Tenco, quota 50. Sono cinquanta le edizioni per il premio nato dall’intuizione di Amilcare Rambaldi, operatore culturale in quel di Sanremo, di creare un’associazione che promuovesse la musica d’autore. Un’edizione, a cui hanno fatto da padroni di casa, lo storico presentatore Antonio Silva e l’attore Francesco Centorame.
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I premi sono stati assegnati ad Edoardo Bennato, Samuele Bersani, all’argentina Teresa Parodi, e a Mimmo Locasciulli. Caterina Caselli l’ha ricevuto come miglior operatore culturale, Toomaj Salehi ha invece ricevuto il “Premio Yorum”, Si tratta del rapper condannato per “corruzione sulla terra”, attualmente in carcere. Un premio, questo, nato in collaborazione con Amnesty, che hanno ritirato due musicisti del gruppo turco Yorum, a cui è seguita l’esibizione del rapper Kento.
Al mitico Tullio De Piscopo è andato un premio cucito su misura per l’occasione, ovvero: “Suoni della canzone”. Tullio ha infiammato, quasi in senso letterale, le sue bacchette, facendo sfoggio di quel talento che gli ha permesso di suonare e segnare il ritmo per Piazzolla, Battiato, Battisti e soprattutto per l’amico Pino Daniele. Ha ricordato, De Piscopo, in una masterclass su Daniele dedicata agli studenti, l’importanza del coltivare il talento, proprio lui che da piccolo, nato in una famiglia di batteristi brillanti, definito un po’ la schiappa di casa, suonava, su ordine del padre, con gli spartiti appesi al soffitto, al contrario. “Sarà da quella difficoltà nel leggere le note che è nato il primo rap” ha chiosato, tra il serio e il faceto. Rap di cui ha dato un assaggio, andando a pescare nel suo archivio gold, la mitica “Stop bajon”, rimasterizzata dopo 40 anni dall’uscita, proprio quest’anno.
Tra i protagonisti indiscussi delle serate, Edoardo Bennato, che ha regalato venti minuti dei suoi brani, da “A cosa serve a guerra”, “dedicata a Luigi” ha sottolineato, a “Mangiafuoco”, accompagnato da un quartetto d’archi, chitarra e batteria. “Pronti a salpare” invece è stata dedicata a De Andrè. Ha poi proseguito con “Abbi dubbi”, aggiungendo che il passare dell’età ha di certo aumentato i suoi dubbi, le sue incertezze, concetto poi ripreso e ribadito dall’ altro premio Tenco (non un novellino per la manifestazione), Samuele Bersani. Ha poi aggiunto: “Coltivate i vostri dubbi per ogni cosa, tranne che per il potere del rock’n’roll”. Quando stavano leggendo le motivazioni del suo Premio, ha concluso, dicendo: “Non serve, a Luigi non sarebbe piaciuto”, e ha salutato così. Premio Tenco come migliore opera prima ad Elisa Ridolfi con “Curami l’anima”, “con quella voce così sottile”, ma potente.
Premiata, dicevamo, la signora della musica, Caterina Caselli, editrice di Sugar ed ex cantante. A lei, è stato detto molte volte, si devono le scoperte di alcuni tra i protagonisti musicali degli ultimi decenni: da Elisa ai Negramaro, ad Andrea Bocelli. Da non dimenticare però che è stata anche produttrice in anni di fermento: “Erano anni in cui era possibile fare dischi e non avere subito successo. Magari ci si lavorava e il successo arrivava al terzo disco, tempi in cui c’era il tempo e la possibilità di sbagliare, cosa impossibile ai nostri giorni. Ho fatto quello che avrei voluto facessero per me quando ero cantante, tutto qui” ha commentato, dopo aver ricevuto il premio dal discografico Stefano Senardi. In conferenza stampa, ha poi ricordato tutti quegli autori su cui lei ha scommesso, ma che non sono arrivati, per varie ragioni, al grande pubblico, che per lei sono comunque stati grandi scoperte e grandi artisti.
Tra i vincitori di targhe, Paolo Benvegnù per il miglior album “È inutile parlare d’amore”. Premio finalmente arrivato ad un autore intenso, mai sceso compromessi commerciali, che dal 2004 regala piccoli gioielli da solista, dopo una carriera negli Scisma. La targa per miglior canzone è andata a Diodato con “Terra mia”, dedicata a Taranto, dove è anche attivista sociale, che ha inaugurato le serate con “Lontano, lontano” di Tenco. Eleganza intatta.
Miglior album in dialetto, “Assamanù” di Setak. L’abruzzese è in giro da vari anni con la sua musica, ma per i più è stato una meravigliosa scoperta. Da ascoltare con attenzione. Un momento epocale è stato anche quello dell’esibizione di un gruppo cult in Russia, i Ddt, con il leader Jurij Sevcuk. I russi, si sa, sono legati al Festival. Difatti, il cantante ha ricordato che nei gelidi inverni, i russi si scaldavano bevendo vodka e cantando “Felicità”. Scroscio di applausi nazionalpopolari e risate tra il pubblico. Un premio che avrebbe dovuto ritirare nel 2022, ma che non ha potuto a causa della chiusura delle frontiere russe.
Atmosfera rarefatta, da preghiera, per l’esibizione del duo Cristicchi- Amara. Lei, tra l’altro, è autrice del pezzo “Che sia benedetta” cantato dalla Mannoia. I due hanno interpretato “L’ombra della luce” di Battiato con una parte recitata in aramaico. Tra i duetti, anche quello collaudato tra Tosca e Teresa Parodi ha portato alla splendida esibizione di “Gracias a la vida”. Due voci che si sono amalgamate e rafforzate l’un l’altra creando intense sfumature. Un pezzo, questo, di Mercedes Sosa che il caso, ha voluto, fosse interpretato la sera precedente da Simona Molinari, premio Tenco come migliore interprete per l’album dedicato proprio all’attivista Sosa, con “Hasta siempre Mercedes”.
Il Premio Siae è andato a Ivan Graziani ed è stato ritirato dai figli Filippo e Tommaso che portano ancora smalto ai successi del padre, che Filippo ricorda tantissimo nella voce. Pezzi stranamente attuali, nonostante siano passati quasi 50 anni. Questo rafforza l’immortalità dei verii artisti senza tempo.
Chiuso il sipario, però, si riaffacciano i problemi. I cantautori – si è discusso- rischiano di diventare una merce in via di estinzione, e come tali vanno tutelati e valorizzati. Per questo si è pensato, nella tre giorni, alla possibilità di coinvolgere i ragazzi delle scuole e creare premi ad hoc per portare ad emergere i nuovi talenti, nascosti nel sottobosco sociale, oltre che ad attivare ristori per i club dove i ragazzi possano avere la possibilità di misurarsi e sperimentare. Fondi quasi nulla, in questo comparto, rispetto a quelli distribuiti alle Fondazioni lirico-sinfoniche.
Il sipario, per quest’edizione, è calato. Premio da cinquanta, vitalità da ventenne.
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