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“Io sono Mia”, il film biografico su Mia Martini su Rai1 – RECENSIONE

Andato in onda su Rai1 "Io sono Mia", il film biografico su Mia Martini. La pellicola, diretta da Riccardo Donna, vede come protagonista Serena Rossi

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Andato in onda su Rai1 Io sono Mia, il film biografico che racconta la storia di Mia Martini. La pellicola, diretta da Riccardo Donna, vede come protagonista Serena Rossi (nel ruolo di Mia Martini) e Lucia Mascino.

Ieri sera Rai1 ha trasmesso Io sono Mia il film di Riccardo Donna sulla vita di Mia Martini, prodotto da Luca Barbareschi.
Già proiettato in 200 sale cinematografiche per pochi giorni (14-15-16 gennaio) e preceduto da un gran battage pubblicitario, soprattutto nel corso delle serate del Festival di Sanremo, non ha deluso le aspettative nonostante alcune incongruenze e qualche licenza narrativa, dovute al diniego da parte di Renato Zero e Ivano Fossati ad essere citati nella biopic. Ma, mentre il primo è facilmente riconoscibile nella storia del film, per il secondo il regista Riccardo Donna ha dovuto inventarsi un personaggio di pura fantasia, il fotografo Andrea.

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La narrazione inizia 48 ore prima della serata inaugurale del Festival di Sanremo 1989, il primo di Adriano Aragozzini, uno dei migliori di sempre (leggi nostro articolo), cui Mia Martini viene convinta a partecipare, dopo una lunga assenza dalle scene, per presentare il brano, “Almeno tu nell’universo“, scritto per lei 17 anni prima da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio.

Sandra (interpretata da Lucia Masino), una giornalista accreditata al Festival che vorrebbe intervistare Ray Charles, viene invece costretta dal suo capo redattore a intervistare prima Mia Martini, cosa che accetta di fare controvoglia indispettendo la cantante che, approfittando di una telefonata ricevuta dalla giornalista, abbandona l’intervista.
Sandra raggiunge Mia sul lungomare e, dopo un’accesa discussione, le due donne trovano un momento di sincera comprensione e Mia comincia a lasciarsi andare raccontando a Sandra la sua vita in un alternarsi di flash back e ritorni al presente.

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L’infanzia in Calabria con un padre che non approvava sua passione per il canto, il trasferimento a Roma con la sorella Loredana, l’incontro casuale con Renato Zero (nel film Toni/Christian), gli accenni ai primi riconoscimenti come cantante jazz con il nome di Mimí Bertè e allo scandalo dell’incarcerazione per il ritrovamento di uno spinello in una borsa nemmeno di sua proprietà, la ricerca dell’amore perfetto con il particolare (che non so quanti avranno colto) del biglietto lasciato sul cuscino “Joe (Vescovi) mi dispiace, non sei tu“, la svolta dell’incontro con Alberigo Crocetta che la convince ad abbandonare il jazz e a cambiar nome in Mia Martini, il grande successo con “Padre davvero” che però incrina ancor più il rapporto col genitore.

A questo punto i ricordi raccontati nel film cominciato a mescolarsi con quelli personali, la vittoria del Festival d’Avanguardia e Nuove Tendenze (Viareggio), il Cantagiro 1971 dove, chi scrive, l’ascoltò nella tappa di Gattinara (la sera prima della serata finale coi Led Zeppelin al Vigorelli), accompagnata dai New Trolls perché il suo gruppo, La Macchina, era rimasto coinvolto in un incidente stradale, E poi il bellissimo concept album “Oltre la collina” che la consacra come Musa del Rock italiano, gli articoli su Ciao 2001

Ma Crocetta, dopo averla spinta ad osare di più, in seguito al cambio di casa discografica dalla RCA alla Ricordi, le chiede di tornare verso lidi più nazional popolari: c’è un brano scritto da Bruno Lauzi (verosimilmente interpretato anche nel timbro di voce da Enzo Paci), Michelangelo La Bionda, Leonardo Ricchi e Dario Baldan Bembo nel quale lei non si riconosce, parla di una donna remissiva che supplica un “Piccolo uomo” di non andare via e si rifiuta di cantarlo, abbandonando lo studio di registrazione, nonostante la minaccia del manager di porre fine alla sua carriera. Ma nel cuore della notte ci ripensa, telefona a Crocetta scusandosi e dichiarandosi disponibile a cantare il brano come vuole lui.

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È il grande successo nazionale, vince il Festivalbar 1972 acclamata da ogni tipo di pubblico, anche da noi appassionati di rock che, pur sentendoci traditi da questa scelta, non possiamo fare a meno di apprezzare la sua voce e il suo modo di proporre delle semplici canzoni (beh, averne oggi…).

L’anno seguente è la volta di “Minuetto“, con un testo in cui questa volta si riconosce pienamente, scritto per lei in una notte da Franco Califano, ancora una volta su musica (stupenda) di Dario Baldan Bembo (stranamente mai citato nel film).

Altro Disco d’Oro, altra vittoria al Festivalbar, consacrata nel 1974 come miglior cantante europea dell’anno, registra i suoi dischi in francese, tedesco e spagnolo.

