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Una storia commovente

In ricordo di Giancarlo Golzi.

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di Gianfranco Giacomo D’Amato

Non scrivo mai un pensiero o una riflessione quando scompare qualcuno. Lo fanno in molti, spesso con scopi assolutamente lodevoli, ma io preferisco evitarlo. Questa volta però è diverso.

Ero riuscito ad entrare in contatto con i Maria Bazar tramite Lorena, simpatica ed efficiente collaboratrice del gruppo. Volevo dedicare un capitolo del mio libro a Piero Cassano e a Giancarlo Golzi, fondatori e soprattuttto (visto il mio interesse specifico) autori dei Matia.

Piero lo avevo incontrato nello studio di Milano. Per Giancarlo invece avevamo fissato un’intervista telefonica. Viveva a Bordighera e veniva ogni tanto a Milano, ma decidemmo di sentirci al telefono perché in quel periodo non aveva in agenda una puntata in studio a Milano.

Lo chiamai all’ora concordata. Cominciai a fargli le prime domande seguendo lo schema che mi ero preparato. Quasi subito smise di essere un’intervista e diventò una chiacchierata tra due persone che non si conoscevano ma che avevano stabilito un’empatia inaspettata. Io ero piacevolmente sorpreso dal clima che si stava creando in una conversazione telefonica, quindi per definizione più “asettica” di quelle dal vivo. Lui capì subito da che passione ero mosso e con quale attenzione mi ero preparato all’intervista per non perdere nemmeno un dettaglio di quelli che mi interessavano e che cercavo per il mio libro, quelli che in genere emergono dai ricordi più nascosti e che ne stimolano altri.

Parlammo per ore. Il tempo passava e noi continuavamo.

Mi raccontò moltissimi episodi. Mi fece capire che molti erano di tipo “istituzionale” mentre altri me li raccontava perché mi considerava un interlocutore diverso da quelli che in genere lo intervistavano. Mi disse proprio così.

Il tempo passava e noi chicchieravamo. A un certo punto le batterie del registratore erano scariche. Chiesi scusa e interrompemmo la telefonata. Mi procurai delle batterie nuove e lo richiamai. Continuammo ancora per parecchio tempo.

La parte che considerai subito la più bella del suo racconto fu quella degli inizi, quando nacque l’amicizia con Aldo Stellita, il poeta del gruppo. Giancarlo si era unito per ultimo ai quattro componenti iniziali (Antonella, Piero, Aldo e Carlo) e nei primi tempi viveva insieme ad Aldo in una soffitta a Genova di proprietà di Piero.

Erano ragazzi, il successo non era ancora arrivato e nella mansardina avevano un microscopico scaldabagni, per cui farsi una doccia calda era un’impresa. Erano ricchi solo di una buona scorta di sogni, come tutti i ventenni. Il racconto della loro ascesa e del successo in Italia e all’estero fu entusiasmante. Quello della malattia incurabile di Aldo e della sua scomparsa, quindici anni dopo, toccante. Mi raccontò quel frangente come se lo raccontasse ad un amico.

Non me ne accorsi subito. Me ne accorsi quando riascoltai la registrazione per cominciare a scrivere.

Un particolare mi aveva colpito: mi disse che suo figlio Davide era amico di Jodi, il figlio di Aldo. Ricordo che gli dissi: “Che bella cosa! Sono amici anche i vostri figli…”.

Nei giorni successivi all’intervista gli mandai altre domande via mail. Lui rispondeva subito. Ci sentimmo altre volte anche al telefono. E poi spesso su Facebook.

Mi disse che era molto interessato a leggere il capitolo sui Matia. Appena fu pronto glielo mandai, aspettando piuttosto in ansia e chiedendomi se mi avrebbe risposto e, in quel caso, cosa.

Mi scrisse una mail mezz’ora dopo, di sole tre parole: “Mi hai commosso!

In realtà ovviamente era la storia ad essere particolarmente significativa e commovente. C’era tutto: speranze e sogni di ragazzi, gioia del successo, addii e cadute, scomparse dolorose, risalite incredibili. Un concentrato di vita accompagnato da canzoni indimenticabili.

Da allora ci siamo sentiti molte volte. Dovevo portargli una copia del libro e quindi finalmente incontrarci di persona. Ma una volta non poteva lui, una volta non potevo io.

Prima delle vacanze ho risentito Lorena per cercare di organizzare un pomeriggio con Piero e Giancarlo insieme a me e ad Alberto Salerno: l’idea era quella di intervistarli nuovamente per il nostro Sito Musicale FMD e allo stesso tempo per portargli il libro. Eravamo d’accordo di sentirci a Settembre.

Non vedrò più Giancarlo. Ma non importa: il capitolo sui Matia l’ha comunque letto e io conserverò quella sua mail con cui mi aveva risposto.

Il libro lo porterò a Davide e a Mattia, che ora hanno più o meno l’età che avevano i loro genitori quando vivevano di sogni in quella soffitta a Genova. Un minuscolo episodio, un piccolissimo ricordo in più a proposito dei loro genitori.

Giancarlo e Aldo invece si sono ritrovati. E da quello che mi ha detto Giancarlo, spero stiano suonando la loro canzone preferita: Cavallo bianco. Che è anche la mia.

Non scrivo mai di qualcuno che scompare, ma come facevo stavolta a non farlo?

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