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Sanremo 2022: Note a margine sulla terza serata e Viva quasi Tutti

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Note a margine sulla terza serata (che non ho visto) della 72ma edizione del Festival di Sanremo.
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No, dai, al di là degli scherzi e delle battute sceme e al di là anche della puzza che continua ad arrivare dal tombino del mondo, seriamente trovo che alcune canzoni di questo Festival di Sanremo, potranno avere un futuro brillante in radio. Credo che non ne comprerò neanche una, ma questo è un dettaglio e in fin dei conti, io valgo uno e oltretutto, sono fuori quota mercato, in quanto non più giovane (sì, uso il politically correct).

Quindi, viva il culo, il cuore, le mani e gli occhi de la rappresentante di lista, perché il brano è forte, ha un giro di basso che fa risvegliare il Lazzaro che è in me e il testo sull’orlo dell’abisso che non mi dispiace.

Viva anche la chimica che ci rende felici e migliori, anche se spesso solo per l’infinitesimo spazio di un orgasmo.

Viva Morandi, che riesce a essere credibile anche quando è incredibile che canti una canzone come quella.

Viva Ranieri, che se non ha il pezzo più bello del festival, poco ci manca, ma c’è qualcosa che manca, a me, per farmelo apprezzare del tutto.

Viva Giovanni Truppi, che ha quel brano lì che parte storto come il suo naso e poi si acconcia con la leggiadria e la complicata leggerezza dell’arte.

Viva i giovani, che ci provano, si emozionano, ma non sanno quello che fanno.

Viva Elisa, che all’improvviso ti aspetti che apra la finestra affacciata sul ghiaccio e canti con la faccia tonda di Anna un inedito di Frozen.

Viva Drusilla-Crudelia Demon, che sbatte un po’ di savoir faire in faccia alla mia faccia annoiata. E in più, come se fosse normale di questi tempi, sa pure cantare.

Viva Mahmood e Blanco, che non riuscirò probabilmente mai ad apprezzare fino in fondo, ma cantano e scrivono con la passione che ci si aspetterebbe, una bella canzone.

Viva Sanremo, che bene o male, ci fa distrarre con un po’ di merda nostrana, dalla merda internazionale che ci circonda.

Viva Giusy, che fa quello che fa e non strafà, viva Dargen, che ha tutta la stoffa del mondo ma non ha una misura adatta a me, viva Irama, che sa cantare e lo sa (anche troppo), Michele Bravi e la sua bella fragilità, Zalone, che mi fa ridere e non ridere nello stesso tempo e viva me, che sto resistendo a tutto, Sanremo compreso.

Tutto il resto è ciccia buona per il polpettone. A proposito, quanto manca al prossimo Natale da salvare?

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