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Dilaga la protesta contro Trump: Lo sport in ginocchio in USA, compreso la musica con Steve Wonder

Trump contro tutti in America, dallo sport alla musica.Tutto il mondo della sport in ginocchio per protesta durante l'inno nazionale prima delle partite. Segue a ruota la musica con Steve Wonder.

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di Silvia Iovine

Rosa Parks una volta ha detto: “Non devi aver paura di ciò che fai, se sai che è la cosa giusta”.

Più di sessant’anni fa, il suo “NO” cambiò la storia dei diritti civili. In quel tempo non troppo lontano Rosa Parks rifiutò di cedere il suo posto in autobus ad un uomo bianco, oggi… centinaia di giocatori ed artisti statunitensi continuano a combattere per la rivendicazione di diritti civili non ancora riconosciuti del tutto.

Un anno fa, Colin Kaepernick, quarterback della squadra di football dei San Francisco 49ers ha manifestato la sua contestazione contro il razzismo vigente negli USA restando seduto durante l’inno nazionale americano, tradizionale incipit di ogni partita.

AP Photo/Mike Groll

In un’intervista rilasciata a NFL Media, il quarterback ha dichiarato che avrebbe perseverato nella sua silenziosa protesta finché il trattamento della polizia nei confronti dei neri non fosse cambiato.

«Non starò in piedi per dimostrare il mio orgoglio per la bandiera di un paese che opprime i neri e le minoranze etniche» ha sostenuto Kaepernick. «Per me è più importante del football, e sarebbe egoista guardare dall’altra parte. Ci sono cadaveri per le strade, e persone che la fanno franca».

La NFL, principale lega nordamericana di football, nella quale giocano i 49ers, ha sottolineato che ogni giocatore è incoraggiato a restare in piedi durante l’inno, ma nessuno di loro è obbligato a farlo.

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Dal basket al football, molti altri giocatori si sono uniti alla protesta restando silenziosamente in ginocchio durante l’inno.

Negli ultimi giorni, la contestazione che ha fatto discutere sul tema delle violenze sugli afroamericani si è moltiplicata in tutte le arene degli Stati Uniti. Bruxe Maxwell, rookie della squadra californiana, è stato il primo giocatore di baseball ad aderire alla celebre contestazione contro la violenza della polizia sui neri.

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«Il razzismo del Sud è disgustoso» ha sostenuto Maxwell. «Mi disturba perché è lì che sono cresciuto e l’ho sperimentato nella mia infanzia. Sento che è qualcosa che deve essere affrontato e cambiato».

Donald Trump non ha esitato a manifestare il proprio dissenso con twitt carichi di odio estremo, confermando con lampante chiarezza quanto possa essere difficile affermare i propri diritti in un paese governato da un presidente che insulta gli “atleti ribelli dell’inno” chiamandoli «sons of bitches» («figli di p…»). Trump ha iniziato la sua rissosa campagna invitando a boicottare il torneo e a licenziare le star che protestano durante l’inno nazionale.

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«Se i tifosi della NFL si rifiutano di andare a vedere i match fino a quando i giocatori non smettono di mancare di rispetto alla Bandiera e al Paese, le cose cambieranno rapidamente» ha dichiarato.

Il fatto che la protesta sia nata per combattere la violenza contro una parte del popolo che lui stesso dovrebbe rappresentare, è caduto inevitabilmente in secondo piano. I giocatori hanno spiegato di non poter onorare una bandiera che non difende i diritti di tutti i suoi cittadini, ma la loro protesta è stata percepita dai vertici come un “oltraggio” alla nazione. La contestazione silenziosa si è trasformata molto presto in un caso politico, giocato da entrambe le parti con insulti e polemiche di ogni tipo.

Il ministro del Tesoro Steven Mnuchin, ha precisato le intenzioni del presidente sostenendo che non si tratta nè di una questione di razza nè di libertà di parola, ma solo di rispetto per il Paese. Ha anche sottolineato che i giocatori posso esprimersi, ma “fuori dal campo”. Tuttavia, “all’interno del campo” anche gli “amici di Trump” si sono schierati a favore della protesta (Tom Brady, stella dei campioni in carica dei New England Patriots; Robert Kraft, proprietario della stessa squadra, ospite alla Casa Bianca e sull’Air Force One; Rex Ryan, ex allenatore e testimonial dell’allora battistrada repubblicano in un comizio a Buffalo).

La contestazione continua a diffondersi di giorno in giorno assieme alla crescente ostilità nei confronti del presidente.

Sabato sera, Stevie Wonder ha imitato le star dello sport inginocchiandosi durante un concerto tenutosi a New York. L’evento, organizzato a Central Park per il Global Citizen Festival in concomitanza con l’assemblea generale dell’Onu, ha coinvolto musicisti e politici a sostegno della lotta contro la povertà.
Hanno seguito a ruota Eddie Vedder e Pharrell Williams in altri due concerti.

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Poche ore dopo gli insulti rivolti dal presidente agli “atleti ribelli”, il cantante ha manifestato la propria opposizione nei confronti della politica di Trump.

«Questa sera m’inginocchio per l’America» ha dichiarato il cantante non vedente, sorretto dal figlio Kwame Wonder. «Ma non solo su un ginocchio, su entrambe le ginocchia» ha aggiunto. «Entrambe le ginocchia, in preghiera per il nostro pianeta, il nostro futuro, i nostri leader del mondo e del nostro globo. Amen».

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