Nel frattempo, dopo un concerto alla Bussola di Viareggio, sulle note di “Every time we say goodbye“, uno dei suoi brani preferiti da sempre, conosce Andrea (nel film un fotografo freelance, nella realtà il musicista Ivano Fossati) col quale inizia un’importante e intensa relazione sentimentale.

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Ma la Ricordi, la casa discografica, comincia a intromettersi sempre più pesantemente nella scelta del suo repertorio, senza tener conto dei suoi gusti e preferenze.
In cerca di maggior libertà artistica, Mia decide di rompere il contratto per tornare alla RCA che le fornisce un ottimo supporto promozionale distribuendo l’album in Europa e Canada.

Una sua apparizione alla TV francese viene apprezzata da Charles Aznavour che la vuole accanto sé nel Tour europeo che culmina con un concerto all’Olympia di Parigi.
Di lí a poco è previsto un Tour anche in Canada, ma senza dir nulla Mia abbandona la cena di fine tour, sale in auto e torna dall’amato Andrea.

Intanto cominciano a circolare strane voci nell’ambiente musicale, ma lei non ci fa caso, anzi arriva a scherzarci su, come quando in un locale scorge casualmente il presunto responsabile di queste maldicenze (secondo le quali anche il solo nominarla porterebbe sfortuna) – un impresario col quale aveva rifiutato di lavorare prima di essere notata da Crocetta – a tavola con un’accompagnatrice e si avvicina abbracciandolo e toccandoli entrambi ripetutamente augurando loro ogni sorta di bene.

Purtroppo queste voci si diffondono sempre più e sia le radio che i programmi televisivi iniziano a rifiutare il passaggio dei suoi brani nelle loro trasmissioni.

Fu un vero linciaggio morale al quale inconsciamente e stupidamente, magari per il solo gusto di fare una battuta, partecipò anche chi scrive.
Ricordo la volta che la incontrai nei corridoi della PolyGram: era in compagnia di Tullio De Piscopo che conoscevo per via di alcuni concerti jazz fatti dalle mie parti. Cominciai a parlare con lui e ci avviammo insieme verso gli ascensori, era l’ora di pranzo.
Stavo entrando nell’ascensore con loro quando la persona che era con me mi afferrò per un braccio trattenendomi bruscamente.
Salutai frettolosamente Tullio, l’ascensore si chiuse, ma feci in tempo a cogliere un sorriso rassegnato sul volto di Mia e la faccia sbigottita di Tullio.
A mia volta sbigottito, chiesi delucidazioni alla persona che mi aveva trattenuto e questi mi disse:
Ma sei matto? Sali sullo stesso ascensore con lei?

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Perdonaci Mimí, perdona quello stupido ragazzo di 23 anni che ieri sera ha pianto attanagliano da rimorsi e sensi di colpa per quasi tutta la durata del film.

E infine, la sfortuna colpì veramente, ma colpì lei stessa: noduli alle corde vocali, il suo meraviglioso strumento venne ammutolito costringendola ad abbandonare le scene per due interventi chirurgici e un lungo periodo di riposo e riabilitazione nel momento più critico della sua carriera.
All’ostracismo dovuto alle maldicenze si era aggiunto il tracollo finanziario dovuto anche alla penale richiesta dalla Ricordi per la rescissione del contratto.

Trascorrono 2 anni, il rapporto con Andrea/Fossati s’incrina, ma c’è una bella canzone che vogliono farle cantare al Festival di Sanremo ’82.
I tempi sono stretti e la voce è cambiata, lei la sente diversa e non sa ancora come gestirla, ha paura che possa rompersi nuovamente.

Si tratta del  brano “E non finisce mica il cielo” e sappiamo bene che è stato scritto e prodotto da Ivano Fossati, che nel film però è stato trasformato in Andrea, rendendo necessaria la creazione di un altro personaggio, il produttore Giancarlo che la convince a interpretare il brano sfruttando la nuova sonorità della sua voce e poi viene fatto morire in un incidente stradale mentre la accompagna a casa subito dopo l’esibizione al Festival, perché Andrea se n’era andato abbandonando l’Ariston durante l’esibizione stessa. Tutti i giornali riportano la notizia sottolineando la morte del produttore mentre lei è rimasta illesa, alimentando ulteriormente l’alone negativo sulla cantante. Pura invenzione degli  sceneggiatori.

A questo punto Mia decide di allontanarsi dai riflettori per ritirarsi in una casa di campagna in un anonimo paese del sud, accontentandosi di esibirsi a livello di squallide feste paesane (nel film la Sagra della Pizza Fritta).

Una sera riceve la telefonata di Andrea, di passaggio dalle sue parti, che la invita a raggiungerla in un ristorante dove le comunica che sta per sposarsi con un’altra donna e preferisce che lei lo venga a sapere da lui e non attraverso altri mezzi di comunicazione.

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Tornando a casa in lacrime perde il controllo dell’auto e finisce fuori strada, ma senza danni fisici alla propria persona.

