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sabato, Giugno 19, 2021

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Ligabue: “Start” non è un capolavoro, ma è un album onesto di un artista serio – RECENSIONE

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Nuovo album per Luciano Ligabue dal titolo “Start” (pubblicato dalla Zoo Aperto per la Warner Music), dodicesimo album in studio del cantautore di Correggio in vista del trentesimo anno di una carriera “famosa”. Il nostro compare anche in copertina, con la chioma brizzolata esposta a incorniciare il notissimo volto da apache emiliano.

Luciano è persona intelligente, si impegna sempre e comunque ad offrire al suo pubblico innanzitutto del sano rock italiano, melodico, cantabile, evocativo, ma conservando sempre una sorta di aura umana, come se alla fine del concerto caricasse gli strumenti in furgone e si mettesse in viaggio verso casa con i musicisti, con l’odore dei flight case sporchi, del gasolio colato sulla carrozzeria e dell’olio bruciato. Chissà perché, inoltre, c’è l’impressione che all’arrivo a casa egli potrebbe anche indugiare in notturne riflessioni non banali, magari in compagnia di un buon libro.

Mentre siamo costretti ad assistere con inutile sdegno alla sgradevolezza che i nuovi personaggi della musica italiana ci propongono come una clava mulinante, questo signore di quasi sessant’anni si propone con le sue rughe, la sua pacatezza forse più blues che rock e soprattutto con dei pensieri, addirittura strutturati e con dei contenuti, che ha piacere di esporre non solo con le canzoni popolari come in questo caso, ma in altre varie espressioni artistiche di multiforme ingegno.

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Nella sua poetica questo aspetto di normalità particolare è sempre stato basilare, ma soprattutto in quest’ultima fatica, in cui il ritorno verso le tematiche care ai suoi primi lavori è evidente. Sarebbe veramente faticoso seguirlo nelle sue immagini di vita normale: amici, dinamiche di provincia, anche famiglia e naturalmente amore, ma vedendolo e sapendolo però sempre irraggiungibile, circondato da guardie del corpo, addetti stampa e fauna di contorno dal look non esattamente riconducibile alle persone della strada.

Il cd si apre con “Polvere di stelle”: molta energia anche se con riff già strasentiti. D’altronde il linguaggio è quello. Il brano però presenta armonicamente qualcosa di nuovo e ha delle belle dinamiche e dei bei suoni, c’è il segnale che la produzione di Federico Nardelli ha le sue ragioni.

Segue “Ancora noi”, presentata da una intro corale vecchio Ligastyle, batteria grassa come deve essere e basso in crome, chitarra con una bell’aria e autocitazioni varie; la evidente intenzione di far identificare il pubblico nell’atmosfera delineata si barcamena eroicamente sul filo del rischio di cadere nelle confinanti tematiche di Max Pezzali, sono i pericoli del mestiere…

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Luci d’america” ha una intro più interessante, dinamiche interne ancora più marcate, alternanza di pieno e meno pieno. Compare finalmente anche un colore nuovo, un accenno di coro simil africano, brevissimo, sia al centro del pezzo che nel finale.

“Quello che mi fa la guerra” ha un colore proprio diverso dagli altri pezzi, batteria meno imponente, chitarrina arpeggiata e basso più agile. Laddove Luciano è molto personale e riconoscibile ma abbastanza monocorde, questi cambi d’intenzione sono molto importanti, come anche gli l’insert strumentali, in questo caso di tastiera: musicalmente solo una giustapposizione nel contesto ma obbligatori per staccare dal canto continuo.

Segue “Mai dire mai” che propone come ormai tutti i cd degli ultimi anni il solito quesito atavico: perché opporre ad un pianoforte di sapore acustico una batteria con un rullante di colore finto? In compenso c’è un bel solo di chitarra, stranamente lungo rispetto al malcostume attuale e quindi onore al merito a prescindere: polpastrelli, controllo del suono, delle frasi, del tempo, delle armonie.

Qualcuno ha suonato e ciò appare una stranezza, che brutta china che abbiamo consentito che si prendesse.

Il brano successivo è “Certe donne brillano”: intro ancora una volta vecchio stile e ancora una bella chitarra. Forse il pezzo che tra tutti ha più parentela con il rock vero, finalmente, sicuramente uno dei momenti più efficaci del disco.

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“Vita morte e miracoli” inizia in modo particolare e incuriosisce, tutta la realizzazione ha un’atmosfera più interessante degli altri brani e pure l’idea del testo, peccato perché melodicamente e armonicamente il pezzo avrebbe potuto osare sicuramente di più.

“La cattiva compagnia” è il classico brano di struttura rock, probabilmente il primo che i ragazzi potrebbero scegliere per pasticciarlo in cantina, facile ed immediato; successivamente in “Io in questo mondo” ricompare il coro, non africaneggiante ma un po’ da sacrestia però, comunque è qualcosa di diverso.

Ultimo brano è “Il tempo davanti”, finalmente una chitarra acustica strumming, arrangiamento molto scarno, infatti il testo si sente e si apprezza molto di più: forse è una ballad di livello assimilabile ai classiconi del liga, in ogni caso è una buona conclusione di un disco gradevole.

Tirando le somme, non ci sono sicuramente picchi compositivi ma Luciano sa scrivere in maniera personale ed efficace, soprattutto si propone in modo artisticamente onesto e non millanta niente; in un cd così breve (trentotto minuti) un paio di brani di maggior peso avrebbero fatto una differenza enorme, ma si tratta di un buon lavoro che promette un bel “live”.

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Tracklist “START” – Ligabue

  1. Polvere di stelle – 4:18
  2. Ancora noi – 3:47
  3. Luci d’America – 3:29
  4. Quello che mi fa la guerra – 3:17
  5. Mai dire mai – 4:02
  6. Certe donne brillano – 3:22
  7. Vita morte e miracoli – 3:02
  8. La cattiva compagnia – 3:47
  9. Io in questo mondo – 4:01
  10. Il tempo davanti – 5:01Testi e musiche di Luciano Ligabue.

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FORMAZIONE IN STUDIO

Musicisti
  • Luciano Ligabue – voce
  • Federico Nardelli – basso, chitarra acustica, chitarra elettrica, chitarra a 12 corde, pianoforte, sintetizzatore, organo, moog, cori
  • Giordano Colombo – batteria, percussioni
  • Lenny Ligabue – batteria, cori
  • Niccolò Bossini – chitarra
  • Max Cottafavi – chitarra, chitarra acustica
  • Federico Poggipollini – chitarra, cori
  • Luca Scarpa – pianoforte, organo Hammond
  • Jarno Iotti – cori
Produzione
  • Federico Nardelli – produttore
  • Claudio Maioli – produzione esecutiva
  • Giordano Colombo – registrazione
  • Pino Pischetola – missaggio
  • Antonio Baglio – mastering
  • Antonio Chindamo – assistente di studio
  • Jacopo Federici – assistente di studio

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