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sabato, Luglio 11, 2020

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Dal successo del vinile alla negazione del diritto d’autore

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Vinile riscoperto, va all’attacco del mercato, mentre la guerra per il rispetto del diritto d’autore è ancora lontana dall’essere vinta.

Gli ultimi dati diffusi dalla FIMI (Federazione industria musicale italiana) lo confermano: il vinile è tornato, e anche alla grande! Con un ricavato che sfiora i 10 milioni di Euro il supporto sul quale la musica è nata sta tornando di moda.

Si torna sempre alle origini, così come tanti avevano predetto quando fece la sua comparsa il compact disc e alla vista di quel dischetto metallico e freddo qualcuno storcendo il naso disse “vedrai che la gente prima o poi tornerà a comprare i dischi in vinile e tu, caro piattello luccicante, finirai nell’ indifferenziata”. Beh, diciamo che non è andata proprio così ma ci si è avvicinati abbastanza, in un mercato discografico che oramai vede scendere i download per far posto sempre più allo streaming in abbonamento ma soprattutto ai cari vecchi dischi, come si compravano una volta. Lo dimostrano i dati e lo confermano anche i numerosi artisti che ultimamente hanno riscoperto il gusto di pubblicare i loro lavori discografici anche sul 33 giri.

D’altronde i nostri padri lo hanno sempre sostenuto che non sarebbe mai passato di moda, tanto che in giro per il mondo ci sono tantissimi appassionati del supporto analogico che continuano a ricercare e a comprare anche i dischi più rari, perché sanno bene che certi titoli non solo non passeranno mai di moda ma, anzi, col passare del tempo acquisteranno anche un certo valore.  Titoli che hanno fatto la storia del rock, del blues, del jazz, del pop, sono venduti a prezzi che neanche possiamo immaginare. Così come i giradischi sui quali li si ascoltava, da dove il suono usciva “caldo”, come diceva qualcuno, un suono che ti avvolge, che niente ha a che fare coi freddi supporti digitali che hanno tentato di sostituirli.

E allora tutti a recuperare un vecchio giradischi dalla soffitta, o a trovarne uno in buono stato su qualche sito, o magari a comprarlo al mercatino dell’usato o nuovo in un negozio di elettronica. L’importante è che si torni a scoprire il piacere di andare a scegliere un album da comprare, per sentirne l’odore della copertina, ed essere sicuri che non si tratti di tarocco o masterizzazione abusiva, in modo che anche gli artisti e gli autori si sentano più tutelati nel creare le loro opere.

E proprio mentre da un lato la questione del diritto d’autore sembrava essersi risolta con una maggiore tutela delle opere, dall’altro, arriva una notizia che ha dell’incredibile: una piattaforma televisiva a pagamento, che usa molta musica per alcuni suoi programmi (nello specifico un programma in particolare, tra le altre seguitissimo), ha deciso di non pagare i diritti d’autore alla stessa SIAE per le opere utilizzate durante la messa in onda. Ora, ovviamente non sappiamo davvero come stanno le cose o cosa ci sia dietro questa decisione… non conosciamo i dettagli di tutta la faccenda, ma è inutile dire che se le cose sono così come sono state scritte e dette in questi giorni, questa decisione lascia tutti a bocca aperta, a cominciare dalla stessa società che protegge le opere degli artisti e continuando con gli stessi autori che in questa allucinante decisione si vedono negato il sacrosanto diritto ad essere pagati e riconosciuti per il lavoro svolto.

E la cosa più assurda è che questa decisione arriva dopo che negli ultimi tempi si era finalmente arrivati ad un punto di svolta nel riconoscere agli autori il giusto merito anche con l’assegnazione al festival di Sanremo del prestigioso premio Sergio Bardotti al miglior testo. Decisione, dunque, che sembra essere in controtendenza rispetto a chi si è battuto, e ancora si sta battendo, per dare il giusto risalto ad un mestiere senza il quale non esisterebbero le canzoni così come siamo abituati a concepirle.

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