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Vince Trump e l’America scende per le strade gridando “Not My President” – Le reazioni del mondo della musica e dello spettacolo

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di Francesca De Luisi & Mela Giannini

L’America, all’indomani delle votazioni presidenziali, si è risvegliata con un risultato del tutto inatteso: Donald Trump sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti.
La maggior parte degli americani ha scelto Hillary, ma la mancata elezione è strettamente legata ad un sistema elettorale che non rispecchia la volontà popolare.
Quasi tutte le città e proprie circoscrizioni, quasi tutti i giovani, quasi tutte le donne, quasi tutti gli afroamericani, quasi tutti gli ispanici, quasi tutti quelli con una cultura che va dal diploma ai college in su, quasi tutti gli studenti, gli immigrati naturalizzati, i mussulmani, la comunità gay e il mondo dello spettacolo, televisione, cinema e musica hanno votato Hillary Clinton.

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Ma non è bastato, perchè l’entroterra degli Stati Uniti D’America è enorme, è vastissima ed è abitata da gente soprattutto bianca, uomini, anziani, che abita in zone rurali lontane dalle grandi città, gente spesso poco acculturata, che ha in casa più di un’arma e propensa a farsi manipolare da facili populismi.
Bene, è questa parte d’America che ha deciso per tutti, ha deciso per i giovani, per le donne, per la gente di altre etnie, di altre religioni, di altri orientamenti culturali, sessuali… insomma ha deciso per il mondo intero.
Tutto questo lo aveva previsto e ben descritto il regista  in un articolo (ARTICOLO CHE VI INVITIAMO CALDAMENTE DI LEGGERE) sul Huffington Post Usa:”5 motivi per cui Donald Trump vincerà”.
E ha avuto ragione da vendere.

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E dopo l’emancipazione di un uomo di colore alla Casa Bianca, Barack Obama, ora si fa un salto indietro spaventoso, agli antipodi rispetto ad 8 anni fa, senza fermata intermedia.
Cosa succederà ora non si sa. Si sa solo che l’America, oggi più che mai, è divisa, letteralmente divisa, corroborata dall’odio, da squarci culturali, razziali, di etnie, generazionali e di religioni… e chi più ne ha ne aggiunga.

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E a guidare tutto ciò dovrà essere, da domani, un “palazzinaro” pieno di ego, corrotto, sfacciato, fascista, arrogante e in preda a deliri di onnipotenza, che vuol costruire immensi muri al confine con il Messico, che vuol mandar via generazioni di gente che professa altre religioni, censurare i media, internet, dare armi a tutti come fosse il vecchio Far West: insomma i futuri quattro anni sono davvero del tutto incerti per tutti, nessuno escluso e questo, la maggior parte degli americani lo sa ed è per questo che oggi, quasi tutte le città più importanti, sono state invase da fiumane di gente che urla il suo disappunto per queste elezioni e che espone cartelli con su scritto “Donald Trump Not My President” , mandando in cima alle tendenze di tutti i social l’ hashtag #TrumpProtest.

 

Crediti Foto:EPA/ALBA VIGARAY
Crediti Foto:EPA/ALBA VIGARAY

Tante le reazioni di sconcerto nel mondo dello spettacolo americano alla vittoria di Donald Trump, più evidenti quelle di tutte quelle star del mondo dello spettacolo americano, che avevano appoggiato la candidata democratica Hillary Clinton con una grande campagna mediatica, esponendosi e schierandosi massicciamente, in prima persona, in suo favore (COME DA NOSTRO ARTICOLO PRECEDENTE).

Infatti sono restati al fianco della candidata, di Barack e Michelle Obama, anche in prima fila fino all’evento finale della sua campagna a Filadelfia: Bon Jovi, Bruce Spingsteen e Stevie Wonder, lui che solo ieri aveva detto: “Trump Presidente? È come chiedere a me di guidare“.

