglia era la danza delle tarantolate, pizzicate dalla tarantola o possedute dal demonio. In Grecia nasce dal mito di una ragazza che ricamava talmente bene da essere, per invidia, trasformata dalla dea Atena in ragno. Che gli dei, quando ci si mettono, sono stronzi forte. Nel Salento si danzava anche nelle ricorrenze familiari. Tamburello, batteria, violino, e  ballo. Indispensabile un fazzoletto, che la donna, dopo averlo sventolato di qua e di là, regala all’uomo del gruppo che le ha rapito il cuore.

Ho provato a ballare ma dopo venti minuti ho visto San Giuseppe con un vassoio di bigné che avanzava verso di me.

Fonte e Crediti Foto: Fabio Romeo

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