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Eurovision : Quando finisce l’effetto del trip

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Quando finiscono gli effetti di una esperienza allucinogena, cominci a riprendere il senso della realtà. Quello che hai visto e sentito prima ti sembrava fantastico e surreale, poi il tuo sistema sensoriale diventa normale e rivedi le stesse cose immutabili di sempre. Più o meno è quello che simbolicamente mi è capitato mentre scorrevano i titoli di coda della finale dell’Eurovision.

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Svanito l’effetto visionario del trash lisergico, lo spettacolo che hai visto, vale quanto una vecchia edizione del Festival di Ariccia di oltre mezzo secolo fa: cantanti improbabili in un circo di effetti speciali. Ho visto un cantante australiano protetto da una maschera da fioretto, una bella ragazza che si lavava le mani circondata da manichini umani, una cubana spagnola che esibiva la facciata B del suo disco, una band norvegese che suonava a orecchio di coniglio una canzone dedicata alla banana, un Rovazzi rumeno che cantava un reggaeton in spagnolo, un trio di mozzarelle scadute, travestite da ragazze islandesi folk, una band demenziale balcanica strafatta da vodka in offerta speciale, una bionda anemica olandese che eseguiva una ninna nanna pop il cui ritornello era U-U-A-A, un cowboy estone con la chitarra a tracolla sulla schiena, una ragazza in pigiama party con tanto di materasso a seguito, una band bretone più numerosa del pubblico presente fortunatamente arrivata penultima e Gigliola Cinquetti in versione flash back che continua a non avere l’età da sessant’anni suonati, manco fosse una highlander. Se tutto questo non assomiglia a un trip lisergico, ditemi voi cosa potrebbe essere di diverso. Fortunatamente sono arrivati i Maneskin e gli effetti stupefacenti si sono dissolti. Tornato alla realtà, mi sono chiesto:

“La musica oggi è questa roba qua?”.

Sarebbe stato meglio restringerla all’Europa ma dato che c’erano anche australiani, israeliani, armeni e azerbaijaniani l’impressione finale è che il pop sia divenuto un surrogato globale che annulla differenze, culture e tradizioni di Popoli diversi. Pochi hanno cantato nella loro lingua originaria. Quasi tutti in inglese. I suoni, i ritmi, gli arrangiamenti, persino il modo di cantare sembrano tutti uguali. Ogni tanto si butta lì un breve rap tanto per passare contemporanei. Persino i vincenti ucraini l’hanno fatto grazie al front man che sembrava il sosia di Jamiroquai con un lampadario fuxia sulla testa.

Cogli poche differenze persino tra Laura Pausini e Mika, nonostante lei ormai, faccia parte della categoria dei cosiddetti urlatori anziché dei cantanti melodici. Infine domina la dittatura del cattivo gusto, dalla scenografia con quella fontana a cascata che assomigliava a una “chiusa aperta” dei navigli milanesi, ai costumi colorati da evidenziatori, dal trucco di Malgioglio con gonna gialla  camicione blu in omaggio alla bandiera dell’Ucraina al finto nudo esibito tra addominali maschili oliati, sederi femminili palestrati, ombelichi dorati e tatuaggi ascellari.

Il mio amico Carlo Massarini mi ha scritto su whatsapp: “Manfredi, dài…non fare l’anziano” con tanto di emoticon sorridente a seguito. Potrebbe avere ragione ma il fatto è che non c’è niente di peggio di un anziano autentico che vuole fare il giovanotto tanto per ridursi gli anni. Bisognerebbe prendere esempio da Mara Maionchi e da Ornella Vanoni, che a differenza della Cinquetti dichiarano fieramente la loro età. Per questi e altri motivi, mi spiace dire che quella attuale è la peggior generazione dal dopoguerra in poi. Una generazione bruciata dal falò della vanità, dall’ evidente disimpegno, schiava del politically correct, dell’usa e getta e dello schiavismo digitale. Una generazione che non sa nemmeno creare una propria musica identitaria, ragazzi e ragazze che scambiano il televoto per una tesi di laurea e che pensano di manifestare il loro pacifismo votando una band ucraina.

L’ Eurovision se lo meritano tutto, anzi bisognerebbe farlo diventare un canale digitale in abbonamento under 30, così potrebbero votare a pagamento, tutti i giorni i The Rasmus con un finlandese a torso nudo che replica gli Europe o una star da TikTok cubana,  che gareggia per la Spagna, che ha un nome francese (Chanel) e che crede di avere origini portoricane come Jennifer Lopez. Queste sono le vostre star. Damiano please, spazzale via una volta per tutte e te ne saremo riconoscenti per sempre.

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