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domenica, Febbraio 1, 2026

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Bruce Springsteen in concerto a San Siro: “Viviamo tempi pericolosi”

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Primo e tre luglio, le due tappe milanesi del tour di Bruce Springsteen, un tour europeo importante in cui il Boss non perde occasione per attaccare, com’era già avvenuto a Manchester, l’attuale amministrazione americana e in particolare le scelte scellerate di Donald Trump.

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«Viviamo tempi pericolosi», dice, «la mia terra, l’America che amo, quella di cui ho scritto, quella che è stata faro di speranza e libertà per duecentocinquanta anni, è nelle mani di un governo corrotto, incompetente e infido».

bruce springsteen

Sono in cinquantotto mila allo stadio di San Siro, alle parole del Boss si alza un boato di approvazione, dal palco milanese Bruce chiede di far sentire la propria voce contro l’autoritarismo. La rock star americana non ha mai avuto buoni rapporti coi presidenti repubblicani, da Reagan ai Bush padre e figlio.

È un concerto che diventa una protesta nei discorsi al pubblico come nell’esecuzione dei brani: si parte con ‘No surrender’, si continua con ‘Rainmaker’, una dedica esplicita al “caro leader americano”. Per rendere ancora più incisivo il messaggio il testo del brano è proiettato in un maxi schermo. È chiaro, non è un comizio, la sua musica si presta per dare forza al suo messaggio, l’assolo in ‘Because the Night’ di  Nils Lofgren è infuocato.

bruce springsteen

Tutti gli arrangiamenti sono resi ancora più diretti grazie a Max Weinberg e Garry Tallent, le dinamiche tastiere di Roy Bittan, al sax c’è come sempre Jake Clemons, inoltre le sottolineature del coro gospel rendono ancora più vivace e drammatico tutto il concerto.

Bruce Springsteen chiama tutti a rispondere delle proprie responsabilità: «È nell’unione delle persone attorno a dei valori che sta la differenza fra democrazia e autoritarismo. Nessuno pensi di chiamarsi fuori. L’elenco delle cose che stanno alterando la natura della democrazia fa paura: le persecuzioni alla libertà di parola e al dissenso e alle università che non si piegano, alla nuova ideologia, i ricchi che abbandonano i bambini più poveri del mondo alla malattia e alla morte, la retromarcia innescata nella storia dei diritti civili, le alleanze con i dittatori, le deportazioni degli immigrati».

bruce springsteen

Un ritratto dell’attuale situazione drammatica che è, fra discorsi diretti e brani in scaletta, la spina dorsale di tutto il concerto: accendere un faro contro l’operato di Donald Trump.

Si continua a suoni battenti con: ‘Badlands’, non possono mancare ‘Born in the Usa’ e ‘Dancing in the Dark’. Si chiude ‘Twist and Shout’ brano dei The Isley Brothers, portato al successo dai Beatles, e con un omaggio a Bob Dylan con ‘Chimes of Freedom’.
Il Boss in questo tour conferma di essere in gran forma.

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