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mercoledì, Ottobre 21, 2020

Ligabue: fuori la biografia “È andata così – Trent’anni come si deve”

Da oggi è disponibile in libreria È ANDATA COSÌ (Mondadori), l'autobiografia artistica di Luciano Ligabue, scritta con Massimo Cotto

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“Western Stars”, l’America anacronistica di Springsteen – Il Boss appende le lotte al chiodo

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Da sempre Springsteen è innamorato dell’America di frontiera, quella “on the road”, dei whiskey bar sperduti nei deserti, delle vecchie auto scassate, dei cappelli da cowboy, della polvere, dei grandi tramonti in un cielo infinito.

Chi non è innamorato di quella America descritta da Kerouac, Guthrie e tanti altri artisti e scrittori americani?

Probabilmente tutti, ma al diciannovesimo album (leggi nostro articolo), Springsteen potrebbe anche cantare l’America di oggi, quella di Trump, dei padroni della Silicon Valley che hanno distrutto l’informazione e l’economia globale ad esempio.

L’iconografia dell’America on the road è ormai sorpassata, non esiste più quel viaggio “a perdersi” come nel film “Easy Rider” di Hopper. Fa parte di un passato remoto, di una nostalgia delle belle speranze che furono ideali di una generazione ormai sparita.

Oggi i viaggi sulla Route 66 si fanno guardando le mappe su Google. Non c’è un vecchio indiano in giro nemmeno sulle insegne dei drugstore. Certo, ancora ci sono i paesaggi e gli spazi mozzafiato, ma sono diventati da decenni i set dei blockbuster di Hollywood. E’ dai tempi di Thelma e Louise che lo spirito di quei luoghi è stato completamente rimosso.

Oggi i “fantasmi” americani sono ben altri.

Sono gli impiegati delle multinazionali che escono licenziati dagli uffici con i loro cartoni in mano. Sono gli immigrati messicani che rischiano una pallottola nella schiena, sono ancora gli afroamericani che vengono picchiati o uccisi dalla polizia, se non sono dei rapper multimilionari.

Sono fantasmi peraltro ben visibili, tangibili, reali.

Caro Springsteen, sei sempre un grande, le tue ballate volano sempre in alto, anche se si assomigliano tutte, ma questo disco è intriso di una tradizione che appare ormai anacronistica nel mondo d’oggi, nel medioevo 2.0. Il tuo western ormai è da “cartolina”, da archivio della Library of Congress. Abusa di quelle sonorità country made in Nashville, come nell’omonimo film di Altman. Le stelle del West del tuo album, appaiono meno luminose, forse perché il cielo è sempre più scuro, ammalato, offeso.

springsteen

Da Springsteen ci aspettavamo un disco più coraggioso, più diretto, un cambio di passo.

Sappiamo a memoria “Nebraska” e “The River” e forse avevamo bisogno di una scossa, di un “hurricane” violento, di un’energia che potesse ricaricarci, smuovere la coscienza” assopita d’America, quindi di riflesso, anche la nostra.

Invece eccoci ancora qui a pensare agli stivaletti, ai vecchi pickup, ai cactus, alle pompe di benzina, agli sceriffi con la camicia beige e le ascelle pezzate come nei film dei fratelli Cohen.

Ok, tutto sempre molto suggestivo, ma è un ‘America che conosciamo fin troppo. Lascia che le “Luci d’America” le canti Ligabue che vive a Correggio e pensa ancora che la via Emilia sia la Route 66.

Da te avremmo bisogno di altro.

E mi si perdoni il parallelo, ma è come se un nostro cantautore del sud cantasse ancora la Napoli delle pizze, dei marechiaro, delle lune rosse o capresi, dei panni stesi, la Napoli d’antàn, da cartolina insomma, di quella Napoli cantata da Arbore e non da Pino Daniele, tanto per intenderci.

Per carità, è un patrimonio storico, bellissimo e da salvaguardare perché fa parte della nostra cultura, ma oggi c’è la Napoli della terra dei fuochi, dell’amianto sepolto, della camorra internazionale, dei sindaci incazzati… insomma ce n’é da raccontare, oltre le cartoline e le “targhette a retro”.

Ok, Boss, sappi che il mio è un semplice invito, dato che sei rimasto uno degli ultimi songwriter a far dischi. Tom Waits ormai si è ritirato da sette anni. Dylan ormai fa il divulgatore, il musicologo, sempre più esploratore delle origini della canzone popolare americana. Dài, Boss, meno etichette autoadesive sul frigo. Parlaci dei cibi scaduti invece, della puzza di marcio che esce dal frigo, perché l’ America diventi un nuovo “dream” ispiratore.

Le nuove generazioni hanno bisogno di una scossa, non di nostalgia.
Amen.

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