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NON C’E’ GUSTO IN ITALIA A ESSERE UNA ROCK BAND

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Parafrasando il titolo di un noto libro di Freak Antoni (“Non c’è gusto in Italia a essere intelligenti”) è ormai doveroso svelare l’arcano senza più chiedersi perché in Italia le band non funzionano più. Non certo per mancanza di talento o mancanza di band nei talent show.

Il punto è che è cambiato totalmente il concetto di Band, ovverossia, un gruppo di ragazzi più o meno giovani che fa musica propria con i cosiddetti inediti. Funzionano invece, gruppi di musicisti neanche conosciuti tra gli addetti ai lavori, che si mettono insieme per proporre uno spettacolo di tributi a grandi artisti del passato infarciti di cover copia e incolla.

Finché suonavano nelle birrerie o nei pub il fenomeno era circoscritto per fortuna, ora invece suonano addirittura nei teatri nascondendosi dietro i nomi dei Pink Floyd, David Bowie o Queen, o addirittura dietri a generi o a periodi musicali storici, tipo “Rock Story” o “Rock 80” e consimili. Una forma di play list dal vivo, praticamente.

La gente, consapevole che oggi la musica inedita non offre granché, ci va, si abbandona alla nostalgia, giocando a fare il fan per una sera,  sentendosi più giovane… e il botteghino incassa. Quindi se volete fare una rock band in Italia, mettetevi in testa che della vostra musica inedita, per bella e interessante che sia, non gliene frega più niente a nessuno, vale a dire discografici, agenzie di booking, promoter, uffici stampa, etc. Anche foraggiandoli e pagandoli, il gioco non vale il rischio.

Del resto se anche i Maneskin sono scoppiati dopo due anni e mezzo, nonostante tour internazionali, milioni di download e dischi di successo, featuring con nomi prestigiosi, qualcosa vorrà pur dire. Non si può dire la stessa cosa per altri fenomeni musicali. La musica elettronica ad esempio ha il suo mercato e pubblico, per non parlare della trap anche se ormai raschia il fondo del barile, o per le innumerevoli ragazze pop che si agitano sul palco circondate da ballerini, anziché da musicisti. Basta dare un’occhio alle tante agenzie di booking italiane.

Abbondano facce singole, cantanti singoli o presunti tali, di band ce ne sono pochissime e se ci sono, mettono in scena spettacoli di tributi e repertori misti. Fateci un giro e ne avrete conferma. L’unica scena possibile in Italia è la scena vintage, la scena nostalgia, la scena remember o “rimbamber”. Se tutto questo accade la responsabilità è anche e soprattutto del pubblico, formato ormai di vecchi e finti giovani nostalgici e sconfitti. Una generazione più interessata a riproporre e ad ascoltare musiche preesistenti, piuttosto che nuove.

Una generazione di assimilatori e consumatori bulimici di format, plug in, device, app, di recente invenzione. Più la tecnologia scopre cose nuove proiettate verso il futuro, più la cultura della gente tende al passato, copiando e assimilando il già sentito, il già visto, il già famoso, il già iconico. Ascolti le canzoni di Sanremo e ci senti dentro diecimila citazioni fatte male, roba da sfiorare il plagio grazie al peggior uso degli algoritmi artificiali.

“Nihil sub sole novum” è una locuzione latina che dalla Bibbia è entrata nell’uso comune della lingua italiana. Significa letteralmente “Nulla di nuovo sotto il sole”. Se non fosse che la lingua latina non si studia quasi più nelle scuole italiane, userei la locuzione per il titolo del mio prossimo disco. Dunque o il sole è malato sul serio, o il nuovo non interessa. Del resto il Novecento, ha già espresso il meglio possibile. In ambito rock.

Dopo Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, Clash, Nirvana, Metallica, Radiohead, cosa aspettarsi di meglio ancora? Ovviamente la critica di questo scenario è rivolta al nostro Paese nel quale il sole (malato) abbonda. Senza andare troppo lontano, basta fare un giro a Berlino per scoprire che nei suoi 200 music club, suonano altrettante band locali.

L’uso è quello di girare a fine concerto,  con il cappello in mano a raccogliere le offerte, come i musicisti di strada, ma almeno non sono costrette a scimmiottare le rock star coverizzandole. Non cambia il mercato dell’inedito di certo, ma è già divina e onesta sopravvivenza. In Italia invece, le band possono lavorare anche in teatro, basta che non abbiano un loro nome, un loro repertorio, un loro logo e una loro immagine, bensì quelle di altre band famose del passato. NIHIL SUB SOLE NOVUM.  Non c’è gusto in Italia a essere una rock band.

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