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mercoledì, Febbraio 1, 2023

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RHOVE: ROSICANDO

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Abbiamo visto di tutto tranne un rapper che abbandona il palco lamentandosi che 50 ragazzi sotto il palco non hanno ballato o saltato durante la sua esibizione live. Trattasi di Rhove, piuttosto amato dai giovanissimi grazie al suo hit Skarerando, che dopo il suo concerto interrotto, possiamo ribattezzare Rosicando. Il ragazzo se l’è presa con parte del pubblico presente, colpevole a suo dire, di non essersi scatenato nel ballo.
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Questi rapper cominciano a tirarsela un po’ troppo. Forse pensavano che i loro fans, dopo anni di “su le mani” fossero abbondantemente addomesticati come animali da circo. Evidentemente non è così, ed è pure una buona notizia se il pubblico comincia a essere critico rispetto a quello che vede e sente. Si dice che il “pubblico è sovrano”, lo è se sa scegliere e distinguere, altrimenti diventa una massa informe telecomandata come i figuranti del pubblico televisivo che applaudono a comando. Rhove è giovane e deve ancora imparare che i fischi a volte sono più interessanti e utili dei selfie.

Ci sono stati artisti intelligenti che godevano come ricci a provocare  il pubblico. Uno di questi era un certo Freak Antoni che sorridendo esibiva pure un cartello con la scritta “Siete un pubblico di merda” ma era chiaramente un gioco, una provocazione che al pubblico piaceva, e infatti gioiosamente, reagiva buttando sul palco verdure e ortaggi che Freak a volte masticava felice, dimostrando di apprezzare la reazione. Il suo pubblico partecipava all’happening, portandosi dietro insalate e banane,  e nessuno si offendeva o gridava “scemo”, “scemo” come invece è capitato a Rhove che ha abbandonato il palco dopo aver rimproverato il pubblico. Il ragazzo dovrebbe analizzare meglio il rapporto che si crea tra chi si esibisce e chi ascolta.

La cosa migliore è quando il pubblico reagisce, che non significa necessariamente il consenso totale, l’adorazione integrale e l’azzeramento critico, anzi se appare infastidito o disturbato, significa che qualcosa dal palco lo ha colpito, gli ha suscitato emozioni importanti e controverse. Non c’è niente di peggio di un pubblico inerme o unidirezionale. Più l’artista è divisivo più diventa interessante, semplicemente perché fa discutere, quindi attrae. Quando invece si pensa che il pubblico sia fatto solo di consumatori e non di persone, allora si va fuori di testa in un nano secondo. Un caso esemplare è quello di Alessandra Amoroso che giorni fa si è rifiutata di fare degli autografi ad alcune ragazzine sostenendo che gli autografi o si fanno a tutti o a nessuno, altrimenti chi non ce l’ha potrebbe rimanerci male. Siamo nel mondo dell’onnipotenza cosmica. “Su le mani”, “ballate o me ne vado” o “niente autografi, grazie”. Ma a questi qui nessuno gli insegna i principi base della comunicazione? Evidentemente no. La sensazione è che queste giovani star trattino la gente come clienti di un centro commerciale.

Qualcuno di loro si è messo pure a vendere le sue magliette in piazza Duomo, come se fosse un ambulante davanti allo stadio di San Siro. Non mi ricordo il nome ma ho visto il suo video postato su Tik Tok. Davvero imbarazzante. Promozione o onanismo pubblico? Corrado Guzzanti risponderebbe: ”La seconda che hai detto”. Uno si fa il selfie mentre vende le sue magliette ai suoi fans e ci gode pure dopo averlo postato. I tempi cambiano e questo è quello che passa il convento raga. Rispetto a queste star create dal nulla, un ologramma risulta un divo assoluto.

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