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SOUND DAY A PARMA: cronaca di un concerto evento unico – RECENSIONE

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di Emma Biancano Masi

Sabato 19 ottobre si è svolto a Parma “Il Senso Del Suono” un evento di 5 ore alla Casa del Suono e alla Casa della Musica, organizzato dall’Associazione Esplora con la direzione artistica di Manfreud, musicista e regista di musica elettronica e visual art. Al Sound Day, hanno partecipato oltre allo stesso Manfreud, la nuova formazione dei S.A.D.O (Società anonima decostruzionismi organici ) che hanno all’attivo 5 album e 2 EPK, con una new entry davvero sorprendente, la giovanissima mezzosoprano di origine vietnamita, ma adottata in Italia: Thi Ly Procacci, e infine Patrizio Fariselli, storico co-fondatore degli Area e attuale leader degli Area Open Project. Nonostante il diluvio c’è stato il sold out alla Sala Bianca della Casa del Suono nel pomeriggio e una buona presenza di pubblico la sera, per il concerto all’attigua Casa della Musica. Le presenze sono giustificate per l’idea stessa della manifestazione, interamente dedicata al Suono e alla “riscoperta dell’ascolto” in un’epoca come questa dove la musica è ormai diventata una sorta di rumore di fondo urbano. Entrambe le location offrono importanti attrattive estetiche-culturali e tecnologie all’avanguardia. In particolare la Casa del Suono è una bellissima chiesa sconsacrata che espone diffusori sonori e tecnologie d’epoca, dalle prime radio di Guglielmo Marconi ai primi fonografi a cilindro, passando per i vinili e i Jukebox fino ad arrivare ai congegni attuali. In particolare la Sala Bianca è una stanza per ascolti immersivi a 360 gradi, grazie a 189 diffusori disposti sulle 4 pareti. Nella sala, Manfreud insieme agli artisti hanno alternato momenti di divulgazione del Suono ad ascolti 7.1 nelle quali i singoli suoni delle musiche si potevano udire in ogni direzione, a luci spente, per favorire la maggiore concentrazione. In particolare è stato diffuso anche Speake to Me-Breathe dei Pink Floyd in versione immersiva. Durante la conference Roberto “Manfreud” Manfredi, ha anche presentato e fatto ascoltare le sonificazioni del Sole e dei Pianeti realizzate dalla NASA e dall’Agenzia Spaziale Europea che hanno codificato in audio le vibrazioni e le onde elettromagnetiche presenti nello spazio. Patrizio Fariselli e Paolo Baltaro dei S.A.D.O, musicisti, tecnici esperti di registrazione fonografica e produttori hanno spiegato al pubblico i vari processi di produzione musicale e tecnologica che si sono avvicendati dagli anni cinquanta a oggi, scienza artificiale compresa. In pratica come è cambiato non solo il suono nel corso del Novecento, ma la stessa fruizione della musica e del suo ascolto. In particolare Manfreud, ha fortemente criticato i supporti di diffusione e le piattaforme  come Spotify, che progressivamente, hanno distrutto la dinamica, in favore della cosiddetta loudness war, cioè un volume più potente ottenuto da una compressione unica e omologata per tutti, generata per ogni produzione discografica possibile. Il pubblico affascinato dai contenuti e dagli ascolti immersivi (persino olofonici) ha partecipato con calore e attenzione fino al concerto serale alla Casa della Musica, dove si sono esibiti gli artisti.

Crediti Foto di Emiliano Zampella

Dopo la suite elettronica di 15 minuti “The Space is a Beautiful Place” di Manfreud che ha suonato synt e generatori sonori di nuova invenzione, immerso in una videoproiezione su grande schermo che ritraeva suggestive immagini dello spazio e della società terrestre futura, si sono esibiti i S.A.D.O presentando in anteprima nazionale alcune composizioni ritrovate di Johann Fritz Tannhauser, opere che fino a qualche anno si ritenevano scomparse, riportate poi alla luce nell’Archivio del Nunzio Apostolico Eritreo di Asmara, città in cui visse nei suoi ultimi anni. Il compositore tedesco è ritenuto uno dei più influenti compositori di musica concreta e esecutori di strumenti rivoluzionari come Onde Martenot e Theremin che hanno modificato per sempre le sonorità della strumentazione musicale. Tannhauser è stato anche il primo compositore europeo a introdurre la batteria negli organici tradizionali della musica classica, sconvolgendo il suono dell’epoca. Rispettosi del compositore tedesco i S.A.D.O hanno rieseguito le sue composizioni attenendosi alle parti scritte, ai suoni campionati dell’Onde Martenot del quale esistono solo 7 esemplari nel mondo, del Theremin, del pianoforte acustico, basso e batteria, e la voce della solista Thi Ly Procacci che ha anche suonato il flauto Bansuri. Un concerto illustrato anche dai loro video autoprodotti e “narrato” da un ineffabile presentatore che ha descritto le opere e alcuni momenti dell’avventurosa quanto estrema, vita del musicista. Ma il fatto straordinario è stato notare la concentrazione all’ascolto del pubblico presente, in parte costituito anche da giovani universitari. La musica di Johann Fritz Tannhauser è tutt’altro che agevole, anzi a tratti è persino spigolosa, irruente ed estremamente complessa nel suo alternarsi di suoni e ritmi imprevedibili, ma è proprio per questo che il pubblico ne viene rapito. Una sfida alla fine vinta, grazie ai calorosi applausi. Come per incanto, i S.A.D.O riescono a farti viaggiare nel tempo, a cavallo dei primi decenni del Novecento dove le avanguardie artistiche europee sono esplose come una eruzione inarrestabile, modificando per sempre suoni, espressioni, gesti, linguaggi e convinzioni. Musica d’avanguardia? Per essere riproposta oggi dopo 60 anni, in un’epoca in cui l’unico suono pseudo-inventato è l’autotune, lo è certamente. Ascoltare l’Onde Martenot oggi dopo che lo utilizzarono anche i Radiohead anni fa, fa lo stesso effetto che fece alla generazione degli anni sessanta quando ascoltarono per la prima volta il Moog di Keith Emerson o le chitarre di Robert Fripp dei King Crimson o il pianoforte preparato di John Cage. Il culmine del Sound Day si è avuto con il concerto solista di Patrizio Fariselli per pianoforte e tastiere da cui scaturiscono suoni dimenticati come il Duduc armeno. Un uragano di virtuosismo mai fine a sé stesso, ma sempre fortemente impresso nella composizione dei suoi brani. Autentici gioielli che nella Sala della Musica, risplendevano di luce abbagliante. Quello di Fariselli e degli altri musicisti, è stato un concerto-evento emozionante, intenso, ipnotico che sarebbe potuto durare anche un’intera notte se le condizioni climatiche fossero state meno avverse. Ci auguriamo che “Il Senso del Suono” possa continuare in altre edizioni, perché la musica non può essere solo ostaggio di canzonette di 3 minuti, ridotte a un ritornello di 30 secondi ad libitum e a un suono orribile, fatto per dispositivi di qualità discount e per palinsesti radiofonici dove chi parla al microfono, probabilmente, non ha mai ascoltato un disco di Cage, Glass, Sakamoto. Parsons, Riley, Vangelis, Eno, Horn, Emerick, Spector, Tannhauser. I maestri del Suono.  Suono, che sentiamo già nelle acque materne al terzo mese di vita, ancor prima di nascere. Lunga vita al Suono e agli eventi come questi, che lo celebrano a dovere.

Crediti Foto di Emiliano Zampella

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