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MUSICA DI NICCHIA E MUSICA DA TABERNACOLO

Questo articolo è dedicato a quelli che usano il termine “nicchia” in senso dispregiativo, come fosse "roba" di cui non frega a nessuno.

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di Roberto Manfredi

Questo articolo è dedicato a tutti coloro che usano il termine “nicchia” in senso dispregiativo. Roba per pochi, fuori mercato, non popolare, di cui non frega niente a nessuno. Niente di più falso.

La musica è un universo infinito, con buchi neri, galassie inesplorate e mondi fra loro lontanissimi. Si distingua quindi il “mercato” dalla musica più in generale, peraltro non sempre connessi, anche se di merce si tratta.

Da sempre si parla in termini musicali privilegiando le Hit, i successi, i dischi d’oro, i miti dei milioni di copie vendute, i record di visualizzazioni su YouTube, etc. Si fa dei numeri, quindi, l’unico valore artistico assoluto. Errore tragicomico. Se fosse così, allora la mortale Gangnam Style del famigerato PSY, che ha totalizzato quasi 3 miliardi di visualizzazioni su Youtube, dovrebbe essere suonato nei conservatori di tutto il mondo, al pari di Mozart e Bach.

Una volta il mio grande amico Freak Antoni, arcistufo dell’appellativo “artista di nicchia” a lui sempre rivolto, rispose a Gianni Morandi, direttore artistico di un’edizione del Festival di Sanremo: “Veramente più che alla nicchia io tendo al tabernacolo”. Aveva una sacrosanta ragione. A distanza di anni io propongo l’abolizione del termine “nicchia” davvero insopportabile e usato a dismisura e a sproposito in ogni settore artistico, ma principalmente nella musica, perché ad esempio nell’Arte come nel campo dell’arte figurativa o concettuale, è vero il contrario:  l’avanguardia pura fa mercato e business.

Nella musica invece trionfa il Pop e qualsiasi esperienza diametralmente opposta o contraria o diversa, risulta “di nicchia”.  La cosa è ancora più grave perché se i media continuano a consacrare solo la categoria pop come “musica”, tutto il resto sparisce. E per tutto il resto intendo tutto il resto: dai Radiohead a John Cage, da Vangelis a Keith Jarrett, da Miles Davis a Ry Cooder, da Michel Petrucciani a Ravi Shankar, da Tom Waits a Nick Cave. Artisti di nicchia una cippa! Loro sono la storia della musica.

Ora, per “nicchia” si intende comunemente un nido, una cavità o alveolo ottenuta nello spessore di un muro. In economia invece la “nicchia” è una parte di mercato che la concorrenza non ha ancora raggiunto, o che essa ha parzialmente occupato, ma in maniera tale da non venire incontro soddisfacentemente alla cosiddetta domanda. Il punto è che nel campo artistico la domanda, se c’è, arriva dopo l’offerta. Nessuno ha chiesto che nascessero i Beatles o Jimi Hendrix, così come tutti i grandi compositori della musica. Casomai è il contrario, cioè che il pubblico chiede un mare di robaccia da consumare e sputare come gomme da masticare, perché l’ignoranza o la superficialità non richiede una particolare fatica, la cultura invece è piuttosto impegnativa.

Ma sono i mercanti che usano il termine “nicchia” alla stregua di un virus; loro non sanno niente di arte, di creatività, di talento. Sono concettualmente distanti da tutto questo. Nel ’79 quando entrai come vicedirettore artistico alla Polygram, il primo giorno mi imbattei con uno dei dirigenti dei piani alti. Era uno dei capi del marketing. Quando ci scambiammo a voce le nostre esperienze professionali, lui mi disse che due anni prima era stato responsabile delle vendite di una nota ditta di moquette. Ora, come si possa passare dai rotoli di moquette (fortunatamente quasi fallita) alle canzoni e alla musica strumentale è davvero stupefacente. Questa sorta di sottoclasse dirigente, nonostante la crisi economica mondiale permanente, prospera ancora.

