Marco Carta e Simona Ventura sono due volti di una caduta. Il primo, nonostante la vittoria di un Sanremo, per altro molto contestata, e nonostante il continuo appoggio promozionale della Maria nazionale, non ce l’ha fatta, ha costruito il suo piccolo ed effimero impero sul nulla. Una meteora come tante che ha attraversato il firmamento senza lasciare traccia, e quando si finisce per accettare di partecipare all’Isola Dei NON famosi, è evidente che si dichiara il proprio fallimento.
Ma mentre per Marco Carta non provo alcun dispiacere, poiché non l’ho mai ritenuto un cantante di razza (basta chiamarli artisti!), per Simona Ventura provo quasi rabbia per come si è mossa tatticamente e facendo un flop televisivo dopo l’altro, dopo, soprattutto, i grandi numeri di ascolto che raggiungeva qualche anno fa.
Ieri sera, vedendola sbarcare sull’ultima spiaggia, mi si è stretto il cuore. Il sadismo delle persone in studio che la incitavano a restare, solo per procrastinare una fine inevitabile, ha fatto il resto. I sorrisi della Marcuzzi, di Signorini e della Venier, forse l’unica sincera, mi hanno ricordato quei gladiatori che già feriti a morte attendono senza speranza il pollice “up” dell’imperatore. L’imperatore non è altro che il grande pubblico televisivo, che già l’ha condannata.
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