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Noel Gallagher e la difficile costruzione della luna – Recensione di Who built the moon?

Voto Autore
Noel Gallagher è uscito con il nuovo album “Who built the moon?”. Questa la recensione

 

Se un paio di mesi fa avevamo recensito l’album di Liam in maniera molto positiva (leggi recensione), parlando di un disco pieno di singoli che per buona parte richiamava in maniera moderna il sound degli Oasis e dei Beatles, con il nuovo album del fratello Noel il discorso è ben diverso. Di quello che è stata la band di Manchester a livello musicale, in “Who build the moon?” non c’è proprio nulla. La scelta è assolutamente voluta, infatti Noel Gallagher ha lavorato a questo disco con il produttore David Holmes che ha imposto come linea guida per la scrittura delle canzoni che non ci fosse niente di già sentito.

Si parte con un brano quasi completamente strumentale e psichedelico “Fort Knox” che a molti richiamerà alla mente “Fuckin’ in the bushes” senza averne però la potenza musicale. Si continua con il singolone in pieno stile anni 60-70 “Holy Mountain”, una canzone veramente convincente che mescola chitarre pesanti,  con un ritmo incalzante; inoltre il pezzo ha un ospite d’eccezione, l’organo è infatti suonato dall’ex leader dei Jam, Paul Weller.

È un Noel che non ti aspetti quello del 2017, in parte più vicino a Robbie Williams che agli Oasis che furono. In molti aspetti c’è del glam in questo disco che viene fuori in canzoni come la già citata “Holy Mountain”, ma troviamo anche l’elettronica sullo stile dei Chemical Brothers, un esempio su tutti è “It’s a beautiful world”, con un inciso aperto e orecchiabile ma con degli effetti decisamente kitsch a fare da condimento.

noel gallagher

Convince poco anche “She taught me how to fly”, che rimane sospesa in un genere indefinito e non ha l’orecchiabilità di altri episodi del disco. Su toni più calmi si torna in “Be careful what you wish for”, con un attacco però troppo simile a Come together.

Non è un disco che giudico in maniera positiva perché da uno come Noel Gallagher ci si aspetta sempre il guizzo geniale, o perlomeno quelle grandi ballate che ha dimostrato di saper scrivere anche senza il sicuro marchio degli Oasis.

“If Love is the law” è un momento di buona musica, con un testo che parla di un amore che non può andare avanti perché “non ci sono più altre lacrime da piangere tanto da rendermi cieco, se l’amore è la legge, allora questo è un crimine”.

La canzone che dà il titolo all’album appare un chiaro riferimento a David Bowie e alla sua “The man who sold the world”. Tuttavia l’ispirazione purtroppo si ferma al titolo, poiché questo è un pezzo inutilmente pomposo e pieno di chitarre trascurabili anche se trascinato da una bella melodia. Peccato perché fosse stato svuotato da suoni eccessivi sarebbe stato un gran pezzo.

Il problema dell’album è che sembra non abbia un messaggio particolare da proiettare né a livello lirico né sul piano musicale e di conseguenza finisce per parlare di tutto e di niente. Certamente il più grande dei fratelli Gallagher si è divertito molto a suonare qualcosa di diverso dal suo stile classico e si sente, prestando forse meno attenzione del solito alla fase compositiva.

In definitiva possiamo affermare che di questo lavoro si salvano le prime due canzoni e l’ultima, che per altro è live e si chiama “Dead in Water”. Semplice, acustica e bellissima, dimostra come Noel, quando non si occupa di domande esistenziali come chi ha costruito la luna, sappia ancora fare benissimo il suo mestiere e regalare emozioni.
È anche per questo che diciamo peccato.

noel gallagher
Cover “Who built the moon?”

TRACKLIST  “Who built the moon?” – Noel Gallagher

“Fort knox”
“Holy mountain”
“Keep on reaching”
“It’s a beautiful World”
“She taught me how to fly”
“Be careful what you wish for”
“Black & white sunshine”
“Interlude (Wednesday Part 1)”
“If love is the law”
“The man who built the moon”
“End credits (Wednesday Part 2)”
“Dead in the water (Live at RTÉ 2FM Studios, Dublin)” – bonus track

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