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Norah Jones a Torino: Cronaca dell’abbandono alla musica live di qualità – RECENSIONE

Norah Jones live al Teatro Colosseo a Torino con “Day Breaks”. Sul palco con l'artista newyorkése Brian Blade alla batteria e Chris Thomas al basso

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Norah Jones
Crediti foto Elena Nesti per faremusic.it - Crediti FotoMontaggio Immagini ©FareMusic FMD Copyright
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Norah Jones suona … e noi reimpariamo ad “ascoltare”. Questo è semplicemente successo ieri al Teatro Colosseo di Torino.

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La magia in un concerto si crea in diversi modi.

Noi (parlando al lettore-tipo che in quanto tale non esiste, ma forse mi avvicinerò alle abitudini musicali di alcuni di voi) siamo abituati al cantante che ci canta in faccia le parole, alle chitarre che guardano il pubblico … Insomma a un dispositivo che diremmo “frontale”.

Ma non è l’unica modalità possibile per un concerto.

Norah Jones ieri sera ha incantato il Teatro Colosseo di Torino restando di profilo seduta al piano e girando la testa verso il pubblico per due attimi sulle ultime due canzoni prima del bis. Esagero, certo. L’artista americana (figlia del grande suonatore di sitar indiano Ravi Shankar, ma pur sempre americana) saluta e dice dei calorosi “Grazie” al pubblico alla fine di ogni brano, con un rispetto, sincerità e grande classe.

Quello che vorrei raccontarvi con questo fatto del frontale o laterale è il piacere che si può provare in un concerto altro-dal-pop-rock. Ecco, questo piacere lo si trae già in primo luogo dall’osservare come interagiscono i musicisti tra loro. La pianista-cantante tiene lo sguardo del contrabbassista, il quale risponde al batterista. E da questa spirale di intese e di reciprocità la musica sale su. La semplicità ma infinita ricchezza di tre strumenti rende ogni nota “toccabile” con mano all’ascolto, si sentono le dita scorrere, i colori della voce. Quando c’è spazio nel paesaggio acustico della musica suonata live e questo paesaggio non ha uno sfondo saturo che riempie tutta la visuale, come siamo abituati con il rock, l’elettronica e le loro derive – beh quando ci sono queste condizioni, puoi goderti ogni singola nota. Questo è il piacere di un concerto concepito con pochi essenziali ma ricchi elementi.

Il concerto inizia con Cold cold heart, What am I to you e Little broken hearts, e poi ancora Nightingale, Out on the road e brani tratti da tutti i suoi otto album, dal primo Come Away With Me (2002) fino all’ultimo Day Breaks (2016), dal quale ha suonato per il pubblico torinese anche l’omaggio a Neil Young (Don’t be Denied). Dopo aver collaborato con svariati musicisti dal country al blues al folk in molteplici album in cui la cantautrice si è messa alla prova negli scambi con generi musicali affini, Norah Jones torna al jazz con una rinnovata consapevolezza, inventiva e sicurezza.

Norah Jones
Crediti Foto Omar Lanzetti

I nomi di Brian Blade alla batteria e di Chris Thomas al contrabbasso e basso elettrico sono scritti accanto al suo e danno nome al tour. Una più che giusta concezione paritaria della band : tre musicisti riescono a fare di tutto, a entrare in sentieri sempre diversi con i soli tre strumenti. Siamo davanti a tre “tocchi” assolutamente eccezionali, una qualità oltre le stelle, che sfiora la magia in senso proprio.

Norah Jones è intensa sia nella voce che al piano, ascoltandola pensi che pur nella scelta che avrebbe davanti a sé, le sue note non potrebbero prendere direzioni diverse. Non potrebbero essere altrimenti – riesce a convincerti benissimo di questo con una fermezza e una delicatezza fuori dal comune.

E ahinoi, neanche Norah Jones passa indenne dagli smartphone che si alzano in platea appena partono Sunrise e su Don’t know why, in tripudio di video e di Instagram stories. Voglio pensare che i signori in platea non conoscessero solo queste due, o almeno che abbiano avuto un piacere sincero nello scoprire altri pezzi del repertorio della Jones anche se non erano molto redditizi dal punto di vista social.

Quello di Norah Jones è un concerto in cui gli applausi del pubblico dopo Carry On e l’uscita di scena non finiscono mai e il bis ha davvero il senso di una chiamata alle armi, fortemente voluto da un pubblico che ne vuole ancora e non ha il sapore della convenzione.

Un bellissimo concerto perché i musicisti sono al pari, non si assiste a nessuna frivolezza o divismi pop, i tre musicisti entrano ed escono di scena insieme e si respira veramente la magia di una musica fatta insieme, in cui non c’è niente e nessuno da mettere in risalto né da mascherare. Nessun trucco, niente che a livello acustico copre o cerca di canalizzare la nostra attenzione, solo una bravura vera e la sapienza di musicisti a cui puoi solo consegnare orecchie e anima per tre ore, che puoi stare sicuro che stanno in buone mani e li porteranno al sicuro.

Andiamo ai concerti, impariamo ad ascoltare generi fuori dal sentiero battuto, affidiamoci a chi sa fare davvero il suo mestiere. È un esercizio che ci arricchisce e ci rimette in contatto con le nostre orecchie.

Come back soon, Norah.

Norah Jones

Scaletta Day Breaks Tour di Norah Jones – Teatro Colosseo Torino

Cold Cold Heart 
Day Breaks 
Little Broken Hearts 
What Am I to You? 
Those Sweet Words 
It’s Gonna Be 
Nightingale 
Don’t Go to Strangers 
Out On The Road 
Sunrise 
Begin Again 
I Knew It Was You 
After the Fall 
Don’t Be Denied 
Flipside 
Carry On

BIS 
I’ve Got To See You Again

Don’t Know Why

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Elena Nesti
Classe ’88, la Nesti è nata in uno scontro tra civiltà, quella pisana e quella livornese. Scappata di casa in direzione della capitale, qui a vent’anni tondi tondi è riuscita a far produrre il suo primo spettacolo musicale, « Seta & Cera ». Una tesi sulla metanarrazione e il canto melismatico nell’opera-rock Rent l’ha portata alla laurea in DAMS - e siamo d’accordo che per il suo bene non dovremmo farne menzione in una biografia - ma ha rimediato andando in esilio preventivo a Parigi per sette anni. Dopo aver sovversivamente portato l’hip hop e tutta la crew alla laurea in etnomusicologia e antropologia della danza, l’Università Franco-Italiana sovvenziona il suo studio per il dottorato di ricerca in antropologia della musica sulla ricezione delle canzoni come forme essenziali dell’interprete e come catalizzatori di diversi strati di vissuto. La Nesti è dunque tornata in missione sul campo di battaglia italiano carica a pallettoni, ma il suo amore di antropologa della musica per il suo oggetto di ricerca, l’essere umano musicale, si è esaurito in due giri di stazioni fm. Scriviamone.

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