Le esibizioni a Io Canto Senior hanno messo in luce il talento di Mietta, ma anche un processo di standardizzazione. Queste scelte artistiche sembrano riflettere un percorso di appiattimento e modernizzazione che ha piegato la sua voce, un tempo libera e audace, a una logica pop rassicurante. Capace di contenere moltitudini e far esplodere mondi sonori, Mietta appare ora confinata entro una visione artistica limitante, che merita di essere superata.
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Con la finale di Io Canto Senior, andata in onda il 31 gennaio 2025 su Canale 5, si è conclusa la prima edizione del talent show dedicato agli over 45, condotto da Gerry Scotti e diretto da Roberto Cenci.
Nel corso delle quattro puntate, Mietta, al secolo Daniela, si è stagliata come luminosa figura di supporter d’eccezione, donando la sua voce a tre brani iconici: E la luna bussò di Loredana Bertè, Quello che le donne non dicono di Fiorella Mannoia e Strong Enough di Cher. Ogni esibizione ha confermato la sua tecnica ineccepibile e l’intensità interpretativa, ma ha anche suscitato riflessioni sul repertorio scelto, che non ha spinto a pieno la sua straordinaria arte vocale verso nuove vette.
E LA LUNA BUSSÒ
Nella prima puntata, Mietta ha iniziato il suo percorso con Caterina Arena, casalinga di 51 anni dalla voce soul, duettando con lei sul brano E la luna bussò. Questo capolavoro del 1979, firmato da Mario Lavezzi, Oscar Avogadro e Daniele Pace, è stato portato al successo da Loredana Bertè ed è un inno malinconico e ribelle che fonde reggae e pop in una narrazione struggente: il racconto di un’anima alienata che bussa invano alle porte del riconoscimento e dell’amore.
Mietta ha infuso nel brano il suo timbro caldo e avvolgente, confermando ancora una volta una tecnica interpretativa che abbraccia sacro e profano. Tuttavia, la scelta del pezzo, già affrontato a Io Canto Generation, ha lasciato l’impressione di un’artista che si muove entro i confini di una zona di comfort.
STRONG ENOUGH
Nella seconda puntata, sempre al fianco di Caterina Arena, Mietta ha interpretato Strong Enough di Cher, un brano disco-pop del 1999 che celebra la forza e l’indipendenza di chi si rialza dopo una delusione amorosa. Anche qui, la performance di Mietta, impeccabile e in linea con il suo recente rilancio discografico dall’impronta dance, ha evidenziato la maestria della stessa nello spaziare tra generi musicali diversi.
Questa stessa performance è stata riproposta anche in finale, con la stessa precisione e grinta. Eppure, nonostante la carica travolgente della canzone, l’esecuzione non ha suscitato il clamore che ci si aspetterebbe da un’artista del suo calibro. La voce di Mietta è un diamante che brilla in ogni circostanza, ma brani come questo, per quanto iconici, non riescono a metterne in luce tutte le potenzialità né a portare quell’elemento di sorpresa che il pubblico attende.
QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO
Nella terza puntata, Mietta ha accompagnato Gabriella Bonino, pensionata di 61 anni, in un intenso duetto su Quello che le donne non dicono. Questo capolavoro, scritto da Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone e interpretato magistralmente da Fiorella Mannoia nel 1987, è una poesia musicale che racconta il mondo interiore femminile, tra silenzi, sogni e resilienza.
Mietta ha saputo cogliere l’essenza struggente del brano, esaltandone le sfumature con una sensibilità che solo una voce come la sua può trasmettere. Eppure, anche in questa occasione, il pubblico ha percepito una certa prudenza nella scelta musicale. Il brano del resto lo eseguì già vent’anni fa in trio, con Anna Tatangelo e Rosalia Misseri, nello show 50 Canzonissime, condotto da Carlo Conti.