A questo punto riceve la visita della sua amica e segretaria e, giunte davanti alla casa, trovano Bruno Lauzi che le sta aspettando.

Frugando nei cassetti ha trovato un provino scritto 17 anni prima con Maurizio Fabrizio e cerca di convincerla a tornare in scena per presentarlo a Sanremo, ma lei non ne vuole più sapere di quel mondo. Bruno se ne va lasciandole il nastro chiedendole almeno di ascoltarlo.

Si torna al presente, alla serata del Festival 1989.
Prima di salire sul palco riceve la visita del padre col quale si riappacifica in un commovente abbraccio, quindi la stupenda esibizione di Serena Rossi, mentre l’inquadratua si sposta per un attimo in Svezia, casa Borg, dove Loredana esulta esaltando la sorella, e nel finale si fonde con l’originale di Mia Martini regalando il brivido finale.

Veniamo ora alla produzione: ho letto parecchie critiche in proposito, riguardanti soprattutto la mancata interpellazione di personaggi che hanno conosciuto bene Mia Martini e la mancata citazione di personaggi fondamentali, oltre alle fantasiose forzature che sceneggiatori e regista hanno inserito per supplire alle mancate autorizzazioni di qualche personaggio e riuscire a tenere in piedi la storia in qualche modo (ne ho già accennato più sopra).

Si poteva fare meglio?
Certamente, ma anche peggio.

Il tutto si regge sull’ottima interpretazione di Serena Rossi così come i grandi sceneggiati che hanno fatto la storia della TV in bianco e nero si reggevano sulla bravura degli attori che vi recitavano.

Volendo fare un paragone pesante, personalmente mi è piaciuta più Serena/Mia che Rami/Freddie, forse per il fatto che lei, oltre a recitare, ha cantato veramente cimentandosi con un repertorio arduo quanto quello per cui Rami Malek ha dovuto ricorrere al doppiaggio di Marc Martel.

Non so quanto sia costata la produzione di “Io sono Mia”, sicuramente meno di “Bohemian Rhapsody” che, nonostante i Golden Globe e le candidature agli Oscar, ha ricevuto critiche negative abbastanza simili a quelle della biopic prodotta da Luca Barbareschi per la RAI.

Direi che ci si può accontentare.

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Claudio Ramponi
Claudio Ramponi Cremona 08-08-1956 Comincia a studiare musica all'età di 8 anni presso la Banda Musicale Cittadina di Romagnano Sesia. Nel 1971 forma il gruppo Pick-up con Franco Serafini e Claudio Allifranchini. Nel 1973 sempre con i Pick-up collabora con l'Orchestra di Luciano Fineschi ed inizia a studiare basso e chitarra classica col M° Antonio Mastino. Nel 1974 con i Museum inizia professione di musicista suonando nei principali dancing del Nord Italia. Nel 1975 passa con i Fango (che cambieranno poi il nome in Fantastic Big Orchestra e quindi Fragola & Panna) restandoci fino agli inizi del 1978, dovendo interrompere causa servizio militare, prestato nella Fanfara della Brigata Alpina Taurinense in cui suona il trombone a coulisse. Nel 1979 entra a far parte dei Panda appena prima della scissione del gruppo e con i fuoriusciti membri forma il gruppo Everest con cui registra per la PolyGram Italiana il singolo "Hey città / Park Hotel". Nel 1982 scrive gran parte dei testi per l'album di esordio di Franco Serafini, tra cui il singolo "Se ti va cosí". Nel 1984 si iscrive al Conservatorio Antonio Vivaldi di Novara dove studia contrabbasso per 2 anni col M° Giorgio Giacomelli e consegue la Licenza di Teoria e Solfeggio sotto la guida del Mº Gabriele Manca. Dal 1986 al 1997 lavora come bassista freelance con diversi gruppi ed orchestre tra cui Kalliope, Working Brass, Cabarock, Diego Langhi Big Band, Claudio Allifranchini Big Band, Daniele Comoglio Quartet. Collabora inoltre con la Vetriolo S.r.l. alla realizzazione di jingles pubblicitari in onda sui principali network nazionali. Nel 1991 conosce Raffaele Fiore e con lui collabora alla realizzazione dei testi ed arrangiamenti oltre alla produzione dell'opera rock "4uattro" portata in scena in diversi teatri del novarese tra cui il Faraggiana di Novara, il Silvio Pellico di Trecate ed il Comunale di Oleggio. Contemporaneamente collabora come polistrumentista con la Compagnia La Goccia di Novara per le rappresentazioni teatrali dei musical "Jesus Christ Superstar", "Hair", "Tommy" e diversi Concerti Tributo ai Beatles. Inoltre si unisce, in qualità di corista, al gruppo A Fourty One che allestisce un mega tributo ai Queen con due gruppi contemporaneamente sul palco ed un coro di 20 persone, portato in scena in diversi palasport, teatri e locali di Piemonte e Lombardia tra il 1992 ed il 1995. Nel 1997 si trasferisce a Tenerife, Isole Canarie, dove tuttora risiede esercitando la professione di musicista nei principali hotel.

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