Ogni tanto trovo un tipico rappresentante, nel mondo della produzione televisiva. Mentre parli con lui di contenuti, struttura, concept di un format e del suo appeal valoriale, ti accorgi che non ce la fa proprio a seguirti. Allora fai qualche esempio di marketing, tanto per scendere sul suo terreno, e cominci a ricordargli che nel campo dell’opera di ingegno il successo non è facilmente da pronosticare, che un certo rischio imprenditoriale è inevitabile, che bisogna crederci perché c’è da colmare un vuoto di pubblico che non si riconosce nell’offerta generalista di vecchio stampo, che la fruizione stessa della tv è cambiata e che deve allinearsi alle nuove tecnologie, alla nuova estetica, alla durata, composizione, etc…
Ma quello, dopo averti ascoltato con interesse, ti risponde: “ Si ma conosci quel format dove la moglie prende a calci il marito perché ha scoperto che lui la tradiva? In Svezia ha fatto milioni di ascolti“.
E tu resti con lo sguardo perso nel vuoto e non riesci nemmeno a replicare: “Scusi ma cosa c’entra con il format sulla musica di cui stavamo parlando ?”. Se rispondi così è come dargli del piccione, così non ti resta che annuire aspettando la sua fatidica bolla: “E’ di nicchia”. Hai voglia di dirgli che tu invece vuoi fare un successo, un programma popolare nel senso alto del termine e che detesti le riserve indiane, le nicchia di frontiera, il bla bla degli snob elitari, la tv a circuito salottiero chiuso. Mica ti crede. Nell’idea c’è troppo contenuto e il contenuto per lui è la nicchia allo stato puro.  Si deve scivolare sul banale e sullo scontato, perché la massa non è affine alle sorprese, allo stupore, all’inedito e al non convenzionale. Ma dove sta scritto? Nei trattati di filosofia, di antropologia, di sociologia? Nei testi sacri? Nella Costituzione? Macchè, sta solo scritto nella sua testa!

Potrei citare decine e decine di episodi. Ad esempio la scelta delle canzoni in un programma musicale. Secondo la loro logica bisogna fare una scaletta di sole canzoni di successo, anche se ascoltate migliaia di volte. Solo lati A (dicono ancora così in certe stanze, come se i Cd e gli album non esistessero, come se fossimo ancora nell’epoca dei 45 giri). Vagli a spiegare che, magari, se fai cantare una canzone scritta da un grandissimo autore, magari nascosta nel suo registrare per anni, fai uno scoop. Ve lo immaginate un Carlo Conti o un Fabio Fazio o un Paolo Bonolis che in tv annuncia:

“Ora vi faremo ascoltare un inedito di Lucio Battisti, una canzone bellissima ma che per volontà stessa dell’interprete è stata nascosta per vent’anni. Per la prima volta in tv ecco a voi…”

Macchè… perché mandare in onda uno scoop? Meglio “Acqua azzurra acqua chiara”, così il pubblico canta in coro e anche tutti i telespettatori a casa sui divani. Effetto karaoke in diretta. Per questi genialoidi della comunicazione e dello spettacolo gli inediti sono lati B, anzi neanche… sono pillole di nicchia. E avanti così… fino alla morte di una qualsiasi idea originale.

A questo punto non mi resta che citare Howard Beale, il pazzo profeta dell’etere nel film “Quinto Potere” di Sidney Lumet:

Quindi io voglio che ora voi vi alziate. Voglio che tutti voi vi alziate dalle vostre sedie. Voglio che vi alziate proprio adesso, che andiate alla finestra e l’apriate e vi affacciate tutti ed urliate: ‘Sono incazzato nero e tutta questa nicchia non la accetterò più!'”

Tranquilli, non fatelo… altrimenti qualcuno chiamerà l’ambulanza per un TSO e vi portarà via. Però almeno una cosa fatela. Non usate mai più il termine nicchia. Grazie!

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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