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lunedì, Dicembre 15, 2025

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Quando la beneficenza diventa merce

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Un imprenditore lombardo ha devoluto un importante finanziamento per costruire un parco giochi e un giardino di attività culturali a Milano. E’ il Giardino delle culture e si trova a pochi passi da piazza da Piazza Cinque Giornate, praticamente in centro. Ha però preteso che il suo nome non venisse divulgato e reso noto in alcun modo. Il Comitato di quartiere voleva ringraziarlo pubblicamente, ma lui ha precisato che la sua donazione doveva rimanere segreta dato che lui aveva avuto una infanzia difficile e la sua solidarietà aveva senso solo come fatto d’amore privato e personale.

Il Comune di Milano non ha versato un euro ma ha pensato a tutto lui, persino alla bonifica del terreno. I cittadini del quartiere tutti i giorni ringraziano il benefattore sconosciuto. Ecco un nobile esempio di solidarietà che dovrebbe fare scuola ed essere applicato nella società digitale dove invece, qualsiasi gesto di solidarietà diventa merce pubblica, come nel caso di una importante imprenditrice e influencer, nel quale è difficile distinguere il bel gesto dal commercio inevitabile delle proprie visualizzazioni sui social network. Potremmo anche riderci sopra e fare della satira, immaginando una conversazione di coppia come questa:

Amore, ho fatto un errore di comunicazione. Che faccio? Un video pubblico?

“Si, ma postalo su Tik Tok e Instagram che sono il tuo target”.

Il video non a caso ha fatto il botto, complici anche tutti i Tg che ne hanno parlato. Non ho letto una sola critica sui quotidiani, anzi la maggioranza dei giornalisti hanno elogiato il gesto, nonostante l’abile sceneggiatura e costruzione del video stesso, in cui la protagonista è apparsa anni luce distante dalla sua immagine pubblica, struccata, con i capelli raccolti, con un outfit discount e la commozione sublimata, ma appena accennata come un raffreddore.

Ok, i cosiddetti errori di comunicazione come questi sono innumerevoli. Di esempi ce ne sono tanti nelle campagne di advertising di molte aziende o di importanti manifestazioni come Telethon, dove in una edizione del passato suscitò scandalo il cachet chiesto da Lucio Dalla per partecipare alla trasmissione sulla Rai. Lui lo giustificò asserendo che essendo l’ospite più prestigioso, durante l’esecuzione della sua canzone, la raccolta del denaro devoluto dai telespettatori avrebbe avuto il maggior risultato.

Scelta discutibile e controversa ma vi siete mai chiesti quanto guadagna un’azienda televisiva nelle numerose fasce pubblicitarie durante queste trasmissioni fiume? Circa l’equivalente di una finale di un evento sportivo o di una finale di un talent show in prima serata. Spot venduti a peso d’oro alle aziende in base agli ascolti previsti. Di quella raccolta pubblicitaria non è noto quale sia la percentuale dovuta in beneficenza, probabilmente neanche un euro.

La raccolta è solo quella devoluta dai telespettatori che essendo anonimi, non hanno alcun vantaggio pubblicitario. Ora si può essere distratti, confusi, imprecisi….va bene tutto, ma laddove la solidarietà si sposa al commercio, bisognerebbe porre un confine netto, una bella riga gialla da non superare, come quella delle stazioni ferroviarie. Purtroppo accade sempre il contrario nonostante le apparenze. Si attraversa il confine e ci si schianta dentro i binari, oppure si branderizzano le stazioni e i treni con il proprio logo e la propria immagine. Un giorno vorrei conoscere il benefattore del Giardino delle Culture per stringergli la mano e dirgli solo grazie. Il grazie che si merita, ma allo stesso tempo, gli sono grato che non accadrà mai.

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