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“Carissimo Luigi”, perdonaci

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luigi
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Ci hanno detto che la tenevi fra le dita come un gioiello e che la giornata era fredda. Che era irreparabile dalle tue labbra il sangue. Che prima di morire ti sei dipinto di tristezza, ti sei gonfiato di alcool arrugginito; che la tua testa aveva un buco, di una vastità universale: ci saremmo potuti passare tutti da lì dentro, ci avremmo potuto buttare a sacchi pieni la nostra ignoranza.

Carissimo Luigi, perdonaci.

Ci hanno detto che non hai sopportato il peso dell’agonia e che non hai azzeccato una nota, che quella sera il tuo viso sembrava un limone spremuto. Che dicevi ciao a tutti, non soltanto il tuo amore. Che la sala da spettacolo per te era il vuoto e che ti ci saresti buttato sperando di farla finita, per quanto eri disperato. Che in piedi piangevi, perché non sentivi la musica la voce la tua vita; perché saresti voluto andare via, alla ricerca di altro vino.

Carissimo Luigi, perdonaci.

Ci hanno detto che di mattino presto sei passato dal cimitero, e ti sei seppellito i piedi e stringevi dei fiori al petto. Che sembravi già indurito, che in ginocchio e senza nessuna forza sembravi un bambino. Che la morte era la tua sorella lussuriosa, e tu ne eri lo spettro la sua vera anonima tunica; che tenevi cento specchi nelle mani sperando di vedere in qualcuno la tua scena finale.

Carissimo Luigi, perdonaci.

Ci hanno detto che non è più possibile parlare di te, a Sanremo nella sala da spettacolo. Che non ci sarebbe mai più dovuto esser neanche un gesto istintivo che ti ricordasse. Tantomeno una canzone, di quelle che hanno poi dentro il tempo la memoria il ricordo, il valore.

Franco Simone non aveva sentito, voleva darti con la sua voce sangue acqua e aria, farti una puntura nel midollo come si dice farti risorgere. Non aveva visto che ti avevano ricoperto di cemento, che nei pochi fiori attorno a te c’era il diavolo o forse il tuo assassino. Franco Simone, si sa, ha un cuore puro come la luna di gennaio. Non ne sapeva nulla. E ha creduto Sanremo potesse avere il filo del ritorno, davvero la primavera con tutti i fiori di carne viva. Ha creduto che dopo quasi 50 anni dal tuo abbandono potesse chiedere a Carlo Conti di non lasciarti ancora nella piazza dei morti, di non lasciare che tutti rimanessimo ancora muti come i topi, di farci capire il senso del tuo amore.

L’ingenuità è il segreto del genio; non la sapevi Luigi, non lo sapeva Franco.

Perdonaci se c’è stato sempre qualcosa di irreparabile intorno al tuo nome.

Ma cosa diavolo adesso ci importa, tu sei altrove e non hai bisogno di essere salvato dagli uomini che hanno permesso che tu morissi.

Perdonaci. Se lo credi.

luigi

N.d.R. “Carissimo Luigi”, di Franco Simone, è stata scartata al Festival di Sanremo del 2017 condotto da Carlo Conti.

 

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