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giovedì, Dicembre 9, 2021

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Teatri chiusi e chiese aperte – Appello di Max Gazzè e Daniele Silvestri a Franceschini

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Cambiano i governi ma non cambiano le “priorità” nel periodo pandemico. E così teatri, cinema e musei, arene e ogni luogo di cultura continuano ad essere considerati non prioritari, mentre, per contro, le chiese vengono aperte.
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Il primo a parlarne circa un anno fa era stato Stefano Massini (leggi nostro articolo), scrittore e autore teatrale, durante una delle sue apparizioni nel programma Piazza Pulita su La7. Successivamente, attori come Gabriele Lavia, Glauco Mauri e molti altri hanno sollevato in diverse occasioni la questione fino ad arrivare alle ultime settimane quando, per necessità di cronaca, il tema si è prepotentemente riproposto e l’appello si è rinnovato: Se aprite le chiese, aprite anche i teatri e i cinema”.

L’attualità ci porta a Fiorenzuola, paesino del modenese, dove un sacerdote ha proiettato nel cinema della parrocchia la messa domenicale con la motivazione che i fedeli in chiesa erano troppi e con il distanziamento obbligatorio non entravano tutti tra i banchi.

Per non mandare nessuno a casa, don Antonio ha così aperto la sala del teatro Primavera e ha proiettato in diretta lo “spettacolo” della messa. Ai media il parroco ha dichiarato: “Il Dpcm vieta le attività teatrali e cinematografiche, ma noi non abbiamo fatto né l’una né l’altra“. Posizione condivisa anche dal sindaco di Fiorano, Francesco Tosi, che non ha rilevato nessuna infrazione. E’ però evidente che trasmettere una messa al cinema diventi, inevitabilmente, un’attività cinematografica. E se tale attività è consentita, ne consegue che debbano essere consentite anche le attività cinematografiche o teatrali che non siano a tema religioso.

Per quanto riguarda il pubblico, a ciascuno la propria “libertà di culto”, l’importante sarebbe che la scelta fosse garantita per tutti. Invece, fino a qui, i soli “spettacoli” consentiti si svolgono in chiesa a dispetto dei numerosi e prestigiosi teatri e cinema italiani, piccoli e grandi, che con le stesse modalità e lo stesso distanziamento potrebbero offrire un’ora e mezza di sano intrattenimento agli appassionati fruitori, privati da oltre un anno della gioia di far parte di quel meraviglioso rituale laico chiamato Mise en Scene, Rappresentazione, Performance.

La domanda è: perché i devoti delle messe possono ogni santa domenica – e giustamente – beneficiare del conforto della fede mentre gli appassionati del cinema, del teatro, della musica no? Si tratterebbe di agire con onestà intellettuale e di affiancare alla libertà di culto la libertà di rito. Perché il diritto al culto è ritenuto intoccabile dai nostri governi, mentre il diritto alla bellezza, allo spirito critico e alla cultura sono considerati, dagli stessi, sacrificabili e calpestabili?

Massini, durante il suo “Requiem al Teatro Chiuso” aveva mostrato i dati dell’Università di Berlino, in base ai quali il rischio di contrarre il virus a teatro, rispetto a supermercati, uffici, scuole  è minimo. E aveva concluso:

Un teatro non vi pare del tutto uguale a una chiesa? Negare l’accesso a un teatro è negare libertà alla bellezza“.

Il tema della sacrificabilità della cultura è stato discusso e analizzato più volte in questo lunghissimo anno di pandemia anche dai cantanti e dai musicisti di casa nostra che dopo una prima fase in cui sembravano tutti desiderosi di suonare on line o dai balconi, hanno iniziato a mostrare evidenti malumori, poiché sono stati costretti per troppo tempo a cancellare i loro tour. I prossimi importanti concerti, in Italia, sono stati infatti programmati a partire dall’autunno.

I più polemici del momento sono Max Gazzè e Daniele Silvestri, determinati a ripartire al più presto con i concerti. Preoccupati per il declino a cui è stato sottoposto il settore della musica live, mettono in guardia il ministro Franceschini, criticandone l’immobilismo: “Sono certo che voglia fare e voglia dire un sacco di cose ma il fatto che non sappia come, comincia a diventare ridicolo – ha affermato Silvestri durante la presentazione del nuovo album di Gazzè –  Deve ascoltare meglio il settore per capire cosa non deve morire e non deve fermarsi”.

Da parte sua, Gazzè ha lanciato una vera e propria sfida:

Sono stufo di questa situazione. Personalmente riprenderò questa estate con lo staff di tecnici e maestranze al completo e invito tutti quelli che ancora non hanno organizzato i concerti di pianificare per tempo. Dobbiamo lasciarci indietro l’anno del covid e pure l’anno delle varianti del covid. C’è bisogno di ripartire per evitare la pandemia economica”.

Tornando al teatro, ancora Massini ha recentemente scritto sui social:

Oggi mi arriva l’invito per il debutto del mio testo “L’odore assordante del bianco” nella nuova versione catalana, in scena a maggio al Teatre Akademia di Barcellona. E fa un effetto strano sapere che in Spagna, in una metropoli come Barcellona, i teatri sono aperti da novembre senza che ci sia stata alcuna massacrante catastrofe di contagi. Lo stesso virologo professor Crisanti d’altra parte ha espressamente detto nell’ultima puntata di Piazza Pulita che <i teatri potevano essere lasciati aperti>. Già. Potevano. Però non è così. I teatri sono chiusi da fine ottobre e lo resteranno chissà per quanto. Per cui, mentre rispondo con piacere all’invito catalano, mi assale una grande rabbia, un senso di ingiustizia e di immensa frustrazione. Abbiamo pagato il conto di una logica indegna che addebita sempre allo spettacolo la patente di luogo secondario, di cui si può fare a meno, la cui soppressione è un danno marginale”.

 

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