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Ligabue infiamma San Siro: In 60 mila alla tappa di Milano dello “Start Tour 2019” – RECENSIONE

Sono le 21.15 del 28 luglio 2019, siamo allo start dello “Start tour 2019” di Ligabe allo stadio San Siro di Milano, tempio del rock.

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Sono le 21.15 del 28 luglio 2019, siamo allo start dello “Start tour 2019” di Ligabue allo stadio San Siro di Milano, tempio del rock.

Nella scenografia sono protagoniste due “L” di Luciano Ligabue, marchio del cantautore emiliano. Il grande palco ha due diramazioni, due penisole, che saranno luogo dei due medley previsti in scaletta.

Liga saluta il suo pubblico, e non so quale autore, vista le temperature dei giorni scorsi a Milano, si sia sforzato per fargli dire: “in questo clima di incertezza, l’unica certezza è che non abbiamo bisogno della coperta termica”. L’unica cosa positiva è che la battuta lascia raggelati e mi chiedo: “ma nel 2019 ancora qualcuno la usa?

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Ma andiamo alla musica.

Il vero spettacolo non è, a mio avviso, quello che avviene sul palco, dove i musicisti cominciano a suonare “Polvere di stelle” e dove la voce di Luciano è perfetta, sempre la stessa. Il vero spettacolo è nel prato, è tra gli spalti, 60 mila fan accorsi per festeggiare il loro idolo in un luogo speciale, a 22 anni esatti dal primo concerto qui a San Siro, avvenuto il 29 giugno 1997.

1997 – 2019 si riaccende lo spettacolo” è lo striscione che i fan srotolano e che non sfugge all’occhio attento delle riprese che vengono proiettate nei maxi schermi dell’imponente scenografia.

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Fin dalla prima nota gli astanti abbracciano l’artista in un tour apparentemente non facile, ma che in questo luogo azzera tutte le perplessità e le incertezze che avevano fatto ridimensionare le aspettative prima che il tour partisse in tutti gli stadi d’Italia.

Dopo l’apertura con “Polvere di stelle” si procede a ritmo serrato e senza pause con: Ancora noi, A modo tuo, Si viene e si va, Quella che non sei e Balliamo sul mondo.

Segue il  primo medley acustico nella diramazione a sinistra del palco, qui Luciano abbraccia la sua chitarra quella, dice, sulla quale sono nate parecchie sue canzoni. E con la sua chitarra accenna Ho perso le parole, Questa è la mia vita, Ci sei sempre stata, Un colpo all’anima.

La partecipazione del pubblico è totale, non v’è dubbio. Per quanto il concerto non susciti in me grandi emozione (ho “altri” gusti musicali), devo ammettere che è davvero spettacolare vedere l’abbraccio che San Siro da all’artista.

E così scorrono le due ore e poco più di musica suonata che riempono la scaletta senza soluzione di discontinuità, come del resto, senza discontinuità è la discografia dell’artista che si celebra sul palco. Fuori scaletta – e non può non farla in questo luogo – esegue Una vita da mediano.

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Si torna sul palco centrale e si continua con Happy Hour, La cattiva compagnia, Non è tempo per noi, Marlon Brando è sempre lui, Luci d’America, Mai dire mai.

Arriva il momento del secondo medley, stavolta si sposta con tutta la band sulla seconda “penisola”, ed è la volta di Vivo morto o X, Eri bellissima, Il giorno dei giorni, L’odore del sesso, I ragazzi sono in giro, Libera nos a malo, Il meglio deve ancora venire.

Il pubblico di Ligabue lo segue in coro.

Sostiene che il meglio deve ancora venire ma si continua con Vita, morte e miracoli, Niente paura, Certe notti, A che ora è la fine del mondo?, Tra palco e realtà, Certe donne brillano, Piccola stella senza cielo, Urlando contro il cielo.

Si chiude così un concerto che, benchè grandioso, ha però il sapore di un evento già visto, il sapore di un evento congelato anni ’90 che ha lasciato intatto il suo “gusto”, ma senza retrogusto nostalgico.

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