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Gualtiero Marchesi, un uomo libero, un rivoluzionario, un’artista: “The Great Italian”

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Gualtiero Marchesi, un vero GRANDE ITALIANO che ha reso grande la cucina italiana.

Tre settimane fa sono stato invitato a presentare l’anteprima del film “The Great Italian – Gualtiero Marchesi” al Palazzo del Cinema a Milano. Con me sul palco c’erano i produttori Luca Rossi e Maurizio Gigola, quest’ultimo anche regista del documentario sul più grande chef italiano, recentemente scomparso.
Il film prodotto da “Food&Media International” non è una semplice biopic ma molto di più. E’ un viaggio quasi onirico sull’arte di Gualtiero Marchesi. Esatto: arte, perché definirlo uno chef è assai riduttivo. La sua cucina, come ben evidenziato nel film, si fonde con l’arte pittorica e visiva, delle opere di Pollock e Fontana, del minimalismo giapponese, e con le sonorità della musica composta da Giovanni Sollima, il più noto violoncellista italiano. Un film che seppur ricco di testimonianze e di interviste a vari personaggi, dai suoi ex allievi come Cracco e Oldani, da Petrini di slow food a Bottura, ha il merito di rappresentare la cucina di Marchesi come un’autentica ricerca, una passione cercata, voluta e difesa per un’intera vita.

Gualtiero Marchesi

Marchesi passeggia sulle sponde del Naviglio grande, così come a Venezia, o a Trieste, in Francia davanti al Louvre e ancora a Tokyo, dove prepara con le sue mani le sue ricette più note, che agli occhi degli spettatori appaiono come autentiche opere pittoriche. Ogni dettaglio è curato con grande attenzione e armonia.

Nessuno dei presenti nella sala dell’ex cinema Anteo era a conoscenza, che da lì a qualche settimana dopo, Marchesi lasciasse questa valle di lacrime in silenzio e con la consapevolezza di essere arrivato alla fine del suo viaggio. Nelle prime file c’erano attrici come Nastassja Kinsky , Eleonora Vallone e Daniela Poggi, tanti chef, giovani e non, l’ex direttore della Guida Michelin, Giampaolo Galloni, l’ex direttore di Academia Barilla, Gianluigi Zenti, critici gastronomici e giornalisti. Tutta gente che è stata in contatto in modi diversi con l’artista Marchesi.

Dopo la proiezione, tutti parlavano di lui, tra aneddoti e diverse interpretazioni circa il suo rapporto con il business, a partire dalla sua garbata controversia nei confronti dell’istituzione Michelin. Qualcuno la ricordava come “restituzione delle 3 stelle”, quindi come un autentico rifiuto, qualcun altro come una calcolata azione strategica, dato che la sua scuola aveva sostituito l’attività del suo ristorante. In ogni caso, tutti riconoscevano il suo nobile gesto: quello di un uomo libero che prendeva comunque le distanze dal mondo “accademico” e dalla critica ufficiale e che non desiderava più essere oggetto della loro attenzione e della loro volontà di alzare o abbassare le quotazioni economiche e commerciali della sua creatività.

Gualtiero Marchesi

 

In questo Marchesi era divenuto anche contro la sua volontà, un mito. Come Woody Allen che non ritirò l’Oscar a Hollywood, preferendo suonare il suo clarinetto in un club jazz di Manhattan.

Quanti artisti liberi esistono ancora nel mondo? Quanti si allontanano dai compromessi per continuare ad esplorare? Pochi. Marchesi era uno di questi. Un uomo mite ma caparbio, aperto al mondo ma che adorava il suo Paese, un uomo che ha trasformato la cucina della mamma in un un’esperienza sensoriale. Un ricercatore, un rivoluzionario, un innovatore. Uno che ha accostato la cucina all’arte e alla scienza, senza vantarsene. Uno che non ha mai buttato un piatto non riuscito per terra come purtroppo fanno alcuni suoi ex allievi in tv. Il buon cibo non si spreca, così come la vita.

Il film uscirà nelle sale italiane in primavera. Se avete voglia di qualcosa di diverso andatelo a vedere. Non ci sono effetti speciali. Lo è già la sua cucina.

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