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Woodstock silenziato nel racconto di una imbarazzante Rita Pavone – Un grande FLOP

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Cosa succede se un mitico evento del ’69 come Woodstock viene rievocato, e rivisitato nel racconto, da un personaggio come Rita Pavone?

Succede che il programma è inguardabile (in effetti è stato visto da quattro gatti in croce), sia artisticamente che “culturalmente”. Senza parlare poi dell’aspetto storico.

Ma andiamo per gradi.

Il caro Freccero, giullare alla corte della propaganda della nuova era a sfondo nero della Rai, ha pensato bene di “celebrare” nella sua Rai2, ormai roccaforte sovranista ammantata di NERO pece, peggiore anche di quella che fu Rete 4 ai tempi del Berlusconismo rampante, i 50 anni del mitico evento di Woodstock nato dalla cultura hippie, da motti come quelli del “Peace&Love”, dalla cultura dell’inclusione, della condivisione, dalla lotta contro ogni forma d’odio, contro la guerra in Vietnam e tanti altri bei concetti che oggi sono lontani anni luce dagli ideali di chi decide ai vertici dell’azienda Rai/Governo.

Ma Freccero si sa, dà più valore all’aspetto “scandalistico” dei programmi che al contenuto degli stessi, scelte scellerate figlie del bisogno spasmodico di cercare di tirare su gli ascolti a tutti i costi. Motivo per cui ha scelto niente di meno che Rita Pavone per condurre il programma, ieri, ai tempi, ragazzina yeye e oggi appassionata sovranista in grigio scuro tendente al nero folle.
Insomma, come dire che per raccontare la letteratura dei grandi autori del ‘900 viene chiamata Danielle Steel, oppure che per offrire un pranzo ai migliori chef di sempre venga scelta come location e menù la sala e il cibo di un Mc Donald.
Spero che i paragoni abbiano fatto ben capire il binario morto su cui viaggiano le scelte editoriali di Freccero e della sua a(R)mata Rai2.

Al netto di una voce e di una grinta intramontabile, che non sono in discussione, Rita Pavone sta a Woodstock come l’aglio sta ai vampiri. Non basta aver vissuto in quegli anni e aver impugnato un microfono e un martello per dire d’essere stati parte integrante di quel momento storico-culturale, perchè così non è. Ai tempi di Woodstock la Pavone pubblicava dischi come “Rita Pavone presenta Pierino e il lupo/Storia Di Babar L’elefantino” che con Jimi Hendrix, Grateful Dead, Janis Joplin & The Kozmic Blues Band, Who, Jefferson Airplane, Sly & the Family Stone, Crosby, Stills, Nash & Young e tanti altri, non hanno nulla, ma proprio nulla a che fare.

Ma anche volendo per un attimo dimenticare le ultime “sparate” discutibili della Pavone, che rasentano l’intolleranza razzista e l’ideologia di una estrema destra imbarazzante, dalle accuse e le offese verso Greta, definita “una bambola horror”, alle deliranti invettive contro i Pearl Jam rei d’aver semplicemente e umanamente chiesto ai governati italiani di aprire i porti, fino a tutta la narrazione contro gli immigranti, ma come si fa a non domandarsi: come può una persona del genere raccontare gli ideali di Woodstock e rendere giustizia al sentimento di inclusione universale che era alla base di quel raduno? Con quale credibilità questo personaggio può approcciarsi ai “credo epocali” di una generazione come quella di Woodstock?

Il problema è stato affrontato e superato da chi di (in)competenza semplicemente scegliendo di non raccontare certi ideali. Tutto il movimento hippie e le sue peculiarità sociali e culturali, nella narrazione degli autori ha subito una vergognosa, puerile e semplicistica REVISIONE storica, cercando di banalizzare una intera generazione. Anzi, andrei oltre. Quello a cui abbiamo assistito è stata la palese volontà di cancellare la memoria di quello che fu, come per impedire alle nuove generazioni di venire a contatto con certe idee che oggi sarebbero letali per certa propaganda governativa.

Niente libertà, niente pace, niente Vietnam, ovviamente niente droghe, niente proteste e solo un po’ d’amore, rigorosamente con inquadrature tra “femminucce e maschietti” e le mani sui cuori in puro stile “sole cuore amore”, e qualche concessione ogni tanto con qualche inquadratura a qualcuno di colore, che di questi tempi è cosa grossa. Punto!
Per il resto SILENZIO ASSORDANTE!

La musica poi, anche lei non è stata risparmiata dagli strazi.
Un Marco Biondi imbarazzante che imitando Barry White ha rovinato la memoria di Joe Cocker, o un Gualazzi irriconoscibile che canta indegnamente “On the road again”, o la stessa Pavone che sguaitamente fa rivoltare nella tomba la Joplin?

Per tutto il resto… “DATEMI UN MARTELLO”, anche perchè lo show di Rai Due è stato visto soltanto da 350mila persone, con un patetico share di 2,4!

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