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UNA MUSICA CHE NON SCOPPIA
Mietta non è solo una cantante: è una dea della musica italiana, capace di attraversare mondi musicali lontanissimi, dagli abissi del jazz alle vette della lirica. Eppure, nelle prime puntate di Io Canto Senior, il repertorio scelto l’ha confinata in una dimensione sicura, prevedibile, che non le rende giustizia.
Le sue interpretazioni, sempre impeccabili, reclamano brani che osino, che la sfidino e le permettano di ricordare al pubblico perché Mietta è Mietta. La sua voce, raffinata e potente, merita di confrontarsi con l’inatteso, il sublime, il rivoluzionario, sia nella musica in TV sia su disco. L’impressione è che si stia trattenendo in una zona di comfort adatta ad una Emma qualunque, ma non a un’interprete che ha fatto dell’innovazione e della riconoscibilità la sua essenza.
Non è un caso, infatti, che tutte le cantanti delle canzoni reinterpretate da Mietta in Io Canto Senior abbiano un range vocale infinitamente più ristretto rispetto al suo. Una direzione che segue la scelta discografica intrapresa da tempo, simile a quella delle colleghe Marcella Bella, Donatella Rettore e della stessa Loredana Bertè: una Mietta “modernizzata”, relegata a singoli estivi che, come una forbice che taglia troppo, le amputano la possibilità di esprimere davvero la sua potenza vocale. Così facendo, si riduce, invece di esaltarsi, finendo per perdere l’opportunità di farsi largo nella sua autentica evoluzione artistica.
Giorgia, dal canto suo, ha dimostrato che è possibile trovare un compromesso tra attitudini soul, bel canto e pop radiofonico, confermando che un’artista dotata di grande voce può evolversi senza rinunciare a ciò che la rende unica. È tempo che Mietta abbandoni il prevedibile e affronti territori inesplorati, privilegiando quelle Direzioni Opposte che un tempo la facevano saltare da un lato all’altro dell’universo musicale, permettendo così al suo talento di ergersi e brillare di luce propria, senza sciogliersi come miele nel sole.
UNA STRADA PER MIETTA
Un ricongiungimento con melodie dall’ampio respiro, in grado di mettere pienamente in risalto le sue doti, di sicuro non verrebbe accolto male dai suoi fan più affezionati, che un tempo oltrepassavano il milione. Del resto, esempi come Antonella Ruggiero e Mina dimostrano che acuti potenti e sperimentazioni sofisticate possono convivere con il successo radiofonico e nei club, come accaduto con i recenti remix di loro grandi successi.
La Mietta che continua a muoversi nei confini rassicuranti di scelte pop già collaudate, con un singolo pubblicato ogni morte di papa e un prolungato stand-by delle sue più solide escursioni nel pop-jazz e latin-jazz, è sicuramente meno interessante di una Mietta che torna a cambiare pelle, attraverso interi album discografici pubblicati con distanza ravvicinata. La strada giusta sarebbe ripartire dal suo primo grande amore musicale – Anna Oxa – e dalle audaci sperimentazioni di un tempo, riscoprendo magari anche le sue attitudini alla Callas mai incise su disco, come invece fece Giuni Russo, che unì lirica e avanguardia rendendosi immortale. Il panorama musicale internazionale è ricco di dive che continuano a reinventarsi con coraggio e visione artistica.
Il viaggio musicale di Mietta non è affatto terminato. Con il suo talento unico, ha ancora tutte le carte in regola per riscrivere le regole della musica italiana e anticiparne le mode, così come fece trent’anni fa con il rivoluzionario Daniela è felice, album che ancora oggi risuona attuale e innovativo. Non c’è bisogno di aspettare che siano Serena Brancale o Joan Thiele a Sanremo 2025 a sparigliare le carte: Mietta può riscoprire quella complessità e grandezza che l’hanno resa un’icona, capace di andare oltre le frequenze radio e il semplice Bang per Battiti Live.
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HIT NON HIT (dalla musica pop al jazz) – BLOG & PRESS di Ugo Stomeo





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