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mercoledì, Luglio 15, 2020

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Hugh Masekela, uno dei più grandi trombettisti jazz e attivista anti apartheid, è morto

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Hugh Masekela, il grande trombettista Jazz che compose Bring Him Back Home per far liberare Nelson Mandela, se ne va dopo una lunga malattia.

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A dare la notizia della morte dell’artista, avvenuta a Johannesburg, è stata la sua famiglia:

Se ne è andato in modo pacifico […] Un padre amoroso, fratello, nonno e amico. I nostri cuori soffrono per la perdita. Il contributo dell’impegno di Hugh e la partecipazione nell’arte e nella musica è nel cuore e nei ricordi di milioni di persone attraverso sei continenti”.

Il musicista sudafricano, grande trombettista e flicornista jazz, aveva 78 anni, era nato nella città di Witbank, in Sudafrica, e ha combattuto per tanto tempo contro un cancro alla prostata.
Lui combattente lo è sempre stato, sin da giovane, un’attivista che seguì le orme paterne (anche il padre fu un attivista anti apartheid) e per questo, nel 1960, dopo gli scontri di Sharpeville (dove morirono circa 70 persone) fu mandato via dal Sudafrica, in esilio, per ben 30 anni.

Hugh Masekela

Per cui, oltre ad essere stato un grande artista, Hugh Masekela è stato un eroe, un musicista che ha messo a disposizione la propria musica per gridare/suonare forte contro le ingiustizie razziali che hanno attraversato il Sudafrica decenni fa. Scrisse la famosa Bring Him Back Home per Nelson Mandela [VIDEO from “Paul Simon’s “Graceland – The African Concert” -Zimbabwe, 1987]  per chiedere a gran voce la sua liberazione, e presto quel brano divenne una sorta di inno, una bandiera, per il movimento anti-apartheid.

 Quando la mia generazione è cresciuta, c’erano già in atto mille espedienti di lotta contro l’establishment. Quello che la gente non sa sull’oppressione è che chi è oppresso lavora e si impegna molto di più: mentre cresci ti viene continuamente detto che tu non sei abbastanza intelligente o veloce. Ma tutti noi ragazzini di allora siamo cresciuti con la voglia di battere il sistema“, aveva spesso raccontato l’eroe musicale.

A lui si deve la nascita del genere Afro-Jazz e il perfezionamento dello stesso durante i decenni della sua carriera.

Hugh Masekela

L’esilio lo portò in America, a New York, dove frequentò la Manhattan School of Music. Era l’epoca d’oro del jazz, del grande JAZZ, dei GRANDI MAESTRI del jazz, da Thelonious Monk a Charlie Mingus, da Miles Davis a John Coltrane. Il giovane Hugh passò moltissimo tempo ad assistere alle esibizioni di questi grandi musicisti, da cui trasse ispirazione e passione. Divenne il “protetto/allievo” di due pilastri del Jazz, due grandi trombettisti, Louis Armstrong e Dizzy Gillespie e fu da quel momento che Masekela cominciò a dar vita al suo personale stile, fatto di influenze jazz americane e ritmi e generi africani.

Il suo primo album pubblicato fu Trumpet Africaine, nel ’63 (in più di 50 anni di carriera Masekela ha pubblicato oltre 40 album). L’inizio della sua vera popolarità, cominciò a Los Angeles, grazie all’aiuto di gente iconica dei quegli anni, e parliamo precisamente della fine degli anni ’60. Per lui si prodigarono gente come Peter Fonda, Dennis Hopper … fino addirittura a David Crosby.

Afro-Jazz

Il “battesimo” vero e proprio del successo e della popolarità lo ebbe grazie alla sua presenza al Monterey Pop Festival, dove si esibì con gente del calibro di Otis Redding, Jimi Hendrix, Janis Joplin. L’anno dopo uscì Grazin in the Grass [VIDEO] che consacrò definitivamente il suo successo mondiale.

In tutta la sua carriera ha suonato con artisti di vario genere: oltre al su citato Dizzy Gillespie, Masekela ha collaborato con nomi quali Marvin Gaye, Herb Alpert, Paul Simon, Stevie Wonder, The Byrds, Fela Kuti … e soprattutto con un’altra grande artista africana, Miriam Makeba, con la quale si sposò (il matrimonio durò solo due anni).

Negli anni ’90 finalmente a Hugh Masekela fu concesso di rientrare in Sudafrica, proprio nello stesso periodo in cui Mandela veniva liberato è l’apartheid veniva sconfitta.

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