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Lo Stato Sociale: “Primati”, album da ascoltare con la visione del nostro tempo- RECENSIONE

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Se ascolti il brano del 2012 e poi quello del 2018, ti rendi conto di tre cose: come si è evoluto nell’intensità e nella credibilità Lo Stato Sociale (leggi nostro articolo precedente con annessa intervista), come è cambiato nei suoi riferimenti culturali il fenomeno indie, e soprattutto come si continua ad avvilire la società italiana entrata in un depresso narcisismo da operetta.

“Sono così indie” è la canzone de Lo Stato Sociale che ha saputo raccontare, sei anni fa, un mondo musicale nuovo, quello indie appunto, che in Italia è cresciuto veloce in poco tempo, senza farsi appiccicare etichette all’americana: il pizza-indie è un fenomeno troppo debole per essere radiofonico, troppo casalingo per godere di promozione ad ampio raggio, troppo poco borghese per essere cantautorale, e troppo pigro per diventare trionfalmente pop.

Cosa sono questi indie?

Cantanti e gruppi usciti dalle proprie camerette con quaderni scritti di canzoni, strumenti suonati senza fronzoli, la voglia di raccontare questi anni di musica povera senza più le case discografiche che ti pagano il rimborso spese, senza più i dischi e nemmeno i negozi di dischi, senza gli sponsor e i programmi dei video in televisione che vedevano tutti. Senza manco il pubblico, a momenti.

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Lo Stato Sociale sono stati tra i padri fondatori del movimento Indie. E ci hanno scritto una canzone diventata simbolo di ogni artista indie. E adesso che hanno fatto il Festival di Sanremo, nel loro album-raccolta hanno riscritto quella celebre “Sono così indie” cambiando parole, situazioni, significati. È la legittima e saggia operazione commerciale di una band che sapeva che sarebbe diventata famosa tutta d’un colpo proprio con Sanremo e la vecchia che balla sul palco (quale migliore metafora per l’Italia del sabato sera?).

Sono così indie che mi permetto di citare la mia band/ Perché siamo qua da un po’ e pare sia tutta colpa nostra/ Finalmente un merito che non sia di Manuel Agnelli“, canta Lo Stato Sociale nella versione 2018 (con all’interno l’ironica partecipazione di Il Canal, Max Collini, J-Ax, Jovanotti, Mara Maionchi, Giorgio Mastrota e Nina Zilli)

Tutta colpa loro?

Nel 2012 raccontavano il fenomeno indie così: “Sono così indie che il mio nome su facebook è il nome della mia band/ Anzi no, è il nome del mio progetto hardcore parallelo, Giorgio Gabber versus Luigi Techno/ Sono così indie che con la musica non ci arrivo a fine mese/ Ma i soldi per la bamba e Bloody Beetroots invece ce li ho sempre“.

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Che poi è il riassunto di una generazione di artisti presunti che cercavano uno spazio dentro un locale già pieno di super vip ingombranti e con nessuna voglia di andarsene a casa. Come tutti, in questo mondo di post social e visualizzazioni sul web, gli indie cercavano e cercano una finestra. Di amici che diventano tutto il pubblico di cui hai bisogno. Di un lavoro che non c’è e non si inventa, tantomeno con le canzoni. E invece il fenomeno indie è cresciuto, ha prodotto la sua squadra vincente, e i “nonni” indie de Lo Stato Sociale hanno fatto il salto per diventare pop, mainstream, divulgazione commerciale, ipotesi di nuovo business musicale.

A Sanremo “Una vita in vacanza” ha fatto la sua porca figura, ma il botto è venuto dopo: non c’è radio che non la trasmetta, le parodie sono decine, e alle porte dell’estate sarà l’inno di chi parte (“E nessuno che rompe i coglioni”).

Detto questo, l’album 2018 dal titolo “Primati” (e una bella scimmia in copertina) è una doverosa raccolta dei cinque ragazzi bolognesi che hanno scritto finalmente il loro nome nella storia della canzone italiana. Lodo, Bebo, Albi, Checco e Carota da qualche anno ormai girano palchi e centri sociali, scrivono canzoni che rappresentano qualcosa per loro generazioni. “Buona sfortuna”, “In due è amore in tre è una festa”, “Abbiamo vinto la guerra”, la dondolante “La musica non è una cosa seria” e soprattutto la mitica “Mi sono rotto il cazzo”: pezzi di vita vera, quotidianità narrata con gusto.

Un album da ascoltare lasciandosi trasportare nella visione lucida del nostro tempo.

Ci sono anche degli inediti: “Fare mattina” cantata da Carota, un po’ amarcord, perchè “ho capito ora quanto valeva quella fuga dalla scuola“. E “Facile”, cantata da Lodo con Luca Carboni, in cui si ricorda che “I comunisti hanno tutti la villa in Versilia“. Perchè Lo Stato Sociale ha imparato a fare le canzoni che si fanno amare dalle radio, ma resta pur sempre una band nata nel centro sociale occupato.

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TRACKLIST “PRIMATI” – LO STATO SOCIALE

01. Una Vita In Vacanza – (03:53)
02. Sono Così Indie 2018 + Guests – (05:30)
03. Fare Mattina – (04:13)
04. Facile – (03:50)
05. Buona Sfortuna – (03:57)
06. Eri Più Bella Come Ipotesi – (05:22)
07. Amarsi Male – (04:18)
08. Niente Di Speciale – (05:23)
09. Io, Te E Carlo Marx – (04:00)
10. In Due E’ Amore In Tre E’ Una Festa – (02:49)
11. C’eravamo Tanto Sbagliati – (06:24)
12. La Musica Non E’ Una Cosa Seria – (04:05)
13. Abbiamo Vinto La Guerra – (04:48)
14. Mi Sono Rotto Il Cazzo – (04:55)
15. Quello Che Le Donne Dicono – (03:50)
16. Amore Ai Tempi Dell’Ikea – (04:37)
17. Pop – (05:15)

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