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Mentre Trump, durante l’appello finale da Scranton, continuava a rassicurare il suo staff e i suoi elettori dicendo: “Io non ho bisogno di star, ho bisogno solo di voi“. Bhe cos’altro avrebbe potuto dire visto che il 99% del mondo delle star gli aveva girato le spalle?

Alla notizia della vittoria del rivale repubblicano Donald Trump, molte delle celebrities che hanno sostenuto la Clinton, hanno affidato a Twitter dei commenti, anche molto feroci.

C’è chi aveva affermato che, in caso di vittoria di Trump si sarebbe spostato in Canada. E l’attore Rob Lowe, per esempio, ha confermato il suo proposito.

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Tra le più amareggiate per la vittoria del candidato repubblicano c’è Lady Gaga: la popstar prostrata fino alle lacrime, non si è limitata a twittare il proprio disappunto, ma è scesa in campo arrampicata su un camion, a protestare davanti alla Trump Tower di New York con un cartello in mano e il gioco di parole “Love trumps hate” – “L’amore batte l’odio“.

Madonna, che dal palco durante un concerto aveva promesso ironicamente favori sessuali in cambio di voti per Hillary Clinton, twitta combattiva: “Non ci arrenderemo mai, non cederemo mai America“.

Ariana Grande confessa: “Sono in lacrime” e ha definito “assolutamente terrificante” la prospettiva di Trump presidente.

Katy Perry, agguerrita sostenitrice di Hillary Clinton, ha scritto su Twitter un “Nessuno potrà farci tacere” e poi “Non lasceremo che ci guidi l’odio“.

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Categorico Chuck D dei Public Enemy: “Hitler è qui“.

Cher dice “mi sento come se ci fosse stato un lutto nella mia famiglia“.

Sulla pagina Twitter della serie TV Black Mirror il commento è lapidario: “Non è un episodio. Non è marketing. È la realtà

Shonda Rhimes ha commentato, sarcasticamente, che il risultato delle votazioni dimostra che chiunque può fare il presidente.

Trump, dal canto suo, vendicativo, si dimostra velenoso contro gli artisti. Subito dopo il suo discorso di accettazione, infatti, come in segno di sfida, ha voluto che venisse suonata “You can’t always get what you want” dei Rolling Stones, rischiando cosi una causa legale certa con la band inglese.

Infatti a maggio Mick Jagger e soci avevano diffuso un comunicato in cui ricordavano a Trump di non aver mai concesso l’autorizzazione ad usare la loro musica, dopo che Trump durante le primarie aveva festeggiato la prima vittoria sulle note di “Start me up“.
Su Twitter Jagger ha scritto ironicamente: “Stavo guardando le notizie… forse mi chiederanno di cantare ‘You can’t always get what you want’ all’Inauguration day, ha!“, riferendosi alla cerimonia di insediamento in programma il 20 gennaio 2017.

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Anche Hollywood ne esce devastata e depressa dopo l’elezione di Trump. Capitan America, l’attore Chris Evans, ha scritto su Twitter: “è una notte imbarazzante per l’America. Abbiamo permesso a un razzista di guidare la nostra grande nazione. Abbiamo lasciato un bullo al comando. Sono devastato“.

Mia Farrow è diretta e senza peli sulla lingua: “Un presidente razzista“.

Michael Moore, il regista di cui sopra, era sceso in campo qualche settimana fa con un instant movie contro Trump durante la campagna elettorale. Lui ha commentato l’elezione su Twitter, scegliendo una citazione del sociologo americano Bertram Myron Gross: “La prossima ondata di fascismo non arriverà con treni piombati e campi di concentramento. Arriverà con una faccia amichevole“.

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Si aspetta ora la reazione di Robert De Niro al risultato del voto, eventualità ferocemente osteggiata oltre che largamente imprevista nel video in cui l’attore ha, qualche giorno fa, riempito di insulti Trump, chiamandolo maiale, ignorante, corrotto ecc ecc

THE SHOW MUST GO ON… Vediamo ora che accadrà!

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