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Per Thom Yorke i social rappresentano il nuovo fascismo

Thom Yorke, reduce dalla realizzazione del nuovo album “Suspiria”, in una intervista rilasciata a Repubblica è stato durissimo contro i social

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Il cantante dei Radiohead Thom Yorke, reduce dalla realizzazione del nuovo album “Suspiria” (leggi nostra recensione), stupenda colonna sonora del remake del film di Dario Argento realizzato da Luca Guadagnino, in una intervista rilasciata a Repubblica è stato durissimo contro i social che a suo dire rappresentano il mezzo di divulgazione e la causa del fascismo del nuovo millennio, i social che sono la causa dell’impoveriscono del linguaggio e dei ragionamenti, dando l’illusione di esser parte attiva.

Questo parte dell’intervista:

La gente ha cambiato modo di pensare per colpa di internet e dei social network. È fascismo: ma non nel vecchio senso. Non è nemmeno reale ma non per questo è meno pericoloso: il nuovo fascismo è questo, è la gente non si sente più responsabile per il proprio comportamento […] Sono sceso in piazza l’altro sabato nella grande manifestazione contro la Brexit. Temo di essere letteralmente terrorizzato. E del resto: non siete terrorizzati anche voi in Italia? O siete ancora tutti paralizzati? (…) Jaron Lanier (uno dei pionieri della realtà virtuale, oggi molto critico, ndr) dice che la rabbia della gente cresce perché attraverso un algoritmo finisce in un gioco di specchi dove le opinioni diventano sempre più estreme […] Il pericolo non è uno stupido governo conservatore che finirà per divorare sé stesso. Per ritornare a Suspiria e alla metafora della danza: noi siamo come la danzatrice che sotto un incantesimo che non capisce si butta di qua e di là – fino a uccidere sé stessa. Quella danzatrice siamo noi che non abbiamo più fede nella nostra capacità di cambiare le cose: perché stiamo vivendo in una specie di vuoto […] Scrivere due frasi su Twitter non significa che stai facendo una discussione. E scrivere la tua opinione con la bava alla bocca su Facebook non significa che stai partecipando a un dibattito politico. Non c’è differenza tra quello e il tracciare tremebondi graffiti nella toilette

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