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ELOGIO AI MANESKIN PERCHE’ SONO VIVI

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E’ uscito “Gossip” nuovo singolo e video dei Maneskin. Pezzo paraculo e accattivante con la cassa in quattro e il solito riff rock di immediato ascolto. 

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Fin qui tutto bene ma musicalmente niente di nuovo. Il video però è di una qualità rara. Partecipano decine di attori molto selezionati nel cast, la fotografia è ottima, la regia non sbaglia una inquadratura, il montaggio è perfetto, il nudo mette insieme senso artistico alla David Lachapelle e un pizzico di trasgressione in stile Lady Gaga ai suoi esordi. Le linguacce si sprecano, ma stavolta si spalmano sul vetro risultando sgradevoli o in bocca a qualcuno che non ti aspetti, come ad esempio una suora lesbica.

Alla fine Damiano si mostra nudo ma senza alcun compiacimento, anzi sembra una satira su Fabrizio Corona che mostrava il pisello nel documentario su Silvio Berlusconi o sulla arcinota fotografia del nudo di Achille Bonito Oliva pubblicata negli anni ottanta sulla rivista Frigidaire; “Il critico d’arte è nudo davanti all’arte”.

maneskin

Ovviamente qui non si parla di arte ma di semplice e onesto rock’n’roll, ma quando esce un nuovo brano dei Maneskin il successivo dibattito sui social diventa persino compulsivo con la straordinaria partecipazione della categoria dei “babbioni”, termine che non amo ma molto esplicito. Categoria che si lancia in invettive e gap generazionali che sembrano appartenere al secolo precedente, quando i “babbioni” o i “sepolcri imbiancati” di allora, nati durante la guerra, storcevano il naso per la musica beat fatta dai giovani capelloni.

A questo proposito ho fatto un test su FB, con un post che elogiava il clip di “Gossip”. Si è scatenato subito un dibattito compulsivo con centinaia (dico centinaia) di commenti, al 90% fuori tema, dato che il mio post iniziale era riferito al video e non al repertorio musicale dei 4 musicisti romani. E’ un test che se avete voglia, potete fare anche voi secondo il vostro target di amicizie e followers di cui disponete. Sicuramente noterete come avrete già notato in passato, che si scatenerà un dibattito acceso con polemiche gratuite e inutili, che nessun altro gruppo o cantautore italiano vivente è in grado di provocare.

Questo cosa significa?

Che i Maneskin sono divisivi e “spaccano”, non nel significato abusato dai tutor di “X Factor”, ma perché spaccano letteralmente il pubblico in due. I ragazzi che li adorano e i babbioni che li detestano perché si sentono scippati del “loro” rock, che ritengono una categoria praticamente di natura museale, da conservare sottovetro o in una teca.

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Quindi da una parte ci sono giovani vivi e curiosi che vivono il loro tempo, dall’altra anziani rancorosi che invecchiano male perché nostalgici di un passato che non tornerà mai. “Il rock è roba nostra” ha scritto un noto musicista “anta”, di cui non rivelo il nome per rispetto della sua privacy. Dichiarazione imbarazzante da un punto di vista strettamente culturale ma interessante da un punto di vista sociologico e antropologico.

E allora permettetemi di fare un elogio ai Maneskin perché a differenza dei loro detrattori, sono vivi e spargono energia più di una centrale elettrica. Che siano eccellenti, discreti o mediocri musicisti importa meno. Conta invece che qualsiasi cosa facciano, riescano ad ottenere consensi o disapprovazioni più di ogni altro.

Poi mi chiedo, che cos’è nostro e cosa non lo è?

In ambito rock, anche la mia generazione ha ascoltato schifezze inaudite, come il glam rock, fatto di riff suonati da dilettanti con tanto di lustrini e pailettes, fenomeni da circo che indossavano pitoni al collo esibendo teschi e forconi, chitarristi metal che facevano a gara per essere il chitarrista più veloce del West con assoli onanisti, gentaglia come Gary Glitter che avrebbe dovuto cantare in miniera anziché in un disco, insomma un elenco quasi sterminato di robaccia discount. E’ anche questa la VOSTRA musica? Il VOSTRO rock? Spero proprio di no per voi.

Nel frattempo si avvicina l’anziano compleanno del Festival di Sanremo che ormai avendo più di settant’anni si muove solo con un badante che lo accompagna e lo cura (Amadeus). Ci sono giovani dell’ultim’ora, il più noto si chiama appunto Ultimo, e una schiera di vecchietti che non hanno attaccato l’ugola al chiodo, tra questi Al Bano, Gianni Morandi e persino I Cugini di Campagna. Tutti pronti per addormentare il Paese per una settimana intera.

Pare che per gli accrediti stampa, testate cartacee e digitali, radio, tv e blogger siano state inviate più di 700 richieste. Più di un G8 o di una conferenza tra i capi stato del mondo. Bene, questo è lo scenario, uno scenario di zombie intossicati dal pop generalista che adorano il Festival scrivendo poi persino le pagelle delle canzoni, come se fossero tutti dei prof che non sono, e contemporaneamente puntano il dito contro 4 ragazzi romani che fanno un onesto rock a livello internazionale riuscendo ad avere un successo che non ha alcun precedente storico nel rock italiano.

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Si dirà, non sempre quelli di successo sono i migliori. Grazie tanto, questo lo sappiamo, ma non è una buona scusa per denigrare i Maneskin ogni qual volta pubblicano un disco o un video. Poi se non vi piacciono affatto, perché vi attaccate sempre all’amo e state lì per ore a scrivere commenti su di loro? Non se ne capisce proprio il motivo, ma forse saranno i posteri e non i post, a rivelarcelo tra una decina di anni.

Ragazzi ve lo dico serenamente, non farò la fila per comprare un biglietto a un vostro concerto, né starò su TicketOne con la carta di credito in mano, ma sono contento che siate vivi e vegeti, il futuro è solo vostro.

Spero solo che quando avrete 50, 60 o 70 anni non starete a criticare la musica rock (ma ci sarà ancora poi?) rimpiangendo la vostra o quella che ascoltavate nel 2023. Nel frattempo potete anche rubare qualche idea ai Who, ma non rubate nulla ai babbioni di oggi. Grazie.

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