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mercoledì, Maggio 27, 2020

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LO TZUNAMI DIGITALE E IL FUTURO DELLA MUSICA

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Sui social il fenomeno è evidente. C’è una guerra generazionale mai vista prima d’ora. Da una parte i nostalgici invecchiati postano copertine di dischi in vinile di musica degli anni sessanta-settanta, dall’altra il popolo dei teenagers posta solo cantanti hip-hop e pop di oggi.

In mezzo non c’è nulla a parte il fenomeno transgenerazionale dei Queen.

Io stesso ho visto il film su richiesta di mio figlio che ha solo undici anni. La musica sta vivendo gli effetti dello tzunami digitale che ha sconvolto tutto, persino la stessa fruizione della musica, l’ascolto pubblico e privato, il mercato, il consumo.

In America c’è un’agenzia che fa soldi a palate comprando dagli eredi i diritti delle immagini e dei nomi degli artisti defunti, da Freddie Mercury a Michael Jackson, da David Bowie a Frank Zappa. Li usano e li trasformano in ologrammi per concerti live a dir poco imbarazzanti, ma la gente ci va lo stesso e paga anche tanto. I musicisti suonano dietro le quinte e sul palco c’è solo l’ologramma del defunto che si esibisce. Fenomeno importato dal Giappone.

Sulla necrofilia musicale spicca non solo il fenomeno delle biopic di Hollywood, ma anche business strampalati come quello di una Società svizzera che trasforma le ceneri dei defunti in dischi in vinile con la musica preferita del caro estinto. Pare che funzioni alla grande. Ora, come può uno mettere il vinile fatto con le ceneri della madre o del padre in mezzo agli LP degli Abba o dei Duran Duran, lo sanno solo gli psichiatri.

Gli esperti prevedono che entro due-tre anni rimarrà in piedi una sola major discografica che comprerà il gigantesco archivio di tutto il novecento e oltre, detenendo il 99% del mercato discografico. Chiamasi fusione industriale, o semplicemente globalizzazione, in barba all’Antitrust. Del resto Amazon lo fa già con la distribuzione, per cui non c’è nulla da stupirsi.

In questo contesto i ragazzini o le nuove generazioni si adattano alla musica usa e getta, perché a loro del mito storico non frega un accidente. Come i vincitori dei talent show, la pop star ideale dura al massimo sei mesi, poi avanti un altro. Miti che durano come lo scatto di un selfie.

E’ l’Apocalisse della musica?

Forse è già in atto da un pezzo, almeno da quando le case storiche della Fender e della Gibson hanno annunciato il loro fallimento.

Lo tzunami però potrebbe far sortire anche qualche effetto positivo, perché dalle macerie possono nascere anche nuove piante e nuove radici. Finchè l’uomo avrà possibilità di fischiare un motivetto la speranza non potrà morire del tutto.

Perdonatemi il parallelo catastrofico, ma la musica sta vivendo le stesse conseguenze che subisce l’ambiente.

Assistiamo inermi alla distruzione del Pianeta, magari pensando di fare le vacanze in agosto in Norvegia che avrà lo stesso clima del Mediterraneo, perché nel sud Italia le temperature saranno le stesse dei deserti africani. Così assisteremo alla scomparsa dei dinosauri della musica: chitarre elettriche e pianoforti, e nelle scuole i bambini suoneranno minuscoli aggeggi digitali senza neanche riconoscere una nota dall’altra.

Paranoia? Forse. Realismo? Probabile, anzi, certo.

Sarebbe bello vivere altri cento anni per rendersi conto se la musica potrà ancora radunare folle oceaniche con esseri viventi sul palco o robot prodotti in laboratorio, musicisti in carne e ossa dotati di maschere antigas o cloni con microchip integrati e comandati a distanza.

Sarebbe bello verificare se esisteranno ancora le prevendite con il biglietto nominale o se si potrà usufruire del passaggio della materia, da casa propria al forum, oppure il contrario… la star dal forum al salotto di casa tua ma a un prezzo stratosferico.

Sarebbe bello o orripilante al tempo stesso.

Nel frattempo facciamocene una ragione. Chi ha un figlio gli regali un tamburo, un campanello, quattro corde con una cassa armonica di legno, insomma qualcosa di fisico che abbia ancora un suono prodotto da onde sonore, magari a loro potrebbe piacere come piaceva ai nostri antenati che picchiavano ossa su tronchi di legno.

Buona musica a tutti.

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