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Biopic Mania: Dopo “Bohemian Rhapsody” arriva “Rocketman” – E in Italia come siamo messi?

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Il fenomeno dei biopic era prevedibile.

Dopo l’exploit di “Bohemian Rhapsody”, arriva il 30 maggio “Rocketman” il film su Elton John diretto da Michael Gracey e interpretato da Tom Hardy.

Ma forse era prevedibile già dalla lunga serie di premature scomparse avvenute nella musica negli ultimi due anni. In tanti hanno lasciato questa valle di lacrime e il loro vuoto non sarà mai colmato. La nuova musica non si vede all’orizzonte, né tantomeno nuovi artisti in grado di coinvolgere intere generazioni.

L’Academy ci ha fatto un pensierino o meglio ancora un business plan, per cui la nuova moda sarà la biopic su tutti i grandi protagonisti della musica, e dell’arte in genere, del passato, preferibilmente se defunti. Film e fiction che possano appassionare più generazioni, nella speranza che quelle più giovani si aggreghino per il trionfo del botteghino e dell’audience tv.

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Essendo un fenomeno internazionale, ovviamente anche noi in Italia ci stiamo adeguando. Dopo la discutibile, per molti mediocre, fiction su De Andrè, da cui si è disconosciuto persino il figlio Cristiano, dopo la fiction su Mia Martini (prodotta da Luca Barbareschi con Renato Zero assente persino come consulente), quale sarà la prossima biopic made in Italy?

Eredi e famiglie permettendo, si fanno i nomi di Lucio Dalla e Pino Daniele e qui sinceramente storcere il naso è d’obbligo per varie ragioni. Innanzitutto le biopic devono raccontare non solo un grande artista, ma soprattutto un personaggio che abbia avuto una vita interessante, particolare, strana e imprevedibile, perché raccontare il successo è cosa facile, raccontare una vita, molto meno, anzi… più elementi e storie incrociate ci sono e meglio è, altrimenti si corre il rischio di fare una biopic da wikipedia, con fatti e avvenimenti che già tutti conoscono.

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Poi ci sono i permessi e le collaborazioni, o i dinieghi e le diffide dei parenti con cui, in un modo o nell’altro, bisogna fare i conti. Tanto per farvi un esempio, un certo Martin Scorsese dopo tre, quattro revisioni di sceneggiatura imposte dagli eredi di Frank Sinatra, ha deciso di mollare il progetto perché un personaggio così discusso e controverso, con un voluminoso dossier di oltre 2500 pagine raccolto dall’ FBI, mica si può raccontare semplicemente mettendo in fila i suoi successi discografici.

Poi c’è un terzo problema, assai importante. Chi mai potrebbe interpretare in Italia uno come Lucio Dalla? Non so se ci rendiamo conto… Lucio era un uomo molto basso di statura con un fisico assolutamente unico, per non parlare della sua inconfondibile voce. Trovatemi uno che lo ricordi anche vagamente e vi regalerò i biglietti per la prima.

Per Pino Daniele potrebbe persino risultare meno arduo, ma anche in questo caso, trovare il perfetto attore protagonista è come cercare un ago in un pagliaio.

Se dovessi scegliere un cantante italiano su cui scrivere una fiction non avrei dubbi su Franco Califano. Con lui si racconta di tutto: la camorra, la cocaina, le frequentazioni politiche, il seduttore, la galera e gli arresti domiciliari, la sua innocenza, il disco “Impronte digitali” registrato in casa sua durante gli arresti domiciliari, l’abbandono e la rinascita e persino la scritta sulla sua tomba: “Non escludo il ritorno”. Una vita intensissima e piena di episodi interessanti in cui si interfacciano anche i casi di Tortora, Luttazzi e Walter Chiari… mica roba da poco.

Infine resta il problema principale. Le fiction si fanno per soddisfare il target delle tv generaliste, ormai anziano da tempo, ragion per cui si tende a omettere ogni fatto o avvenimento che potrebbe risultare poco adatto alla linea editoriale della Rete (Rai Uno o Canale 5 ).

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Sky preferisce raccontare crimini, camorra, zombie, detective, giovani papi che fumano sigarette e varie follie umane per cui se ne guarda bene da metter mano alle biopic classiche. Per cui immaginatevi la Rai che permette anche una piccola riflessione sulla sessualità di Lucio Dalla. E ancora il Pino Daniele che canta “Questa Lega è una vergogna…”, o la cocaina del Califfo, figuriamoci.

Gli americani, invece, quando fanno le biopic vanno giù con l’accetta. Non omettono niente, anzi esagerano persino. Il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il colpevole e l’innocente, il vizio e le virtù vanno di pari passo. La storia deve essere credibile, piena zeppa di informazioni, di fatti reali, persino inediti o sconosciuti ma autentici.

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In Italia invece si fa il contrario. Si crea un De Andrè immaginario con uno spiccato accento romano come se il Faber vero non fosse nato a Genova e non avesse mai inciso Crueza de Mà.

Non ci resta che attendere. Da autore televisivo navigato, mi permetto di consigliare alle attuali dirigenze televisive solo 3 semplici mosse:

A ) Scegliere bene i personaggi
B ) Scegliere bene gli sceneggiatori
C ) Scegliere bene gli attori protagonisti

Se uno solo dei tre elementi non combacia con gli altri due, lasciate perdere. Continuate a produrre i reality, che costano come le fiction o quiz, per racimolare sponsor a buon mercato. Nel frattempo attendiamo dall’estero una biopic anche su David Bowie.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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