Birmingham saluta Ozzy Osbourne che si ritira dalla musica davanti a 45mila fan in delirio. Ozzy a 76 anni, affetto dal morbo di Parkinson, seduto sul suo trono nero, canta e incanta come un guru.
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A un certo punto la commozione esplode mentre la sua voce canta “Mamma, sto tornando a casa”. Effetto straniante, vedere gente che si è tatuata in faccia o sulle braccia: corna, diavoli, linguacce e mostri assortiti, asciugarsi gli occhi lucidi per una frase dedicata alla mamma. Francamente mi ricorda lo sketch del mitico Jango Edwards, quando prendeva per i fondelli il Metal dei buoni sentimenti.
Ma Ozzy non si tocca. E’ l’ultimo rocker insieme ad altri che ormai si contano sulla punta delle dita. Azzardo qualche nome: Iggy Pop (78 anni), Keith Richards (81), Mick Jagger (81) , Pete Townshend (80), Alice Cooper (77). Tutti nonnetti del rock. Il meno anziano è Angus Young che a 70 anni suonati, saltella ancora come un grillo indossando pantaloncini corti. Sarà perché a sua detta, non ha mai fatto uso di droghe e alcol ma solo di the?
Non si sa, ma mai come nel concerto d’addio di Ozzy, si è avuta la netta impressione che la generazione d’oro del rock sia ormai prossima al The End, al lieto fine. Ha ancora un senso dire: “Rock never die“? Comincio ad avere dubbi in proposito. Non mi pare che la nuova generazione si stia dando molto da fare per innovare quello che resta del rock.
Certo è che lo showbiz e tutto l’insieme del mainstream hanno definitivamente messo da parte il rock. Basta dare un occhio ai Grammy Awards di quest’anno (67esima edizione). Kedrick Lamar, con cinque vittorie è il rapper più premiato, Beyoncè ha ricevuto 11 candidature, Post Malone 7, Charli XCX 7. Le esibizioni e i premi sono un concentrato di dance, pop e rap: Lady Gaga e Bruno Mars, Shakira, Sabrina Carpenter, Chappel Roan, etc…
Trovare un rocker nel cast è come cercare un musulmano al consorzio del Prosciutto di Parma. Si d’accordo, nuove rock band si affacciano e ci proveranno sempre, ma i dati sono impietosi.
Recentemente la società di gaming online inglese Liberty Games ha pubblicato una statistica sorprendente che rivela gli artisti più popolari in ogni paese del mondo. Il calcolo si basa sulle visualizzazioni Youtube e gli ascolti di Spotify , nell’ultimo anno. In testa ci sono i Queen, in ben 63 paesi con 1,86 miliardi di visualizzazioni. Seguono i truzzi Guns N’ Roses che sono addirittura al primo posto in tutto il Sudamerica. E terzi gli AC/DC. Poi ecco la lista dei vari highlander assortiti come Bon Jovi (ancora?), Metallica, Nirvana, Beatles, Rolling Stones e persino i Creedence Clearwater Revival.
Insomma, tutta storia del rock passata, ma del futuro del rock che ne sarà? Chi sono i fottutissimi che raccoglieranno le redini di questi mostri sacri? Per ora sono più nascosti degli alieni o se si fanno vedere, i più li ignorano tirando dritto verso il rap e il pop. In Italia poi, il rock o quello che sembra, è praticamente invisibile. Con il tramonto pressochè definitivo dei Maneskin, non c’è traccia di una rock band che riesca a scardinare la dittatura del pop e della trap.
Nel frattempo come accade all’estero, si celebrano gli anniversari storici degli “anta”, come quello di Pelù e di Manuel Agnelli. Mentre dai talent, tra i giovanissimi, spuntano fuori cantautori in erba dalla lacrima facile, finti rapper con l’autotune incorporato, seducenti Lolite in carne che se gli togli un ballerino sul palco vanno in depressione.
D’accordo, nell’ultima edizione di X Factor ai live c’erano due rock band: Les Votives e i Punkcake, ma poi dove sono finiti? Possiamo davvero affermare che ce l’hanno fatta? No. Il rock in Italia è raro come la competenza in un nostro ministero. Può accendersi per un attimo, attraversare il cielo ma poi sparire come l’effetto di una eclissi, così ci tocca aspettare decine di anni per vederlo di nuovo. E’ un mistero.
Aldilà di scontate analisi sulle nostre radici culturali: il melodramma, la canzone melodica, il Napoli Power, la mamma, il mandolino, il sole, l’ombrellone e il tormentone estivo, è mai possibile che dal dopoguerra in poi, il rock assunto a tutti gli effetti alla categoria del “classico”, debba rischiare di colpo di finire nel dimenticatoio?
Forse è quello che a Birmingham pensavano le migliaia di fan commossi, mentre ascoltavano l’addio di Ozzy. La mamma che aspetta il ritorno del figlio scapestrato, non c’entra, qui in gioco c’è la fine del rock. Dopo Ozzy, quando abbandoneranno le scene gli AC/DC, i Metallica, I Rolling Stones, etc …non resteranno che rimpianti, a meno che, questa generazione, improvvisamente si svegli dal torpore e dall’autoipnosi della cosiddetta musica di m….. imperante.
Ma forse hanno ragione loro. Niente è immutabile e nulla è eterno. Chissà, forse tra mezzo secolo quando avranno la pancia, la sciatica e pochi capelli bianchi andranno su uno youtube artificiale a cercare i clip di Elodie e di Tony Effe e in preda alla commozione, si asciugheranno le lacrime.
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