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martedì, Maggio 18, 2021

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Musiche da un matrimonio

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di Michele Monina

Oggi festeggio sedici anni di matrimonio con Marina.

In realtà io e lei stiamo insieme da ventisette anni, praticamente ho passato più tempo della mia vita con lei che senza di lei. Vabbè, direte voi, ma qui non si parla di musica? Se ne parla, calma.

Il giorno del nostro matrimonio, sedici anni fa, chi era presente alla cena che abbiamo tenuto dopo la celebrazione, ha avuto modo di assistere a una scena inedita. Qualcosa che, volendo, potrebbe mandare a puttane tutto quello che ho fatto in tanti anni di critica musicale.

La scena è semplice: ci siamo io e Marina. Lei bellissima, come oggi, io con una venticinquina di chili di meno, una coda di capelli all’indiana lunga fin quasi al sedere, entrambi elegantissimi, che cantiamo Non amarmi, di Aleandro Baldi e Francesca Alotta. La cantiamo anche bene, questo per i più curiosi.

Pochi giorni dopo, in un autobus che ci portava da non ricordo quale sito Maya verso Merida, sotto una pioggia semicaraibica, abbiamo sentito la stessa canzone cantata da Jennifer Lopez e Marc Anthony, di lì a poco marito e moglie. Si vede che era destino.

Facendo un salto indietro nel tempo, a quando io e Marina non eravamo ancora fidanzati, ma entrambi intenzionati a diventarlo, salta fuori un’altra canzone, Victims dei Culture Club. Si era negli anni Ottanta, e andava di moda, almeno in provincia, o in quella fetta di provincia in cui mi muovevo, partecipare a feste in cui si ballavano i lenti. Un modo per avvicinarsi, per conoscersi. Non c’erano i social, né whatsapp, e se volevi dire qualcosa a una ragazza lo dovevi fare di persona, al massimo scrivere una lettera, di carta.

Io e Marina abbiamo ballato a diverse feste, ci ho messo quasi un anno a conquistarla. E la nostra canzone era Victims.

Giorni fa l’ho fatta ascoltare ai nostri quattro figli, Lucia, Tommaso, Francesco e Chiara, raccontando quello che ho appena raccontato a voi. E gliel’ho fatta ascoltare nella maniera che usa oggi, attraverso Youtube.

A vedere Boy George che canta, accompagnato dall’orchestra, truccato e con la tuba in testa sono rimasti piuttosto perplessi. E pure io. Cioè, io non sono rimasto affatto perplesso dal look di Boy George, perché io negli anni Ottanta c’ero e, nonostante allora poco mi fregasse di parità di diritti, ricordo che guardavo con ammirazione all’eccentricità di chi non aveva nulla da chiedere agli altri e se ne andava libero vestito come gli pareva.

La mia perplessità è legata a Victims, la nostra canzone. E volendo, in scala minore, a Non amarmi. E la perplessità non è tanto legata a quelle canzoni, due brani pop di pregevole fattura, destinati a superare il tempo, nel loro genere, a diventare a loro modo due classici, quanto alle canzoni di oggi.

Fermi, non sono un vecchio brontolone, oggi è il mio anniversario di nozze e lungi da me star qui a fare quello inacidito. Ma mi chiedo, cosa resterà degli anni Dieci?

Io salvo sicuramente Sia, la sua Chandelier resterà, ci metto la mano sul fuoco. E poi? Cosa canteranno alla loro festa di nozze i ragazzi che si sposeranno oggi? Cosa ascolteranno durante il loro romantico viaggio di nozze in Messico?

Io oggi ho quarantasei anni, sono sposato da sedici anni con la donna con cui mi accompagno da ventisette, ho quattro figli e ascolto musica molto bella.

Auguro ai giovani d’oggi, un giorno, di poter dire altrettanto.

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