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sabato, Agosto 8, 2020

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LOCKDOWN STRIKE & STREAMING – Perché opporsi alla musica suonata quando la musica live non esiste?

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Non è il nome di un nuovo trio alla Crosby, Still e Nash o alla Emerson, Like & Palmer. Lockdown, strike e streaming sono le parole più usate sui social nelle ultime 48 ore.

Proviamo a fare il punto. Musicisti come Roy Paci, che peraltro ha partecipato alla call in streaming con il ministro Franceschini e altri colleghi del teatro, del cinema e dello spettacolo, ha lanciato insieme ad altri, la provocazione di uno strike (sciopero) della musica proprio in concomitanza con il Concerto del 1 maggio in streaming e sulla Rai realizzato a norma nel periodo lockdown.

Legittimamente come protesta nei confronti del Governo Conte che a differenza del Papa (unico leader di sinistra nel Paese) non ha speso una parola nei confronti dei lavoratori dello Spettacolo, forse pensando di averli già messi nel calderone dei lavoratori autonomi.

Ora, sinceramente, silenziare la musica in un momento in cui la musica è già silenziata dal Governo, non mi è sembrata una grande idea, dato che nessuno si sarebbe accorto di uno strike, dato che normalmente lo si fa per fermare il lavoro, non la disoccupazione. Ma ci sta pur di sollevare il problema.

Personalmente ritengo invece che questo sia proprio il momento ideale per fare musica ovunque, non tanto sui balconi o nelle ludiche dirette facebook casalinghe, quanto in strada o nei media, giusto per ricordare al Paese che la musica oltre a essere importante, dà lavoro a centinaia di migliaia di persone.

Quindi un suono incessante per battere il silenzio assordante. Altro che le tre proposte di Pelù, tra cui la ridicola “rotazione delle sigle tv” frutto di una totale non conoscenza del diritto d’autore e degli intricati rapporti tra le reti tv e la Siae.

Cito invece un caso importante seppur non voluto, ad esempio il caso del musicista Dimitri Reali dei Ponzio Pilates multato dai carabinieri a Cesenatico dove si era recato per ritirare i suoi strumenti musicali per lavoro, lavoro che gli stessi carabinieri hanno giudicato “hobby” e quindi non in regola con l’autocertificazione.

Il caso ha ottenuto sui social una montagna di visualizzazioni che la band altrimenti, difficilmente avrebbe ottenuto se non spendendo un capitale nelle indicizzazioni e questo singolo caso ha suscitato una reazione spontanea e una presa di coscienza importante e condivisa, altro che strike di cui non si sarebbe accorto nessuno.

E dalla strada passiamo alla RAI, nello specifico al Concertone del 1 Maggio con collegamenti in streaming con artisti come Vasco e Zucchero e registrazioni live effettuate ovunque in giro per l’Italia. A mio avviso l’edizione più interessante e intensa di tutte, proprio perché più provocatoria di uno strike. Bastava vedere la Nannini suonare da sola, in cima a un grattacielo ripresa da un drone che mostrava una Milano deserta e spettrale, per comunicare come la musica sia importante per socializzare un’intera comunità e far rivivere una città spaventata e reclusa.

Non occorre leggere saggi di comunicazione o di filosofia per arrivarci, ma guarda caso molti sui social non l’hanno capito, dando così il via al malcontento qualunque con la solita retorica della piazza piena e del megapalco e della passarella live, “avanti un altro , forza che c’è la pubblicità” di vetusta memoria. Passarella oltretutto resa impossibile per il lockdown.

Il messaggio invece che è arrivato dai musicisti che hanno aderito al 1 Maggio è stato l’unico vero messaggio di lotta che abbia avuto un senso. La battuta di Zucchero: “2020 stringi il culo e stringi i denti” simbolicamente, vale un milione di volte il tormentone “Su le mani”. E non importa che l’abbia fatta Zucchero o qualcun altro… è importante averla sentita nella televisione di Stato.

OVVIO che tutti sogniamo di tornare ai concerti live, di fare la fila un’ora per bere una birra e magari di spellarci le mani per chiedere un bis… ovvio, in questo momento, angosciati come siamo, ci apparirebbe come la Festa della Liberazione. Ovvio, fin troppo Ovvio.

Però, perché opporsi alla musica suonata in un momento in cui la musica live non esiste?

La cosa mi sfugge. Sarà perché dobbiamo per forza lamentarci sui social? Sarà perché gli artisti italiani in streaming ci stanno sul cazzo, quando invece godiamo come ricci quando Lady Gaga fa la stessa cosa in streaming con le pop star straniere? Sarà perché ci piace lo strike mentale? Sarà perché sto lockdown non ci ha insegnato niente, dato che continuiamo ad avere le stesse pessime abitudini da tastiera?

Non so voi ma io nel frattempo preferisco vedere e ascoltare un bravo musicista in tv che suona dal vivo anche se in streaming, invece di un politico o un virologo che dice stronzate live in diretta Skype. A voi la scelta.

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