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X Factor 11 – Mara Maionchi e Lorenzo Licitra: quando la competenza vince

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X FACTOR la Finale: aldilà delle preferenze e dei gusti personali, la vittoria di Lorenzo Licitra e Mara Maionchi ha un valore importante: la competenza!

Ha vinto Lorenzo perché sa cantare meglio di tutti, ha studiato canto e interpretazione e si sente che non è un’autodidatta. Ha poi imparato a stare sul palco, ad avere una presenza non ingessata come invece gli altri cantanti solisti hanno mostrato. Un ragazzo che mostra competenza in un Paese in cui adulti e vecchi l’hanno persa del tutto, è un segnale importante. Fa ben sperare per il futuro.

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In quanto a Mara ha vinto due, tre, quattro volte almeno. La sua competenza è fuori discussione. Una non passa 40 e più anni nella produzione e discografia  musicale per caso. Mara Maionchi e Caterina Caselli sono le uniche donne che contano nella storia della nobile discografia. Poi Mara vince anche televisivamente parlando, perché è quella che è, naturale come un sorso d’acqua in una sorgente di montagna. Sbaglia, confonde i nomi dei suoi, parla un inglese peggiore di quello di Matteo Renzi ma è di una simpatia e di una verità incredibile. Solo nella finale le è scappata la parola “percorso” mentre gli altri l’hanno usata centinaia di volte, persino nelle interviste ai social, mica solo in tv. Mara è l’antitesi dello stereotipo televisivo, laddove il rocker deve avere i capelli lunghi e fare l’alternativo ad ogni costo, la giovane cantante pop si adegua al lessico televisivo come una consumata conduttrice televisiva, più che consumata, consunta e fa pubblicità ai gioielli e quant’altro e dove il giovane artista manager tatuato diventa un influencer, un modello per le aziende e per la moda per il mercato dei ggggiovani. Mara vince perché sceglie quelli che sanno cantare e scrivere canzoni e che non hanno un look popparolo.

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Lorenzo ha la faccia del bravo ragazzo che incontreresti ovunque, Nigiotti è il classico toscano che esprime la provincia pura nel dialetto, nei modi, nella semplicità, Radice fa il pizzaiolo, ha la pancetta e una barba da mormone. E’ uno che all’imbargo in un aeroporto verrebbe perquisito dalla polizia e scambiato per un terrorista… eppure ha la voce più soul che si sia mai sentita in Italia.

Mara e il suo producer Ioska Versari hanno azzeccato tutti i pezzi, le cover, gli inediti e gli arrangiamenti. Competenza assoluta. Se ne è accorto anche Noel Gallagher che quando ha visto Mara al banco con il chiodo, non ha esitato a dirle: “Chiunque tu sia sei fantastica”.

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Già si leggono alcune critiche tradizionalissime sui social. Un paio di blasonati giornalisti postano frasi come : “In questo Paese il rock non vince mai, perché?”. Grazie al cazzo… quando mai l’Italia è stato un Paese rock? Qualcuno si ricorda l’ultimo posto a Sanremo di Vasco Rossi? L’Italia è stata rock a tratti e solo in alcune apparizioni televisive, come quando Celentano cantò a Sanremo “Con 24mila baci” sbattendosi sul palco come Jerry Lewis nell’imitazione di Elvis Presley. Nel rock in Italia ci sono stati solo Freak Antoni e gli Skiantos, Litfiba agli inizi e Vasco. Nemmeno Ligabue a mio avviso può considerarsi tale al 100 per cento. Per me resta un cantautore elettrico.

E tornando alla competenza, il rock in Italia non vince perché il rock italiano e senza dubbio meno competente di quello anglosassone… inutile che ci ricamiamo sopra, è la verità. Abbiamo sempre copiato, prima con il rock’n’roll di Clem Sacco, Ghigo Agosti e Guidone, il primo Celentano e i primi Gaber e Jannacci, poi con il beat con l’Equipe 84, I Corvi, I Dik Dik etc, poi ancora con il prog con il Banco, la PFM, le Orme, e via fino ad oggi, passando per i gruppi indie, metal e grunge.

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Mara vince perché una voce come quella di Licitra non c’è, perché è la vocalità che passa tra Al Bano e Bocelli. Altro che Bublè… Mara vince perché Nigiotti si ispira ai cantautori nostrani come Bennato, Silvestri, Fabi con un pizzico di estero in testa, dal Keith Corradine di “I’am Easy” alle ballate di Tom Petty, quelle suonate con semplici arpeggi di chitarra acustica. Ragazzi…questa è la nostra storia. Volenti o nolenti la musica che scorre nelle nostre vene, ma anche in quelle dei nostri genitori o dei nostri nonni, è questa roba qua, dal melodramma ai cantautori. Il resto sono astrazioni, magari ben fatte, magari oneste e lodevoli e coraggiose insieme, ma sempre astrazioni sono.

La competenza e conoscere e valorizzare ciò che si ha e si è capaci di fare, non imitare quello che appartiene agli altri. Poi per carità, uno ha il diritto e il dovere di farsi la cultura che vuole aldilà del background storico del proprio Paese. Ad esempio stamattina mi sono svegliato con un disco di Miles Davis, che non aveva certo bisogno di “percorsi o di crescita o di audition”. Buon Natale a tutti e soprattutto a Mara e Lorenzo.

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